di vertigoz
postato alle 10:39 del 4 settembre 2008 in InterniTorna alla home

SCIENZA E COSCIENZA - Da questo ne consegue che il criterio di morte cardiaca era tautologicamente inadeguato e per questo si è deciso, con un bel gioco di prestigio, di 

stabilire che “la scienza” avesse deciso che il criterio migliore fosse la morte cerebrale.  Su questo si deve ragione all’Osservatore Romano. Stante la definizione di “persona” della Chiesa Cattolica, che va dallo zigote in su con un’esclusione pelo-pelo per gli spermatozoi e le cellule uovo non fecondate, il criterio di morte cerebrale è effettivamente inadeguato. Il punto è che ovviamente non siamo obbligati a fare nostro il criterio di persona della Chiesa Cattolica e possiamo tenerci la definizione di morte che più ci garba. Singer ha ragione nel sostenere che la commissione di Harvard è stata ipocrita nell’accollare il peso della sua decisione (etica) alla scienza. Non è la scienza che stabilisce che un individuo cerebralmente morto è morto, allo stesso modo in cui può stabilire ad esempio e che il carbonio ha sei elettroni, ma siamo noi che prendiamo una decisione di cui dovremmo prenderci la responsabilità morale. Ovviamente dire alle masse ignare che un individuo è “scientificamente morto” facilita di molto qualsiasi consenso a una procedura di espianto. Immaginiamo la seguente situazione: “Signora, suo marito è corticalmente morto, ma con una qualche attività del tronco encefalico e battito cardiaco in gran forma, ho fatto due etti e mezzo lascio?! Posso procedere a levargli reni, fegato e cornee?”.  Ovviamente il criterio di morte cardiaca è molto più in linea con il concetto di morte del senso comune, anche se filosoficamente grossolano. Se un individuo infatti è cerebralmente morto non tornerà mai più ad avere una vita biografica, ma ben che vada una vita biologica, il genere di vita che non augurereste al vostro peggior nemico, e di cui sta facendo bella mostra di questi tempi la povera Eluana Englaro. Ma ciò non toglie che Eluana Englaro sia viva (chi dubiterebbe delcontrario?), o almeno lo è se assumiamo il concetto di vita del senso comune. Il concetto di vita del senso comune mostra peraltro tutti i suoi limiti se consideriamo alcuni casi limite: un batterio è vivo? e un virus? e che dire di un virus moribondo?

DIPENDE DA CIO’ CHE DECIDI - Il punto è che il concetto di vita-morte così come lo intendiamo comunemente è rigidamente dicotomico mentre abbiamo visto, come nel caso dell’altezza, che in casi del genere è molto più utile un approccio più sfumato, che i logici chiamano fuzzy. Secondo la logica fuzzy un individuo cerebralmente morto ma “cardiacamente” vivo, non è né vivo né morto, come un individuo alto 1,75 non è né alto né basso. è un po’ vivo e un po’ morto. Si tratta solo di decidere se considerarlo vivo o morto. Si tratta di decidere cosa ci conviene fare, per quanto metterla così giù dura potrebbe turbare qualche anima bella. Tirando le fila da questo possiamo giungere alla conclusione che di vita e morte sono dei costrutti, e che come tali hanno almeno in parte a che fare con i valori, ovvero con ciò che ciascuno di noi, in propria coscienza, crede sia buono e giusto. Se così stanno le cose sarebbe allora consigliabile che ciascuno si scegliesse il suo proprio personalissimo concetto di morte in linea con le sue particolari convinzioni. La proposta non è utopistica come può sembrare. Potremmo immaginare un testamento biologico in cui ciascuno dichiari quando e come vuole essere considerato morto, anche per evitare che altri decidano per noi. Se noi pensiamo di essere vivi quando qualcun altro ha deciso che siamo morti la cosa ci potrebbe a dir poco urtare (per lo meno ora che siamo indubbiamente vivi). Ma vale anche il contrario. Perché aspettare a procedere all’espianto se altri mi considerino vivo mentre io mi considero morto? E come faccio a considerarmi morto se sono morto? Come vedete i problemi sono tali e tanti che nessuno scienziato o vescovo potrà risolvervi per noi. Stavolta ci tocca prendere una decisione, e per chi come me è incline alla procrastinazione, potrebbe essere un bel problema.

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