“A tarda sera è arrivata la telefonata di Gianni Letta e, subito dopo, quella di Silvio Berlusconi. Che si è spiegato, poi ha rassicurato e infine concordato con il ministro dell’Economia un colloquio di chiarimento per
stamane. Ma la ricomposizione non sarà facile: Giulio Tremonti ha detto chiaramente al premier di essere sull’orlo delle dimissioni” così comincia sul Corrierone l’articolo di Mario Sensini che parla esplicitamente, e per la prima volta, di posto in bilico per l’inquilino di via XX Settembre. «Dopo il colloquio di Fini ieri sul Corriere e soprattutto dopo l’uscita sull’Irap del premier, ormai nel governo ci sono due linee, quella europea del rigore e quella della spesa pubblica sostenuta da Fini. Berlusconi mi dica qual è la linea del governo: se è quella della spesa pubblica io non ci sto», avrebbe detto Tremonti con poco senso del ridicolo, visto che sotto l’esecutivo di cui fa parte la spesa corrente dello Stato è continuata ad aumentare: difficile spacciarsi per genio del rigore con i numeri di bilancio che licenzia l’attuale governo.
Detto ciò, in quello che dice Giulio c’è del vero: se l’alternativa alla sua politica economica è lo sconclusionato documento rinnegato dai vertici del PdL Cicchitto e Verdini, e dai ministri Prestigiacomo e Sacconi, allora meglio Tremonti. Mentre la proposta di Berlusconi sul taglio dell’Irap, che sembra davvero rilanciare il primo punto del pamphlet contro il ministro dell’economia, dovrebbe trovare copertura finanziaria prima di essere strombazzata ai quattro venti. Il totale del gettito che arriva allo Stato dalla tassa sfiora i quaranta miliardi di euro: anche per un taglio progressivo, affinché questo sia davvero percepito, dovrebbe essere di almeno cinque miliardi di euro. Difficile che questi soldi arrivino tutti dallo scudo fiscale, visto che la storia insegna che i condoni alla fine portano nelle casse dello Stato circa la metà di quello che i governi mettono in preventivo. Francesco Giavazzi però lo ricorda sempre sul Corriere: “Anche sulla riduzione delle tasse è cam biata l’aria. Ha riacquistato credito l’opinio ne che dal debito pubblico non si esce con più tasse, ma con più crescita e che per ac celerarla le tasse occorre ridurle. Berlusco ni stesso, con una chiarezza che gli va rico nosciuta, ha detto che si può cominciare riducendo l’Irap, un’imposta odiosa che colpisce indifferentemente le imprese che guadagnano e quelle che perdono. Di qui al ritorno al progetto originario di tre sole aliquote il passo potrebbe essere breve“, proprio nello stesso giorno in cui Mario Draghi, abbandonando il suo metodo improntato alla prudenza, critica apertamente le uscite del ministro dell’Economia.
Facile che il fronte aperto da via XX Settembre rappresenti soltanto un’ammuina, o una crisetta di mezza stagione destinata a passare. D’altronde, ci sono le regionali, e Tremonti con il popolo ci sa fare: un sondaggio di Sky diceva che la sua uscita sul posto fisso era stata apprezzata da una maggioranza schiacciante. Non vuol dire niente, anche perché sarà praticamente impossibile tradurre l’uscita estemporanea in proposta di legge. Ma aiuta a far capire che, se vuole, Giulio è in grado di mettere in difficoltà chiunque, e soprattutto che il suo legame con la Lega - l’unica ad appoggiare esplicitamente le parole del ministro – è ancora ben saldo. Tremonti, come nella scorsa legislatura, è il garante dell’unità della maggioranza, il ponte tra i “romani” del PdL e i “nordisti” della Lega. Per smuoverlo da lì ci vuole ben altro che un documentello il cui ispiratore – Gianfranco Fini – il ministro l’ha già trovato. In ogni caso, per il dopo Berlusconi ormai è chiaro che a darsi battaglia saranno il presidente della Camera e il ministro dell’Economia. E che sia l’uno che l’altro cercheranno di portarsi avanti con il lavoro, muovendosi mentre Berlusconi è ancora al suo posto. Per quanto?
























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Non avrei mai immaginato di essere dalla parte di tremonti. Con questa gente è davvero tutto possibile.
Ah, qualcuno spieghi a questi geni dell'economia del PdL che lo scudo fiscale è un'entrata una tantum, quindi potrebbe servire a copiere il (modesto) abbattimento dell'Irap di 5 miliardi solo per un anno.
Dopo, ci sarebbe solo un bel buco in bilancio. Deja vu: è così che Tremonti (ora diventato un l rigorista…ah ah ah ah) ha sfasciato i conti pubblici tra il 2001 e il 2006. ALMENO questo sembra averlo imparato, Giulio. Gli altri neppure quello
Saluti
C.