Mesiano lo stravagante e Al Gore che inventò Internet

23/10/2009 - Calzini azzurri ed ex presidenti che inventano la rete: questo e ancor di più è il giornalismo. Italiano. Oggi. A tenere banco nell’ultima settimana, per ovvi e innegabili meriti, è stato il caso Mesiano: per quei pochi che non ne

     
 

di

Calzini azzurri ed ex presidenti che inventano la rete: questo e ancor di più è il giornalismo. Italiano. Oggi.

A tenere banco nell’ultima settimana, per ovvi e innegabili meriti, è stato il caso Mesiano: per quei pochi che non ne sanno nulla, a Mattino 5 è andato in onda un impagabile servizio, annunciato da Claudio Brachino, sulle “stravaganze” del giudice Raimondo Mesiano, artefice della sentenza sul Lodo Mondadori. Sul sottofondo di Can’t Stop dei Red Hot Chili Peppers, il servizio mostrava il giudice che va dal barbiere, il giudice che aspetta il suo turno, il giudice che accende la sigaretta, il giudice che si fa lo shampoo, il giudice su una panchina con i calzini azzurri in vista; il tutto con il commento della giornalista che cercava di ravvivare il racconto: “E’ impaziente, non riesce a stare fermo: avanti e indietro”. E al ritorno in studio, il colpo di genio: “ovviamente non vogliamo dare giudizi né trarre conclusioni, però”.

LO SCOOP DI ZURLO – Sul filmato si è ovviamente già detto di tutto, ma pochi hanno dato la giusta attenzione a un paio di dettagli accessori: il precedente articolo su Mesiano di Stefano Zurlo e la successiva risposta di Claudio Brachino. L’articolo di Zurlo si intitola “Mondadori, il giudice brindò alla fine di Silvio”, e già ci si immagina la scena: una riunione segreta, la grande tavolata di congiurati, il fatidico brindisi. Poi si va a leggere, e si scopre che, tra un paragrafo di riempimento e l’altro (esempio: “Alle pareti oblò, quadri, remi, timoni, gli immancabili piatti del Buon ricordo. Sembra di essere a bordo, anzi Al cuoco di bordo, ristorante della via Gluck, quella cantata e resa immortale da Celentano, ben frequentato da chi vuol mangiare anche a Milano pesce fresco. È in questo ambiente marinaro che una sera d’autunno del 2006 Raimondo Mesiano” eccetera), gli unici virgolettati attribuiti al giudice sono “Meno male che è caduto Berlusconi ed è arrivato Prodi” e “Berlusconi dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”. E che la fonte di entrambi è un giovane avvocato di cui non sappiamo il nome, ma che è “impeccabile nel suo gessato”, quindi merita fiducia. E che l’avvocato, dopo tre anni, dice di non poter “ricordare con esattezza le parole”. Insomma, c’è uno che dice che forse tre anni fa Mesiano esprimeva giudizi negativi su Berlusconi ma non ricorda esattamente in che termini. Zurlo ne tira fuori 4000 battute: applausi.

LE SCUSE – Brachino, invece, si è ritrovato per qualche giorno nell’occhio del ciclone. Ha deciso quindi di scusarsi e di difendersi, e l’ha fatto con un articolo sul Giornale, “Tre domande al giudice Mesiano”, che poi ha riletto identico in trasmissione. Il direttore di Videonews apre con un magnifico eufemismo (il servizio su Mesiano “non appartiene certo alla categoria dei capolavori”), poi spiega: ha deciso di trasmettere quelle immagini “per dare sostanza televisiva a una figura di cui si leggeva e si sentiva parlare, ma di cui poco si era visto”. “Nel servizio non si fanno valutazioni politiche e giuridiche. Non si usano epiteti infamanti”. Che come difesa è un po’ deboluccia: se il criterio per mandare in onda un tizio dal barbiere è soltanto non dargli esplicitamente del pirla, forse c’è qualcosa che non va. “La battuta sui calzini può non piacere. Ma rimane una battuta. Ricordo con terrore un romanzo di Kundera, Lo scherzo, in cui il protagonista finisce ai lavori forzati per un umorismo non gradito. Per fortuna era la Cecoslovacchia comunista degli anni ’60”. Brachino sembra credere che le critiche al commento sui calzini fossero dovute al fatto che la battuta non faceva ridere, quando invece il problema era che il calzino turchese veniva spacciato per segno di “stravaganza” – e poi, certo, non faceva ridere manco lontanamente.

DIFESA E CONTRATTACCO – Poi la classica presa in giro: “Certo, c’è l’aggettivo «stravagante». Come ricorda lo Zanichelli, stravagante vuol dire raro anche nel senso di originale, fuori dagli schemi. E allora?”. Ah, ecco, abbiamo frainteso. Si parlava di stravaganza nel senso di originalità, si voleva sottolineare quanto Mesiano sia un tipo anticonformista. E in studio ci si chiedeva se poteva ridursi a fare il giudice una persona così originale, così fuori dagli schemi da portare i calzini turchesi. E’ un po’ come quando il Giornale ci spiegava che “farabutti” era sì un insulto, ma comunque uno dei migliori. Ma non è finita, Brachino ha ancora qualcosa da dire: “C’è unasproporzione sospetta, insomma, tra l’azione e la reazione, tra il buffetto e le cannonate, tra il termine stravagante e quelli che soprattutto i colleghi hanno rifilato a me: servo, killer, vergogna, barbarie”. Su questo ha la mia solidarietà, diciamolo chiaramente: nessun rispetto per chi ha dato a Brachino della barbarie. “E poi, perché il servizio è andato in onda alle 10 di giovedì 15 ottobre e il caos si è scatenato venerdì 16 dopo un articolo di Repubblica? È un problema di fuso orario o di chi detta l’agenda?”. Mi piange il cuore a dirtelo, Claudio, ma è così: Mattino 5 non se lo caga nessuno.

BOCCALONI – Per il resto, due piccola perle: sul Corriere, un meraviglioso articolo stile Novella 2000 di Fabrizio Roncone su George Clooney ed Elisabetta Canalis. La teoria è che si tratti di una copertura per fugare i sospetti sull’omosessualità di Clooney. Splendido il passaggio “i cronisti di gossip ricordano poi come già due anni fa accanto a Clooney comparve improvvisamente una ballerina di lap-dance, tale Sara Larson,che con lui sfilò addirittura sul red carpet di Venezia”. Allora è sicuramente gay. En passant, ricordiamo il ridicolo gettato su questa vicenda da Matt Damon qualche tempo fa. Perfino i commentatori di Corriere.it, notoriamente fulminati, si sono ribellati a cotanta insulsaggine. E sempre sul Corriere, le conseguenze di un’altra vecchia bufala: «Internet è una tecnologia e non un medium - spiega Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera - così potente da aver fatto grandi guadagni. Non dimentichiamo che nasce da un’intuizione di Al Gore, quindi da un politico». Vicedirettore. Internet ha fatto grandi guadagni. Internet inventata da Al Gore. In che mani siamo.

     
 

4 Commenti

  1. Pingback: Tweets that mention Mesiano lo stravagante e Al Gore che inventò Internet -- Topsy.com

  2. “Zurlo ne tira fuori 4000 battute: applausi.”

    io so fare moooooooooolto peggio!

  3. EssEmme scrive:

    quel “vicedirettore” urla vendetta!

  4. radoilfigo scrive:

    Al Gore ha inventato internet? Devo avvisare Franz, un mio ex compagno di squadra che nel 2001 si vantava di averlo inventata lui con altri suoi tre colleghi e si rammaricava (8 anni fa!) di non averne intuito le potenzialità e di averla concepita solo per l'apertura di un milione di siti diversi. Ragione per cui – sosteneva – internet sarebbe durata solo qualche altro mese.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie