I vecchi al potere, per piacere
di Alessandro D'Amato - 07/07/2012
Settantasette anni e una lezione per tutti. Enrico Bondi ci ha messo un po’, ma alla fine il lavoro che ha compiuto sulla spending review è di quelli che andrebbero affissi nelle piazze e nelle scuole; l’ex Parmalat si è presentato nel consiglio dei ministri e ha detto che
L’eccesso di spesa va «dal 25% al 60% rispetto all’indicatore di normalità » o, nel caso dei comuni, rispetto a «un indicatore che si chiama “frontiera dell’efficienza”» e che è stato calcolato dalla Sose, la società pubblica per gli studi di settore. Spiegazioni statistiche dietro le quali si nasconde il semplice fatto che uno stesso oggetto, sia esso una lampadina o un rotolo di carta igienica, viene pagato da un’amministrazione 100 e da un’altra 160. Eccessi di spesa, ha continuato Bondi «su una quantità censita non enorme».
Come dire: immaginate il resto. E già che ci siete, immaginate pure come mai la spending review fatta da questo signore che viene chiamato dal governo dei tecnici a fare il lavoro “sporco”, da parte dei politici attualmente al potere, non poteva assolutamente essere effettuato. L’insieme di facce che vediamo sedute sulle poltrone che contano da vent’anni e il gruppetto di gggiovani che vorrebbero prenderne il posto senza avere le competenze dovrebbero prendere lezioni da questo “vecchio” che però non è così disonesto intellettualmente da andare in giro a dire – come ha fatto Bersani – che i soldi ai partiti non si toccano perché c’è una manovra dei poteri forti contro la politica, e tre giorni dopo annunciare un disegno di legge per il dimezzamento dei fondi ai partiti. E nemmeno così scemo da presentare proposte che sono “reiterazioni di concetti che ci girano in testa da molti anni, sono la sintesi del dibattito pubblico degli ultimi cinque anni”, con idee “di destra, di centro e di sinistra”. Cose “risapute” e in linea di massima talmente generiche da non poter non essere “condivisibili”, perché tanto il punto è che “le misure necessarie all’Italia sono più che risapute, ma non vengono messe in pratica perché il paese è paralizzato dai veti corporativi incrociati”, come fa Matteo Renzi.
Enrico Bondi è la dimostrazione che la questione generazionale esiste sì, ma è squisitamente politica. E soprattutto che dalle prossime elezioni non abbiamo da aspettarci nulla di buono, se l’atteggiamento della classe politica di fronte a una sacrosanta spending review è quello di urlare “Al lupo al lupo” come hanno fatto ieri. Dio ci salvi dalle elezioni. Tutto il potere a (questi) vecchi, per piacere.












e cominciare a CONFISCARE beni e proprietà a tutti quei bastardi dichiarati colpevoli (prima o poi) da qualche sentenza? e togliere i VITALIZI a coloro che, all’attivo, hanno non più di una settimana a montecitorio? Ah!! Se davesso si volesse fare riduzione costi…..!!
Meglio ancora cominciare a CONFISCARE beni e proprietà a tutti quei politici non in grado di DIMOSTRARNE la legittima PROVENIENZA (trucchetti idioti a parte!). Lasciare pertanto al popolo – se il POPOLO SOVRANO vuole esistere – il più che legittimo compito/dovere di DECIDERE, “ASTENENDOSI” dal lasciarsi infinocchiare come, più o meno da sempre, accade. Astenersi dall’imporre una così sacrosanta legge mediante referendum (o astensione dal voto), può solo indurci a prendere coscenza del fatto che la democrazia altro non è che una farsa a danno di un popolo, oltrechè servo, anche idiota. Mi risponda un qualsivoglia signor parlamentare, grazie! Sarei “onorato”
di entrare nei vari SPECIFICI. -riccardo vittorio rozza.
perfetto!!!!!!!!!!
Pensione obbligatoria per i politici a 65 anni e introduzione delle quote giovani e di 30-40enni in politica, come si vuol fare con le quote rosa.
Chi sta con un piede nella fossa (e il signore in foto, tra i tanti esempi, non ha l’aria di essere molto in salute) non dovrebbe decidere del futuro di chi verrà dopo di lui.