Il paese che non sa come ripartire
di Andrea Mollica - 07/07/2012 - Dopo esser stata un modello ora Madrid è finita all'indice
L’ultimo eurovertice di Bruxelles aveva un argomento più rilevante degli altri. Le banche spagnole andavano salvate, pena il collasso della quarta econonia dell’area euro, e i catastrofici effetti sulla moneta unica. Da modello di crescita e sviluppo ora Madrid è finita sul banco degli accusati, e gli iberici non sanno come uscire dalla loro crisi anche esistenziale.
INSUCCESSO FINALE - La Spagna entrò nell’Unione Europea, allora Cee, nel 1986, poco meno di un decennio dopo la fine della dittatura di Franco. Nei venticinque anni di successo l’integrazione europea fece benissimo al paese iberico, che registrò un costante aumento della propria economia. Nel 2009 c’era stato il raddoppio del reddito pro capite rispetto all’anno in cui la Spagna era diventata membro della Comunità economica europea. Una storia di successo, un paradigma per lo sviluppo da insegnare anche agli altri paesi continentali. I tassi di crescita spagnoli venivano spesso indicati come un modello per gli altri, così come i leader politici iberici diventavano personalità a cui ispirarsi. Aznar o Zapatero sono stati protagonisti molto ammirati nei rispettivi fronti del conservatorismo e del progressismo europeo. Ora però tutto è cambiato, e Mariano Rajoy è diventato il leader coi maggiori problemi interni.
IL PEGGIORAMENTO ASSICURATO - L’attuale capo del governo iberico aveva promesso ai suoi cittadini quello che hanno ricevuto in questi mesi, ovvero rigore. Un’austerità per una volta scelta dalla maggioranza degli spagnoli, e non imposta da Berlino o dalla Bce. Anche per questo non c’è nessuna Angela Merkel coi baffetti hitleriani da trovare sui manifesti o nelle edicole di Madrid o Barcellona. Ciononostante, da quando è arrivato al potere Rajoy ha visto sgretolarsi tanto il suo consenso quanto il sistema di potere che ancora regge la società iberica. Il legame tra banche e settore immobiliare ha reso prima ricca la Spagna, per poi diventare la sua condanna mondiale. Fino a pochi anni fa c’era l’illusione che bastasse acquistare una casa per diventare ricco. Prima la si comprava, poi la si rivendeva ad un prezzo maggiore, perché il mercato immobiliare spagnolo sembrava dover crescere sempre. Ora invece è tutto crollato, e rimangono intere città fantasma costruite per acquirenti che non ci saranno mai.












Gli Spagnoli hanno sempre avuto le pezze al culo. Per un decennio che sono riusciti a rirarsi fuori, apriti o cielo…Ma dai. Il boom spagnolo si reggeva sul nulla…Come economia reale e patrimonio culturale sono un ventesimo dell’Italia…..
però siamo molto bravi a rincorrerli per ridurre questo gap