Il V-Day del 25 aprile? Giusto, ma inutile

di Alessandro D'Amato (Gregorj)

I tre referendum propagandati da Beppe Grillo vanno nella direzione giusta, anche se è dura ammetterlo. Ma anche se venissero approvati a furor di popolo, non cambierebbero quasi nulla dell’attuale situazione dell’informazione in Italia.

Qualcosa bisognerà pur dirla, sul V-Day dell’informazione convocato in pompa magna da Beppe Grillo per oggi in tutte le piazze d’Italia. E’ dura accettarlo per uno che non lo ha in grandissima simpatia: nel merito, le questione poste dal suo pacchetto di referendum sull’informazione sono tutte rispettabilissime, e la ragione è nettamente dalla sua.

I TRE REFERENDUM - Lo hanno spiegato bene su NoisefromAmerika l’altroieri: il finanziamento pubblico all’editoria “viene elargito in gran parte ai maggiori editori. Per esempio, Mondadori, Il Sole 24 ore e Rcs si accaparrano da soli il 29% di questi sconti, che corrispondono ad un totale per questi tre editori di più di 50 milioni di euro“. Il resto serve a tenere in piedi un coacervo di testatine politiche o “di casta” che non vende una copia che sia una nel mercato ma sopravvive grazie ai sussidi e all’inclusione nelle mazzette dei ministeri e delle società di rassegna stampa. L’abolizione dell’Ordine dei giornalisti mi trova d’accordo (e lo dico da iscritto): posto che il diritto a esprimersi e ad informare appartiene a tutti i cittadini di uno Stato, attribuire un “patentino” per meriti (più che dubbi) sul campo era anacronistico già nel 1963, figuriamoci oggi. L’obiezione che si potrebbe avanzare è che abolendolo completamente si avrebbe una giungla selvaggia di sedicenti giornalisti che non dovrebbero rispondere più a nessun requisito di professionalità: ma per evitare la diffusione di notizie “false et tendenziose” - che oggi, ad Ordine in funzione, vanno peraltro da dio - ci sono i lavoratori con maggiore esperienza nel campo all’ingresso, e lo strumento della querela a fatto avvenuto.

LA GASPARRI -
L’ultima legge di riforma del settore mediale, poi, ha creato solo danni riuscendo nell’impresa di fallire completamente i suoi obiettivi. Bene abolirla, anche se probabilmente un referendum del genere difficilmente passerebbe il controllo della Corte Costituzionale, visto che creerebbe un vuoto legislativo e la Consulta ha l’horror vacui. Ma di certo i suoi promotori questo lo sanno benissimo, e non vedono l’ora di beccarsi la censura per poi scattar su con l’indignazione un tanto al chilo. Poi, ci sarebbero le considerazioni “politiche” sul fatto specifico. Mi fa orrore anche il solo pensare che Grillo si possa mettere in testa - attraverso questo tipo di strumenti - di lanciare un’Opa su quel che resta della Sinistra Arcobaleno dopo il lavacro delle urne. Quando scrive cose come questa, “appropriandosi” dei dieci milioni di astenuti e parlando come se davvero fosse in grado di riportarli tutti alle urne (se è vero, perché non l’ha fatto già quest’anno?), fa un po’ inquietudine. E l’appropriazione di una data significativa per la sinistra italiana, il 25 aprile, sembrerebbe andare proprio nella direzione della strumentalizzazione politica dell’evento. Molto più coraggioso sarebbe stato convocare il V-Day di lunedì: così avremmo avuto la comprensione del reale peso dei grillini. Ma alla fin fine, facciamo finta che questo non sia rilevante e andiamo al punto.

IL PUNTO - Che è questo: serviranno i tre referendum, anche se venissero approvati a furor di popolo, a migliorare lo stato dell’informazione in Italia? La risposta è no. Perché il problema - che vale per tutti i media, non solo per quelli di quel signore il cui cognome comincia con la B - è che di “paladini della libera informazione” non è che siano pieni i giornali. Basta approfondire un po’ la conoscenza di talune dinamiche lavorative per rendersi conto che “la voce del padrone” è quella più ascoltata, rispettata, condivisa, anche quando il padrone stesso non la fa sentire: essere “più realisti del re” è un hobby diffuso in qualunque professione, anche in questa. E in Italia non esistono - se non per quanto riguarda il gruppo Espresso, e non certo per volontà della proprietà - editori puri. Tutti hanno interessi da tutelare, amicizie da tenersi strette, legami che è impossibile sciogliere. Eppure, l’informazione è un bene pubblico, la cui tutela dovrebbe prescindere da tutti gli interessi particolari, non solo quelli pubblicitari o padronali. Ma rimane comunque di proprietà privata. Che poi questa proprietà sia diretta (i pacchetti di maggioranza nei consigli di amministrazione) o indiretta (i gruppi politici che si spartiscono le poltrone), è una questione di lana caprina. E, al di là di ogni retorica, la sopravvivenza del giornalismo come funzione di utilità sociale è strettamente connessa al significato che di volta in volta questo riuscirà a dare alla parola ‘indipendenza‘. L’informazione, che un tempo veniva definita la “scuola per adulti” (Gramsci), oggi, muovendosi all’interno di fedeltà di gruppo contrapposte, perde progressivamente quel prestigio che gli era riconosciuto. Tutta una serie di nodi gordiani ne blocca le potenzialità e la rilevanza. Ecco, al netto dei referendum, se il giornalismo come settore non riuscirà a sciogliere o tagliare questi nodi, difficilmente riuscirà a perdere quella che appare contemporaneamente come una sua vocazione e contraddizione: essere un bene pubblico… di proprietà privata.

35 commenti

  1. Il V-Day del 25 aprile? Giusto, ma inutile @ Giornalettismo…

    I tre referendum propagandati da Beppe Grillo vanno nella direzione giusta, anche se è dura ammetterlo. Ma anche se venissero approvati a furor di popolo, non cambierebbero quasi nulla dell’attuale situazione dell’informazione in Italia….

  2. Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

  3. Il V-Day del 25 aprile? Giusto, ma inutile…

    i tre referendum propagandati da Beppe Grillo vanno nella direzione giusta, anche se è dura ammetterlo…

  4. IL FOGLIO di giulianoferrara vende 1000 schifosissime copie al giorno in tutta la penisola e gode di un finanziamento milionario!!!!

  5. comunque sia non saranno inutili. grillo ha portato alla ribalta questi problemi. il fatto che centinaia di migliaia di persone firmeranno questo referendum sarà un opa dei cittadini sulla possibilità di cambiare queste leggi, altrimenti la politica perderà ancora piu consenso. ora la gente sa, critica, conosce, esige, comunque vadano questi referendum. a futura memoria, a prescindere dal presente. e pur non condividendo tutto di grillo sono convinto che se in futuro l italia sarà un paese migliore un po’ lo dovremo anche a grillo.

  6. [...] interessanti opinioni sul [...]

  7. Nei commenti al post su noisefromamerika si dice una cosa interessante e cioè che quasi certamente le firme raccolte oggi non verranno considerate valide perché raccolte in data troppo vicina alle elezioni. Il riferimento legislativo è indicato nel commento, con le relative date valide per la raccolta delle firme.

  8. @ procellaria,
    sì, questa cosa venne scritta da Mirko su butirrometro.splinder.com qualche giorno fa, e finì persino su Dagospia. Mi pare però che sia stata smentita dagli stessi organizzatori, che hanno spiegato il perché e il percome non varrebbe

  9. Ale, il punto che ti sfugge è che chi vuole fare cattiva informazione è libero di farla, MA CON I SOLDI SUOI.

  10. [...] RSF (che ci vede al 35mo posto tra i vari paesi del mondo in tema di libertà di stampa)? Vedo che Gregorj è di parere simile al mio. • [...]

  11. Ale

    flavio, il punto che ti sfugge è che non leggi con attenzione gli articoli:

    “nel merito, le questione poste dal suo pacchetto di referendum sull’informazione sono tutte rispettabilissime, e la ragione è nettamente dalla sua.

    I TRE REFERENDUM - Lo hanno spiegato bene su NoisefromAmerika l’altroieri: il finanziamento pubblico all’editoria “viene elargito in gran parte ai maggiori editori. Per esempio, Mondadori, Il Sole 24 ore e Rcs si accaparrano da soli il 29% di questi sconti, che corrispondono ad un totale per questi tre editori di più di 50 milioni di euro“. Il resto serve a tenere in piedi un coacervo di testatine politiche o “di casta” che non vende una copia che sia una nel mercato ma sopravvive grazie ai sussidi e all’inclusione nelle mazzette dei ministeri e delle società di rassegna stampa”

    come si evince dall’articolo, sono d’accordo con te su questo.

  12. @Greg: a Radio Radicale hanno raccolto un po’ di materiale per cercare far chiarezza sulla questione. A questo indirizzo http://www.radioradicale.it/re.....di-diritto
    si trovao alcune interviste a costituzionalisti e un dossier preprato da Alessandro Massari. Ho ascoltato solo due interviste e letto velocemente il dossier e sembra che permangano i dubbi di validità. Se mi capiterà di trovare la risposta dei giuristi di Grillo riporterò il riferimento.

  13. ale

    @ procellaria
    è su Dagospia, nella rubrica delle lettere (quella con la foto di d’agostino), nel giorno successivo a quello in cui è stato pubblicato il suo post (mi pare il 22 o il 23)

  14. Sei d’accordo, DUNQUE i referendum non sono inutili

  15. come ho scritto nella prima riga dell’articolo, sono d’accordo con i referendum proposti da Grillo (”la ragione è nettamente dalla sua”). Come spiego dopo, però, l’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità dell’informazione: quell’obiettivo non verrà minimamente raggiunto dai tre referendum (ultimo paragrafo dell’articolo)

  16. Vaffanculo Grillo e i grillini vaffanculo pure a te.La politica cambia le cose se non si modificano i rapporti di forza fra i conservatori e i progressisti nulla cambierà.Un popolo che vota per Mangano eroe è un popolo di ignoranti e di lestofanti.Grillo non può dire:sono tutti uguali questo già lo dice la destra per seminare qualunquismo.Anche se i referendum sono giusti mando Grillo i grillini e te affanculo.

  17. Perfetta sintesi

  18. D’accordissimo

  19. No, Domenico.
    Il popolo non ha votato Mangano eroe come fosse uno sciocco perchè non ha capito o un delinquente perchè ha capito.
    Se non si esce da questa impasse, si finisce come Zoro.
    Gran risate ma alla fine giusto quelle.
    Il popolo ha votato Berluskoni, anche perchè la faccenda del Mangano eroe l’ha capita perfettamente nel senso che aveva.
    Il boss Mangano nel momento in cui ha rifiutato di fare i nomi di Berluskoni e Dell’Utri per tirarsi fuori dal regime carcerario duro a scapito delle proprie condizioni di salute è da considerarsi un eroe.
    Ora, che sia vero o meno, che l’abbia fatto se vero per chissà quali motivi, il punto è che il senso della frase era questa.
    Se io ringrazio dandogli l’appellativo d’eroe un uomo che m’ha fatto un favore o semplicemente non mi ha fatto un torto, questo è recepito dal popolo come una cosa normale.
    Ergo, il Mangano eroe detto come apologia, ossia il senso attribuito da Veltroni e gazzettieri vari, è stato restituito al mittente.
    Se poi si vuol continuare a dare del popolo bue, continuate così. A farvi del male.

  20. “E, al di là di ogni retorica, la sopravvivenza del giornalismo come funzione di utilità sociale è strettamente connessa al significato che di volta in volta questo riuscirà a dare alla parola ‘indipendenza‘. ” meravigliosa questa considerazione

  21. Il giornalismo è libertà vigilata. Come qualsiasi altra cosa nella vita. Non ci vedo nulla di strano nella cosa in sè. Il problema che solleva l’attenzione verso il Vday di Grillo non è avere giornali liberi ed indipendenti perchè non sono mai esistiti.E non ditemi che la gente segua Grillo fanculizzando perchè avverta esteticamente il gusto di rivolere penne libere, nel caso abbia mai avuto il problema di scorgerne la differenza.
    Il problema non è certo Riotta che si sdraia, perchè i giornali nessuno li legge e per i tg, passata la rincarobollettemostrodifirenzeèmortoalbertosordi, la gente cambia canale se vede il politiko o comincia il pastone.

    Il problema dell’informazione è selezionato fondamentalmente come spreco.
    Come costo da tagliare.
    Nessuno chiede la chiusura del Corsera o che Rep sia socializzata al pubblico, con la scelta dei titoli affidata ad un referendum.
    Qui alla fine in sostanza si chiede che vadano in malora i Riformista, i Foglio, che si chiuda il rubinetto pubblico e trovandosi facendo si dia un calcio pure alla Casta del caso abolendone l’Ordine dei cavalieri.
    L’informazione non è vista come l’ancella da salvare.
    E’ vista come l’Ici.

  22. Just Commenti: 366 Articoli: 3

    Mai stato d’accordo con Ricchiuti come in occasione del suo commento qui sopra.

  23. Il referendum non è inutile.L’informazione in Italia fa schifo e bisogna tentare con ogni mezo di migliorarla o tra pochi anni andremo peggio della Romania.
    Andare a votare con una legge incostituzionale è stato inutile.

  24. Perché è dura ammetterlo? Solo in base ad un’antipatia personale? Chi ha un forte sentire democratico non dovrebbe avere difficoltà a dichiarare di apprezzare le proposte che reputa buone per il Paese, da qualsivoglia voce provengano. Certo, quel “qualcosa bisognerà pur dirla” sul V2-Day sottende un malcelato desiderio di voler in cuor proprio fare a meno di parlarne, di questa “informazione”.
    Siamo d’accordo, Alessandro, sul fatto che le proposte di Grillo siano tutte ragionevoli, anche quella di voler abolire il patentino dell’Ordine (che in non pochi casi è una tessera di filiazione partitica e di demerito). Trovo tendenziosa però la questione sulla Corte Costituzionale; i promotori dei referendum non intendono beccarsi la censura dalla Corte Costituzionale per poi scatenare l’indignazione, di censure ne ricevono già abbastanza. Non c’entra niente in questa giornata di mobilitazione “concreta” un’ipotetica OPA sulla morente Sinistra Arcobaleno, è una pura ipotesi di fantapolitica spicciola. Infine, si prova a “farli servire” questi tre referendum; almeno sono uno dei pochi strumenti di democrazia diretta e partecipativa rimasto ai cittadini per potersi esprimere, ma va a finire che elimineranno anche questo istituto. Si, sarebbe utile approvarli, altrimenti come si può fare per migliorare e rendere più democratica e libera l’informazione? Almeno questo è un passo, un tentativo, un punto da cui cominciare, meglio che far niente e stare a guardare. E potrebbero migliorare qualitativamente l’informazione per effetto di ritorno da quelle leggi sbagliate.
    Che poi di paladini della libera informazione ve ne siano pochi concordiamo. Voglio citare un esempio che ho ricevuto personalmente in occasione di un incontro con Massimo Milone, giornalista Rai per tanti anni e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi), nonché docente di etica dell’informazione (!) che recentemente disse, durante un workshop a cui ho partecipato, che la “lottizzazione Rai se fatta bene è garanzia di pluralismo”. :( Fortunatamente non tutti i giornalisti la pensano allo stesso modo.

  25. “Perché è dura ammetterlo? Solo in base ad un’antipatia personale?”

    No, in base al fatto che considero gran parte delle sue battaglie populistiche e demagogiche

    “Chi ha un forte sentire democratico non dovrebbe avere difficoltà a dichiarare di apprezzare le proposte che reputa buone per il Paese, da qualsivoglia voce provengano”.

    E in effetti è proprio ciò che ho fatto, dicendo che sono proposte apprezzabili, non trovi?

    “Trovo tendenziosa però la questione sulla Corte Costituzionale; i promotori dei referendum non intendono beccarsi la censura dalla Corte Costituzionale per poi scatenare l’indignazione, di censure ne ricevono già abbastanza”.

    E’ un’ipotesi maliziosa ma non priva di elementi di ragionevolezza, a mio parere.

    “Non c’entra niente in questa giornata di mobilitazione “concreta” un’ipotetica OPA sulla morente Sinistra Arcobaleno, è una pura ipotesi di fantapolitica spicciola”.

    hai letto il post di Grillo permalinkato nell’articolo?

    “Infine, si prova a “farli servire” questi tre referendum; almeno sono uno dei pochi strumenti di democrazia diretta e partecipativa rimasto ai cittadini per potersi esprimere, ma va a finire che elimineranno anche questo istituto. Si, sarebbe utile approvarli, altrimenti come si può fare per migliorare e rendere più democratica e libera l’informazione?”

    come ho scritto nel pezzo, i referendum - seppur apprezzabili - non cambieranno assolutamente nulla nell’informazione. Perché non è quello il problema. Riguardo gli effetti concreti, mi limito a osservare che quello sui finanziamenti farà soltanto chiudere giornali di partito che nessuno leggeva (ed è un bene, ma giusto per i portafogli degli italiani). Quello sull’OdG, pur liberandoci da un ente di poca utilità, non migliorerà la situazione della libera stampa (già oggi la regolamentazione è poco incisiva: la deregulation toglierebbe del tutto l’incisività; non è un male, ma è inutile). Abrogare la Gasparri, con un governo di centrodestra in carica… c’è bisogno di commentare?

  26. Alessandro, il populismo è altro, è governare sul popolo; Grillo esorta il popolo dal basso, se vuoi “agita le masse” alla presa di coscienza, questo non è populismo. Se trovo il pezzo di Sartori che lo spiega lo linko. Proporre referendum e, nella precedente occasione, proporre iniziative di legge popolare non è demagogico, è vera politica partecipativa. Se poi le proposte provenienti dai cittadini sono sempre tacciate di essere populismo, demagogia etc, allora esautoriamo un diritto sancito dalla Costituzione, quello che sta usando Grillo in veste di megafono. E’ chiaro che essere un punto di riferimento per le masse porta ad usare toni a volte sopra le righe, ma non è semplicisticamente demagogia.
    Hai detto che sono proposte apprezzabili ma provenendo da Grillo “è dura ammetterlo”; non c’è bisogno di fare il copia ed incolla, è un metodo elementare di dibattito, mi meraviglia. Il post di Grillo lo si può leggere secondo diverse lenti, non mi sembra vi sia una dichiarazione propria di accoglienza per la Sinistra Arcobaleno, non possiamo arrivare a tali conclusioni sic et simpliciter.
    Sulla qualità in sé delle proposte, ricordiamo che un referendum abroga, non è una proposta di legge articolata, non vuol essere la panacea di tutti i mali ma nel suo piccolo qualcosa migliora, poi tocca a tutti gli altri darsi da fare. Anche noi facciamo qualcosa con i nostri blog: sensibilizzazione; di certo non miglioriamo qualitativamente di botto l’informazione, ma contribuiamo. E’ questo il messaggio. I referendum qualcosa in più.

  27. “il populismo è altro, è governare sul popolo; Grillo esorta il popolo dal basso, se vuoi “agita le masse” alla presa di coscienza, questo non è populismo”.

    questo è l’esatto essere del populismo. E, d’altro canto, “tipico di un discorso ideologico è il denegarsi come tale” (L.Althusser). “io faccio quello che vuole la ggggente” è il non plus ultra della demagogia. Il pezzo di Sartori lo lessi all’epoca.

    “Sulla qualità in sé delle proposte, ricordiamo che un referendum abroga, non è una proposta di legge articolata, non vuol essere la panacea di tutti i mali ma nel suo piccolo qualcosa migliora, poi tocca a tutti gli altri darsi da fare”.

    Ti ho replicato prima nel merito riguardo gli effetti concreti di quelle leggi. E, nel post, ho spiegato - sempre nel merito - perché non migliorerebbero il livello dell’informazione italiana.

    Al resto ho risposto prima

  28. @ Alessandro: ok, inutile continuare su questa falsariga se si da un significato diverso ai termini. Populismo e demagogia non hanno uguale significato e Sartori che dici di aver letto lo spiegava bene. Dunque “il populismo è altro, è governare sul popolo; Grillo esorta il popolo dal basso, se vuoi “agita le masse” alla presa di coscienza, questo non è populismo”; lo ribadisco. E non sono d’accordo neppure sulla demagogia perché altrimenti la partecipazione politica tutta sarebbe demagogica. Ognuno resta della propria opinione; la mia è che effetti migliorativi sull’informazione se ne avrebbero, quantomeno eliminando fattori che la rendono oggi peggiore. Spero che la “ggggente” vada a firmare per abrogare alcune pessime leggi, non per demagogia :)

  29. scusate per il ritardo ma era da molto che non leggevo la posta!
    Bentornati sulla rete giornalettisti!

  30. Il problema del finanziamento pubblico ai giornali è un problema serio che ha reso il giornalismo italiano un giornalismo di tipo partigiano. Per riuscire ad avere un’informazione equilibrata il cittadino è obbligato a leggere almeno quattro cinque giornali e questo va assolutamente contro l’informazione. Che in Italia non esistano grandi editori è cosa risaputa, ma non possiamo nasconderci dietro questo alibi. Al contrario bisogna creare le condizioni affinché questa situazione cambi. Se si mette un tetto alla pubblicità televisiva gli inserzionisti saranno obbligati a rivolgersi alla carta stampata e così l’editoria giornalistica diventerebbe appetibile per gli imprenditori e si creerebbero le condizioni per un giornalismo più pluralistico e indipendente dai partiti. Cosa normalissima negli altri paesi occidentali.
    Nel giornalismo anglosassone la pluralità all’interno di uno stesso giornale è prassi normale. Ci sono giornali dove il direttore della pagina degli editoriali è diverso dal direttore del giornale che ospita tale pagina proprio per assicurare libertà di opinione.
    Ma per cambiare davvero e rendere questo paese normale bisogna togliere troppi privilegi e purtroppo chi ha il potere di cambiare è anche chi si è dato i privilegi. Quindi è ovvio che dall’alto piovano sempre critiche.
    Grillo può essere facilmente criticato nel merito e nel metodo, ma di fatto ha il merito di spingere le persone a mobilitarsi per cambiare questo paese.

    http://nunveregghepiu.splinder.com

  31. Il problema del finanziamento pubblico ai giornali non è ciò che ha reso il giornalismo italiano “partigiano”. Quello che lo ha reso partigiano è invece la proprietà dei giornali e l’assenza di editori puri.
    Il finanziamento è un sussidio che è bene non ci sia, ma senza il quale la linea editoriale dei giornali non cambierà di una virgola.

    “Ma per cambiare davvero e rendere questo paese normale bisogna togliere troppi privilegi e purtroppo chi ha il potere di cambiare è anche chi si è dato i privilegi. Quindi è ovvio che dall’alto piovano sempre critiche.”

    La mia critica spero non sia etichettata tra quelle “dall’alto”, visto che di finanziamenti pubblici questo sito non ne prende.

    “Se si mette un tetto alla pubblicità televisiva gli inserzionisti saranno obbligati a rivolgersi alla carta stampata e così l’editoria giornalistica diventerebbe appetibile per gli imprenditori e si creerebbero le condizioni per un giornalismo più pluralistico e indipendente dai partiti.”

    Questo, che invece sarebbe cosa buona e giusta, NON è previsto dai referendum di Grillo.

  32. io prima lo seguivo grillo, con i suoi discorsi e le sue battute da satiro un po fuori dalle righe, ma adesso devo ammettere che non mi soddisfa piu di tanto. non perchè non abbia ragione su alquni giornali e altre cose che dice, ma ci sono cose invece che sono inacettabili. secondo me sta cominciando a ragionare non piu con le sue idee giuste o sbagliate, ma comincia a stare da una parte della casta, e non dico quale. credo che poi incitare una massa di gente cosi grande con tutto quell’odio che sputa, potrebbe essere pericoloso. ma questo da parte di tutti i politici sia chiaro.
    e poi basta con tutte le volte il fascismo oppure il comunismo, sono cose che vivono solamente i piu anziani, sono state una liberazzione per la nostra italia e tanto di capello, ma noi siamo gia alla 4°generazione, non si puo tenere i giovani ancorati a quelle cose del passato, primo perchè si crea sempre questa barriera di scontro e poi anche perche il tempo ha cambiato tutto, adesso siamo in europa non esiste piu lo scontro tra nazioni in europa. e giusto vigilare ma ogni volta ogni anno due pal.. con la storia del zìnazzismo che è differente dal fascismo. comunque io spero che si progìceta seguendo il giusto, e punendo le cose sbagliate con forza, senza ideologie politiche ho simpatie particolari, perchè sarebbe terreno fertilizzato per la mafia.

  33. Il problema del finanziamento pubblico ai giornali non è ciò che ha reso il giornalismo italiano “partigiano”.
    E’ vero, ma è comunque uno spreco di risorse che tiene in vita giornali di partito che non vendono copie e che non contribuisce affatto a creare le giuste condizioni di mercato. Nella nostra situazione economica poi non ci possiamo assolutamente permettere questo spreco e poi chiedere sacrifici ai cittadini.
    Il tetto alla pubblicità televisiva non è previsto dal referendum di Grillo sul finanziamento pubblico dei giornali perché si tratta di materia. Ma il referendum abrogativo sulla Gasparri tende a colpire principalmente il tycoon che ha approfittato del suo ruolo di premier per imporre una legge duo polistica (che avvantaggia la sua televisione e la sua agenzia pubblicitaria). Tale abolizione andrebbe a creare un vuoto legislativo che difficilmente verrebbe accettato dal prossimo governo, ma sarebbe un segnale forte da parte della popolazione nei confronti principalmente di Mediaset che è il maggiore contenitore di pubblicità con Publitalia. Se l’opposizione in Parlamento fosse forte, compatta, e se non accettasse compromessi (cosa che ritengo molto improbabile) gli altri partiti potrebbero imporsi per far passare una nuova legge di regolamentazione televisiva per creare pluralità, facendo ciò avrebbero una preziosa occasione al tempo stesso di salvaguardare anche gli interessi dell’editoria non televisiva.
    La preminenza assoluta della televisione su ogni altro mezzo di informazione è un’altra delle anomalie del nostro Paese che andrebbe corretto.
    Di cose da fare ce ne sono tante e lo sappiamo tutti. Ritorno a dire che Grillo non è la panacea ma bisogna cominciare da qualche parte. I modi di Grillo sicuramente non sono ortodossi ma se decine di migliaia di persone sono andate a Torino, e se in pochissime ore 450.000 persone hanno firmato i referendum da lui proposti chiediamoci cosa rispondere a queste persone invece di cercare di spiegare loro che Grillo non ha ragione al 100%. Queste persone lo sanno già, come sanno già che alla fine è solo un comico (è anzi strano che non abbia ancora commesso errori madornali, altri politici fanno gaffe e sparano proposte strampalate un giorno sì un no), ma evidentemente ritengono lui migliore di qualsiasi altra cosa in piazza.
    Se non ci uniamo a criticare la classe dirigente che ha la responsabilità dei pessimi risultati del sistema Italia (e non Grillo che non ha alcuna responsabilità) non riusciremo mai a sollecitarli a fare di meglio.

    http://nunveregghepiu.splinder.com

  34. “E’ vero, ma è comunque uno spreco di risorse che tiene in vita giornali di partito che non vendono copie e che non contribuisce affatto a creare le giuste condizioni di mercato.”

    e infatti io ho detto che i referendum sono firmati. Lo “spreco di risorse” che rappresenta è, come si suol dire, una goccia nel mare. Ma per me, lo ripeto, va bene.

    Sulla Gasparri, ripeti cose che sappiamo tutti. Rimane che si abrogherebbe con un governo di centrodestra in sella, e anche se l’opposizione trovasse “unità”, come tu dici, non potrebbe esserlo di più della volta scorsa, in cui fu unita e pronta a combattere la legge. Che, ciononostante, venne approvata lo stesso.

    Sul resto, credo di aver risposto sopra e nel post.

  35. Fab

    Correggo l’espressione sul populismo che avevo scritto in un precedente commento; mi riferivo invece a “demagogia”. Nella sostanza confermo le mie idee.

    Concordo sull’idea, ripresa da altri osservatori delle proposte di Grillo, di mettere un tetto alla pubblicità televisiva che favorirebbe un’editoria giornalistica più pluralistica e meno legata al potere politico.

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