Sport

L’anno nero della Formula Uno

23 ottobre 2009

Non accenna a concludersi la stagione sfortunata dello sport a quattro ruote più amato del mondo. Ecco come è andata, e come andrà

Dopo circa sette mesi, giunge a conclusione un’altra stagione di Formula 1. Sicuramente quella del 2009 sarà ricordata come la stagione dei veleni, iniziata male sin dall’inverno scorso, quando Max Mosley fece sapere a tutti i suoi propositi per la Formula 1 del futuro. L’abbandono della Honda a fine stagione crearono tutti i presupposti per i piani di Mosley, propenso ad introdurre un budget cap per il 2010 al fine di limitare le spese dei team ed evitare cosi l’abbandono dei costruttori dalla massima serie.

PASSATO, FUTURO – Certo, la crisi economica in un certo senso spingeva verso queste proposte ma i team non hanno mai avuto questo tipo d’idea, giacché la formula 1 in primis è un campo di ricerca che comunque porta anche molta visibilità a tutti i costruttori impegnati. Alla vigilia della stagione la FIA approva una norma che prevede l’assegnazione dl titolo al pilota che vincerà più gare, quindi senza tener conto dei punti che segna nell’arco del campionato. I team però, grazie a una norma del codice sportivo che vietava ogni modifica al regolamento, riuscirono a far cadere la modifica. Come dicevamo la stagione segnava anche l’entrata in vigore di nuove regole sul fronte aerodinamico, notevolmente diminuito e in parte compensato con l’introduzione delle gomme slick. Un regolamento nato per volontà della FIA in collaborazione con i migliori tecnici presenti in Formula 1. In sostanza l’obiettivo principale era ritrovare lo spettacolo e i sorpassi, da anni merce rara in Formula 1. Le buone intenzioni c’erano tutte ma sin dall’esordio nei test spagnoli, la Brawn GP, scuderia nata dalle ceneri della Honda, iniziarono i primi mugugni dei team. La vettura del team di Ross Brawn, ex direttore tecnico della Ferrari, era subito velocissima e affidabile grazie al super motore fornito dalla Mercedes. La vettura vantava anche delle soluzioni che solo in parte Toyota e Williams avevano il doppio fondo. Autentico miracolo di deportanza aerodinamica per quei team che erano riusciti a trovare un buco nel regolamento. La Brawn GP, insieme alla Toyota e alla Williams, presentarono le vetture alla prima gara stagionale in Australia e subito scattarono i ricorsi dei vari team, tra cui Ferrari, Red Bull, Renault e BMW. Il risultato di Melbourne era sub giudice e si attendeva una decisione in merito che venne presa il 14 di Aprile, data in cui veniva sancita la legalità delle soluzioni aerodinamiche adottate dai tre team. A inizio mese però la McLaren fu punita con la squalifica dal Gp d’Australia per aver mentito con il suo pilota Lewis Hamilton durante un’audizione con i commissari al termine della gara. Le bugie dette dal campione del mondo inglese fecero squalificare ingiustamente Jarno Trulli.

IL BREAK - Solo alla vigilia del Gp della Malesia fu ristabilito l’esatto ordine del Gp d’Australia con la squalifica del team McLaren dall’ordine d’arrivo. In quella sede, il Consiglio Mondiale approvò anche le regole per il 2010 che prevedevano un tetto alle spese di ogni team, definito budget cap e andavano a creare una Formula 1 a due livelli. In sintesi, chi aderiva al budget cap era favorito in una serie di concessioni come la rotazione libera dei motori anche oltre i 18.000 giri, test illimitati sia in pista sia in galleria del vento e ali mobili sia all’anteriore sia al posteriore. Per gli altri le regolerimanevano le stesse in vigore in questa stagione. La Ferrari presentò subito ricorso al Tribunale francese della Grandi Istanze ma ne usci sconfitta. La battaglia però era solo all’inizio anche perché in pista dominava una certa Brawn Gp, con Jenson Button, bravo a vincere 6 gare su 7. Dall’altra parte la guerra delle carte bollate giungeva al culmine durante il weekend del Gp di Silverstone, in Inghilterra. Nella sede inglese della Renault a Enstone, i team riuniti nella FOTA decidono di mollare la Formula 1 per creare un nuovo campionato con regole certe e stabili per un futuro roseo della Formula 1. Una scissione totale che suscitava un grande appoggio da parte di tutti i tifosi della Formula 1 sparsi nel mondo. Ecclestone inizia a vedere il naufragio del suo giocattolo e cerca di far ragionare sia Max Mosley sia la FIA, ora in una posizione difficile per aver tirato troppo la corda. I team, uniti e compatti sono pronti a crearsi un proprio campionato e a poco servono le azioni legali che il boss vuole intraprendere per tutelarsi. Urgeva un accordo che arriva 5 giorni dopo, il 24 di Giugno. I team vincono su tutti i fronti, ottengono l’annullamento delle regole che prevedevano il budget cap e ottengono anche la testa di Mosley, costretto a farsi da parte a Ottobre, a fine mandato. Archiviate le regole, sul fronte sportivo Jenson Button, vincitore di ben sei gare sulle 7 disputate, inizia ad affrontare un duro periodo con la sua Brawn Gp, incapace di portare in temperatura le gomme durante alcuni Gp decisamente freddi come Silverstone e Nurburgring.

2 commenti a L’anno nero della Formula Uno

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  2. comicomix

    Non mi ricordo un mondiale tanto sconclusionato e con un vincitore non meritevole dai tempi dell'incidente di Lauda al nurbungring, l'anno in cui vinse James Hunt, perchè Lauda fu a lungo assente, un po' sottotono e poi si rititrò sotto il diluvio giapponese.

    E' troppo tempo che la F1 è in agonia (dal punto di vista sportivo e spettacolare). Spero che cambi. Ma ne dubito.

    C.

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