In difesa dell’Irap
23/10/2009
Nel corso dell’assemblea degli artigiani della Cna, il governo ha lanciato l’idea di un taglio della pressione fiscale sulle imprese, attraverso una graduale riduzione dell’Irap, fino alla sua soppressione anche mediante l’elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole. Difendere una tassa non è facile: a nessuno piace pagare le tasse. L’Irap poi ha il difetto di essere basata non sugli utili conseguiti, ma sul costo del lavoro, con il paradosso che nel 2009 le imprese la pagheranno, anche quelle (e non saranno poche) che hanno subito rilevanti perdite. Inoltre la deducibilità di alcune componenti viene espressa in rapporto alla redditività, con il perverso effetto di ridurre la deducibilità proprio quando l’impresa fa meno utile.
Eppure, l’Irap va difesa. Per tante ragioni. Molti l’hanno dimenticato, ma essa ha sostituito molte tasse, tra cui l’imposta patrimoniale sulle imprese, l’Ilor (che era una sorta di tassazione addizionale sui profitti), i contributi sanitari, la famigerata “tassa sulla salute”, l’Iciap e altri tributi minori. Grazie all’Irap, l’aliquota complessiva di tassazione dei profitti è passata dal 53,2 al 41,25%. L’Irap, a differenza delle imposte che ha abolito è neutrale nei confronti delle scelte finanziarie delle imprese, non favorendo l’indebitamento ai danni del finanziamento con capitale proprio.
L’Irap merita di essere difesa anche per altre ragioni. E’ un tributo di competenza regionale, quindi è una tassa “federalista”. Sostituirla con un’altra imposta non è semplice, perché altre tasse sono meno facilmente applicabili “regionalmente” e tornare ai trasferimenti dello Stato farebbe saltare il “federalismo fiscale”. L’Irap serve a finanziare la sanità, che in precedenza veniva garantita con la Tassa della salute (giustamente odiata) e con i contributi sanitari, che gravavano esclusivamente sul reddito da lavoro. Come si finanzierebbe il sistema sanitario italiano, senza l’Irap?
Ecco la ragione decisiva per difendere l’Irap: è la terza imposta italiana, vale circa 40 miliardi di euro di entrate l’anno. Se il governo non ha intenzione di aprire un buco di bilancio di quest’entità rischiando la fuga degli investitori dai nostri titoli di stato, o se non vuole abolire il sistema sanitario pubblico, scelta difficile da sostenere politicamente, bisognerebbe trovare un ammontare di soldi equivalente. Le strade sono solo due: un taglio di spese per 40 miliardi di euro l’anno, licenziando centinaia di migliaia di pubblici dipendenti, o abolendo la pubblica istruzione o tagliando le pensioni o altre cose del genere. Oppure, sostituire l’Irap abolita con un’altra imposta. E’ possibile?
Un ritorno ai contributi sanitari, aboliti in passato perché odiosi, comporterebbe un aumento del costo del lavoro davvero difficile da ipotizzare in questo momento, per le ricadute che avrebbe sull’occupazione. Un aumento dell’aliquota dell’Ires invece penalizzerebbe gli investimenti, specie quelli dall’estero e delle imprese più mobili e profittevoli, e anche questo non sembra desiderabile. Un aumento dell’Irpef, o di tutte le addizionali esistenti, significherebbe far gravare il costo dell’abolizione dell’Irap sulle famiglie dei lavoratori dipendenti e pensionati, dando un colpo mortale ai consumi già asfittici: impossibile. Introdurre un’imposta specifica fissa per l’accesso al Sistema sanitario scaricherebbe l’onere sui meno ricchi e sarebbe talmente iniquo da essere insostenibile politicamente.
L’Irap va difesa, anche se è una tassa. Le tasse non sono mai belle, ma spesso sono necessarie. Modificarne alcuni aspetti controversi è auspicabile, prometterne la sparizione temerario. E’ la solita storia: prima Tremonti con la storiella del posto fisso, ora Berlusconi con la barzelletta dell’abolizione dell’Irap. Ma compito di chi governa non è quello di fare grandi promesse impossibili. Meglio i piccoli fatti possibili.













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cc'è da dire che si parla di taglio progressivo, e non di tutto insieme. Sarà interessante vedere dove troveranno i soldi, cmq
voi continuate a pensare che tremonti sia un uomo di fantasia, fino ad ora a tagli delle tasse hanno corrisposto tagli delle risorse, non vedo perchè la solfa dovrebbe cambiare.
Via l'irap e via un altro pò di sanità, scuola, giustizia. no le armi e le guerre no, per quelle i soldi si trovano sempre.
Forse Lelith dovrebbe informarsi, in realtà i cosidetti tagli alle risorse non ci sono mai stati.
basta leggere i dati della ragioneria generale dello stato ( http://www.rgs.mef.it ) per scoprire che la spesa pubblica è continuata a crescere costantemente e indifferentemente dal colore politico dei governi, dal 1995 ad oggi in tutti i sensi, in termini reali ( al netto dell'inflazione, al netto degli interessi sul debito pubblico e in percentuale sul PIL ) e se la spesa primaria sale dire che ci sono stati tagli è poco serio, anche perchè la spesa per la difesa non è mai aumentata ed è tra le più basse dell'europa.Capisco che quando i freddi numeri contrastano con i pregiudizi ideologici l'impatto con la realtà è poco gradevole ma un poco di realismo non guasta mai….
E' vero che la spesa primaria cresce costantemente (ora più di prima, in realtà…)
Ma è anche vero che la sua composizione “nasconde” dei tagli: ad esempio nella scuola.
Nella sanità si parla di tagli, nel senso che si è ridotto in modo consistente il tasso medio di incremento nominale.
Ma siccome la popolazione è aumentata (e molto) e si è invecchiata (idem) e le tecnologie sono più raffinate ma anche più costose, anche se tecnicamente non sono “tagli” lo sono di fatto.
E comunque, se si “tagliano” le tasse, o si riducono le risorse per la spesa pubblica (che possono essere razionalizzazione di sprechi, ma anche tagli di servizi) o si fanno buchi in bilancio. E se questo fosse il risultato, sarebbe comunque meglio non tagliare l'Irap. Infatti, Tremonti sta litigando (e pure di brutto) con berlusconi su questo punto
Grazie dei sempre attenti commenti
C.
Mi permetto di fare una cronologia storica dell'IRAP. L'imposta debuttò nel 1998 con il governo di centro-sinistra, sostituendo 7 prelievi e tributi allora in vigore: contributi sanitari, l'addizionale per l'assistenza di malattia ai pensionati, contributo per l'assicurazione contro la tubercolosi, imposta locale sui redditi(ILOR), imposta comunale per l'esercizio delle imprese, arti e professioni(ICIAP), tassa sulla concessione governativa per la partita Iva, imposta sul patrimonio netto delle imprese. L'operazione doveva essere a saldo zero senza vantaggi per nessuno, Stato e imprese, ma in realtà il gettito complessivo era calato di 9 miliardi di lire..Il problema delll'Irap è che la sua base imponibile è più ampia, comprende anche gli interessi sul debito e il costo del lavoro. In pratica penalizza l'occupazione e l'indebitamento delle imprese. L'Irap però finanzia il servizio sanitario nazionale! Prima di sostituirla sarebbe il caso di trovare nuove risorse da destinare alle Regioni, cancellarla costa ben 27,7 miliardi di euro..
Certamente se l'aumento della spesa non copre le aspettative dei cittadini di fatto questo viene percepito come un taglio di risorse, ma in alcuni casi, per esperienza personale sono stati tagli più che sopportabili, la riduzione al minimo possibile delle giornate di ricovero nel caso di interventi chirurgici e di anziani non autosufficenti è visto da molti come un sacrificio per le famiglie, che non considerano il fatto che con i costi di una giornata di ricovero si potrebbero pagare 10 badanti.
Lo stesso ragionamento è sulla necessità del tempo pieno a scuola, visto come parcheggo per genitori impegnati in altre attività, cioè utilizzare un mezzo costoso ( l'istruzione scolastica ) per un fine che potrebbe essere raggiunto con costi inferiori in altro modo ( centri diurni di svago per i ragazzi ).
Idem il discorso dell'impiego pubblico come mezzo di sussistenza per zone disagiate ( alla Mastella ) costa molto meno un sistema di sussidi alle famiglie.
Non so se mi spiego…..
Il tuo ragionamento sull'appropriatezza della cure non fa una grinza. E' la strada seguita da diverse regioni, che infatti hanno i conti in ordine.
Ed è il meccanismo che – per quanto non facile da applicare – sarà alla base del “federalismo fiscale” previsto dalla Legge 42/2009, su fannisogni e costi standard, a cui dovranno uniformarsi tutte le regioni.
Quando però (come era previsto per la Sanità, almeno fino ad oggi. Giusto un'ora fa è stato firmato l'accordo per il nuovo patto per la salute!) si prevedeono meccanisimi di incremento irrealistici (perchè eccessivamente bassi) o si espellono dal mercato del lavoro 100 mila persone in tre anni.
ovviamente sono d'accordo sull'impiego pubblico come mezzo di sussitenza. meglio i sussidi alle famiglie.
Grazie !
C.