SCIENZA E COSCIENZA - Da questo ne consegue che il criterio di morte cardiaca era tautologicamente inadeguato e per questo si è deciso, con un bel gioco di prestigio, di

stabilire che “la scienza” avesse deciso che il criterio migliore fosse la morte cerebrale. Su questo si deve ragione all’Osservatore Romano. Stante la definizione di “persona” della Chiesa Cattolica, che va dallo zigote in su con un’esclusione pelo-pelo per gli spermatozoi e le cellule uovo non fecondate, il criterio di morte cerebrale è effettivamente inadeguato. Il punto è che ovviamente non siamo obbligati a fare nostro il criterio di persona della Chiesa Cattolica e possiamo tenerci la definizione di morte che più ci garba. Singer ha ragione nel sostenere che la commissione di Harvard è stata ipocrita nell’accollare il peso della sua decisione (etica) alla scienza. Non è la scienza che stabilisce che un individuo cerebralmente morto è morto, allo stesso modo in cui può stabilire ad esempio e che il carbonio ha sei elettroni, ma siamo noi che prendiamo una decisione di cui dovremmo prenderci la responsabilità morale. Ovviamente dire alle masse ignare che un individuo è “scientificamente morto” facilita di molto qualsiasi consenso a una procedura di espianto. Immaginiamo la seguente situazione: “Signora, suo marito è corticalmente morto, ma con una qualche attività del tronco encefalico e battito cardiaco in gran forma, ho fatto due etti e mezzo lascio?! Posso procedere a levargli reni, fegato e cornee?”. Ovviamente il criterio di morte cardiaca è molto più in linea con il concetto di morte del senso comune, anche se filosoficamente grossolano. Se un individuo infatti è cerebralmente morto non tornerà mai più ad avere una vita biografica, ma ben che vada una vita biologica, il genere di vita che non augurereste al vostro peggior nemico, e di cui sta facendo bella mostra di questi tempi la povera Eluana Englaro. Ma ciò non toglie che Eluana Englaro sia viva (chi dubiterebbe delcontrario?), o almeno lo è se assumiamo il concetto di vita del senso comune. Il concetto di vita del senso comune mostra peraltro tutti i suoi limiti se consideriamo alcuni casi limite: un batterio è vivo? e un virus? e che dire di un virus moribondo?
DIPENDE DA CIO’ CHE DECIDI - Il punto è che il concetto di vita-morte così come lo intendiamo comunemente è rigidamente dicotomico mentre abbiamo visto,
come nel caso dell’altezza, che in casi del genere è molto più utile un approccio più sfumato, che i logici chiamano fuzzy. Secondo la logica fuzzy un individuo cerebralmente morto ma “cardiacamente” vivo, non è né vivo né morto, come un individuo alto 1,75 non è né alto né basso. è un po’ vivo e un po’ morto. Si tratta solo di decidere se considerarlo vivo o morto. Si tratta di decidere cosa ci conviene fare, per quanto metterla così giù dura potrebbe turbare qualche anima bella. Tirando le fila da questo possiamo giungere alla conclusione che di vita e morte sono dei costrutti, e che come tali hanno almeno in parte a che fare con i valori, ovvero con ciò che ciascuno di noi, in propria coscienza, crede sia buono e giusto. Se così stanno le cose sarebbe allora consigliabile che ciascuno si scegliesse il suo proprio personalissimo concetto di morte in linea con le sue particolari convinzioni. La proposta non è utopistica come può sembrare. Potremmo immaginare un testamento biologico in cui ciascuno dichiari quando e come vuole essere considerato morto, anche per evitare che altri decidano per noi. Se noi pensiamo di essere vivi quando qualcun altro ha deciso che siamo morti la cosa ci potrebbe a dir poco urtare (per lo meno ora che siamo indubbiamente vivi). Ma vale anche il contrario. Perché aspettare a procedere all’espianto se altri mi considerino vivo mentre io mi considero morto? E come faccio a considerarmi morto se sono morto? Come vedete i problemi sono tali e tanti che nessuno scienziato o vescovo potrà risolvervi per noi. Stavolta ci tocca prendere una decisione, e per chi come me è incline alla procrastinazione, potrebbe essere un bel problema.



























A quando i primi medici “obiettori” che rifiutano un espianto o un trapianto per farsi belli con la curia?
Ciao
E’ il mio primo commento su Giornalettismo ma vi seguo incuriosito da un pò. Complimenti.
Per quanto riguarda l’articolo, molto piacevole, io avrei solo una cosa da dire:
Basta ingerenza di stato e chiesa nelle sfera privata! Punto.
P.S. Solo un piccolo appunto, un pò pedante: nella prima pagina Vertigoz parla di “Emanuela” non di Eluana come giustamente in quella successiva.
Grazie e continuate così
Caro Paolo, hai fatto bene ad appuntare.
Quelle tre righe non sono peraltro frutto del mio sacco in quanto sono state inserite a posteriori.
Spero tuttavia che il refuso sia corretto perché é davvero bruttazzo.
io sono morto quando nella terzultima riga ho letto:”tanti hanno orsono”.
ma forse per la chiesa sono vivo.
ps: la tua carriera di giornalettaro ruba tempo al tuo blog. ed io la notte piango.
L’articolo è alquanto “enigmatico” Vertigoz, cosi come resta un mistero la “verità cristologica” dalla “verità scientifica”.
Ma la fede e la scienza non vanno di pari passo…non possono misurarsi su di uno stesso parallelo, perchè la fede è mistero e la scienza è ragionamento che nella fede è esclusa(altrimenti…).
Dal mio punto di vista un cervello piatto è un cervello morto: “l’espianto degli organi è un grande atto di carità che un cattolico può compiere”…e l’attuale decisione della Chiesa mi ha lasciata perplessa…anche perchè anni fa furono distribuiti dalla chiesa tesserini(tra cui ho compilato)per la donazione degli organi in caso morte cerebrale!
Boo!!
evidentemente la mia argomentazione non era chiara.
riassumo le tesi principali
1. la chiesa si deve fare sempre e comunque i cazzi suoi.
2. se ci chiediamo se un essere umano è vivo o morto dovremmo prima chiederci cosa vuol dire vivo e cosa vul dire morto.
3. non è possibile stabilire in modo univoco cosa vuol dire vivo o morto. dobbiamo deciderlo.
4. ciascuno decida per sè.
3bis la definizione sui criteri di morte è stata spacciata per scoperta scientifica quando si tratta appunto di una decisione, non di un fatto.
cosa non ti è chiaro?
tu dici che un individuo col cervello piatto è morto. io posso anche essere d’accordo con te. ma qualcun altro non lo è. ad esempio in un certo senso del termine eluana è viva. in un altro no. ragione di più perchè ciascuno decdsa per conto proprio quando vuole essere considerato morto.
mi rendo conto che ho concentrato molte argomentazioni in pochissimo spazio e che quindi qualche passaggio può non risultare chiaro. anche per questo ho rimandato ai testi che espongono argomentazioni simili in modo più chiaro e disteso (defanti e singer).
“1. la chiesa si deve fare sempre e comunque i cazzi suoi.”
più sintetico di così è difficile.
La fede e<la scineza dovrebbero andare di pari passo! domanda ad un prete dov’è stato gesù dai 13 ai 29 anni lì trovi la congiuzione religione scienza (qauntistica)
Qualcuno avrebbe il link dell’articolo originario?
mi piacerebbe leggerlo.
ad esempio secondo me Sandro Bondi è cerebralmente morto da tempo, eppure cammina.
Mi associo a gregorj per la “sinteticità” estrema
E’ un articolo molto interessante che ci sottolinea ancora una volta che il nostro dramma di fondo è l’incapacità di decidere.
Eppure in occasioni del genere dovrebbe essere paradossalmente più facile decidere per se stessi, ma a quanto pare un atto del genere ci svincolerebbe dal controllo e ci renderebbe autonomi.
Effettivamente troppo per la religione!
@g:
dai 13 ai 29 anni? secondo me stava tra rimini e riccione!
@ Vertigoz
Enigmatico non era riferito all’articolo ma alla materia oggetto di discussione.
Sei stato fin troppo chiaro!
Ma comunque la Chiesa è un istituzione e come tale ha voce in capitolo; ma comunque “la fede e la scienza sono come due rette parallele…non si incontreranno mai!”
Peter Singer, un altro animalista vegetariano, certa gente deve conoscerla proprio bene la carne umana per poterne mangiare: nel 2005, il Foglio gli dedicò uno speciale molto interessante.
In cui lo tratteggiava come Mefistofele del pragmatismo: una specie di morto dentro che cammina.
Intellettualmente lo trovai stimolante: per Singer, persona, vita, morte sono tutte astrazioni relative e accomodabili.
Chi stabilisce che i bambini down o malformati non siano più utili da cavie al progresso umano, facendoci risparmiare sperimentazioni costose e approssimative su esemplari non umani, piuttosto che gli animali, il concetto di persona ? spostiamolo, in fondo un bambino non è una persona nè per autonomia nè per qualità di vita: sembra una cosa barbara, ma ha il suo perché. Singer è il trionfo della ragione sull’umanità. Della coerenza concettuale su tutto quanto il resto.
Il suo pensiero appare tanto potente da non poter far altro che pregare il buio perché si rimanga, prudenzialmente, nel buio.
Non è del tutto insensato dire, contro questa logica c’è solo l’autorità.
Non dico sia giusto: dico solo che non è illogico pensarlo.
dunque. non ho letto l’articolo del foglio ma conosco bene le opere di singer.
a tal proposito posso dire quanto segue.
singer è un filosofo e in quanto tale tende all’astrazione. la sua quindi è in primo luogo una deformazione professionale.
in secondo luogo, e qui mi contraddico, singer è un filosofo razionalista e utilitarista e in quanto tale tende all’astrazione più di tutti gli altri filosofi messi assieme.
non credo che tuttavia “ragionare” alla singer sia l’unico modo di ragionare, come essere fondamentalisti islamici non è l’unico modo di essere islamici.
quanto al fatto di fare esperimenti sui down etc. quella era chiaramente un’argomentazione provocatoria che va vista nel contesto di un’argomentazione più generale, volta alla critica dello specismo, il pregiudizio di specie.
ma qui stiamo andando decisamente fuori dal seminato. era solo per dire che non credo che Singer mangi i bambini.
Non li mangia, ma li digerirebbe bene.
E non credo che questo lo scandalizzerebbe.
Per quel che ho capito del suo modo di pensare, probabilmente direbbe, ok, datemi del mangia bambini, importante è che abbia campo libero questa ovvietà: perché mai un bambino usabile dovrebbe intenerirci al punto tale da sacrificare inutilmente un cucciolo di scimpanzè. Cosa è mai un bambino, liberatevi dai pregiudizi di specie sulla specie umana: sono argomentazioni, a mio avviso possenti, non uniche ma le uniche in grado di testimoniare e sprigionare coerenza nel discorso della relativizzazione dei concetti di vita, persona, morte.
Io lo trovai all’epoca assolutamente perfetto.
Il suo ragionare non fa una grinza.
E questo lo rende mortalmente affascinante per il cervello umano, desideroso di portare a compimento un pensiero iniziato sino alle sue estreme o naturali conseguenze.
Non sarà l’unico, ma è di certo il più affascinante del bigoncio. Ha in dote qualcosa che vale più delle urìe: la quadratura del cerchio, la seduzione della coerenza assoluta.
E’ come una bella donna: non puoi negare sia bella. Puoi solo aspettare che qualcuno ti salvi da lei. O che semplicemente invecchi o caschi da qualche parte.
concordo.
volevo dire qualcosa di più intelligente di “concordo” ma ero ubriaco: mezza bottiglia di bianco, tre gin fizz e tre jagermeister. praticamente mi sono ripreso ora : /