Chiesa Cattolica in crisi non solo di vocazioni, ma soprattutto di fedeli. E se l’emorragia nei mercati tradizionali non accenna a fermarsi, occorre trovare nuovi spazi di espansione laddove la domanda di tradizione cresce. Con un pizzico di sadismo.
I dati apparsi su RaiVaticano alla fine dell’agosto scorso non lasciano grandi spazi all’ottimismo, anche se oltre Tevere sono noti da tempo. La Chiesa Cattolica, nel suo mercato interno e più tradizionale, cioè quello della vecchia Europa, è in crisi da parecchio tempo. Le vocazioni latitano un po’ ovunque e i fedeli sono sempre meno fedeli e sempre meno numerosi. Altrove, secondo i numeri di Monsignor Vittorio Formenti, le cose vanno decisamente meglio, ma resta il fatto che attorno alla sede legale del culto gli spazi siano sempre meno affollati e che, di conseguenza, si rischia una certa perdita di influenza proprio in uno dei luoghi del mondo dove si prendono ancora decisioni che contano. E una bella débâcle finanziaria perché meno fedeli vuol dire anche meno risorse disponibili oggi e ancora meno in arrivo domani. In effetti, strabordare nel numero dove la ricchezza non attecchisce è una soddisfazione che va bene per i libri dei record, ma molto meno per quelli contabili, e nelle sacre stanze non stanno mica a guardare.
STORIE TESE – D’accordo. La scelta di riposizionare il prodotto che fece a suo tempo Giovanni Paolo secondo, scelta confermata
anche dal suo teutonico successore, non è stata delle più comode, specie per un pubblico – quello europeo – che la stringente ortodossia ha mostrato di capirla poco e di amarla ancora meno. Probabilmente ha pagato sui mercati emergenti, quelli che già il Santo Subito aveva individuato come il futuro sbocco naturale per il cattolicesimo, ma in Europa ha incoraggiato chi ha la pancia piena a prendersi una pausa di riflessione che dura da quasi un decennio. Forse era un costo messo in preventivo, ma la situazione sta rischiando di degenerare per cui certe sofferenze numeriche cominciano a pesare anche in termini di equilibri interni al mondo più genericamente cristiano. Per dirla in altri termini, se Giovanni Paolo secondo ha fatto il possibile per inimicarsi tutti i cristiani non cattolici, soprattutto gli ortodossi, tentando di occupare “militarmente” tutte le zone culturali considerate di non belligeranza (memorabile lo scontro sugli Uniati ucraini) guardando soprattutto a est, Benedetto sedicesimo non sembra voler abbandonare la strada tracciata da Wojtila, ma semplicemente mostra di volerla percorrere anche nella direzione opposta soprattutto perché la situazione evidenzia prospettive interessanti.
IL DADO È TRATTO – Martedì scorso è apparso sul sito ufficiale del Vaticano un comunicato abbastanza interessante che ha fatto parecchio rumore in giro per il mondo, anche se qua non se ne è parlato, punto. In sintesi, per bocca del prefetto della Congregazione della Fede (il primo amore non si scorda mai) e del segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Benedetto sedicesimo ha comunicato ufficialmente agli Anglicani i termini ultimi dell’offerta di ammissione alla Chiesa Cattolica. Sono condizioni generose sul piano dottrinale, ma scarne sul piano economico: si tengano pure le mogli, ma non vengano a chiedere quattrini che non è aria. Anzi, meglio se possono dimostrare di potersi mantenere da soli e, nel caso, di poter contribuire alla salute delle casse centrali. La notizia era nell’aria da tempo perché i cattolici romani sono in trattativa con gli anglicani duri e puri da una decina d’anni, ma nessuno si aspettava una chiamata così diretta e una dichiarazione così palesemente ostile nei confronti dei vertici della gloriosa Church of England.























[...] http://www.giornalettismo.com/archives/40417/la-vendetta-del-vaticano/ [...]