La libertà di stampa è anche quella di poter dire che un programma è noioso senza dover passare per fascista (o comunista, a seconda)
Si può fare un critica non politica alla odierna televisione? Verrebbe da
chiederselo. Perché una critico tv vorrebbe, o almeno dovrebbe, poter scrivere di ogni programma dando una valutazione al programma stesso. E in invece in Italia persino la critica tv, che consiste, in buona sostanza, nel dire se un programma televisivo fa sbadigliare o meno, ormai non è più solo critica tv, ma esercizio politico.
PER DIRE – Faccio un esempio. Santoro e Fazio fanno dei programmi tv, giusto? In un mondo ideale – meglio, lasciamo stare un mondo ideale: diciamo in un paese che non fosse costantemente sull’orlo di un attacco di nervi e spesso anche un pelino più in là – un critico televisivo avrebbe tutto il diritto di trattare Fazio e Santoro come ciò che sono, ovvero due giornalisti che fanno un programma televisivo. E valutare il loro programma per ciò che è, cioè un programma televisivo. Quindi, putacaso, potrebbe scrivere che la ripresa di Che tempo che fa di Fazio è una cosa così noiosa che potrebbero somministrarla nelle sale operatorie al posto dell’anestesia: non si fa tempo a contare fino a dieci che l’abbiocco è assicurato. Potrebbe dire che il buon Fazio, che per carità è persona educata, persino colta, non ha una idea nuova dai tempi della prima stagione, e ormai rumega nel fondo del barile riesumando da tre edizioni gli stessi identici ospiti a cui fa le stesse identiche domande; che il suo birignao da iononcapisconientenonsonienteesonosoloilragazzodellaportaaccanto è semplicemente fastidiosa, dal momento che ormai ha l’età e l’esperienza alle spalle per essere considerato il Pippo Baudo della generazione dei quarantenni, e dunque la smetta di far finta di essere uno che è appena arrivato davanti alla telecamera da Celle Ligure, visto che davanti alle telecamere ci sta da almeno vent’anni, ecchediamine!
L’ALTRO - E il succitato critico potrebbe anche dire che il programma di Santoro è un circo barnum dove spesso e volentieri si perde il filo, e non perché i politici sono maleducati e strasbordano, ma perché il programma è pensato proprio per farli strasbordare volutamente: il dibattito, in realtà, è una caccia alla rissa, se per caso in una puntata i politici non si dessero sulla voce, minacciassero, e si comportassero, putacaso, da persone civili,
tutta l’impalcatura cadrebbe di botto: Annozero è un programma che si regge sul fatto che i politici si azzuffino e si comportino come barbari presuntuosi. Si dovrebbe dirlo. Si potrebbe dirlo con il cuore in mano. Il problema è che siamo in Italia. E dunque, se uno scrive una critica del genere, c’è il rischio che qualcuno da destra la prenda come un invito a chiudere i due programmi. Che qualcuno da sinistra si inalberi, dicendo che spari contro due conduttori al centro di un attacco mediatico. Che qualcuno di scemo apra con te polemiche infinite. Che tutti finiscano con il commentare la tua critica non per ciò che dice o non dice, ma perché devono spiegare il loro concetto di libertà di stampa, di difesa della democrazia, di difesa della libertà, di destra di pancia, sinistra al caviale, e via via fino ad arrivare alle immancabili riflessioni su i premier che vanno a puttane e su Repubblica che non fa vero giornalismo.
IL FUTURO CHE NON C’E’ - Quindi, il povero critico televisivo la critica dei programmi di Santoro e Fazio la rimanda ad altro momento. Un momento in cui, si spera, usciti da questa isteria collettiva, sarà finalmente possibile parlare di un programma televisivo, di un conduttore televisivo, di un comico televisivo in quanto tale. Fra i tanti motivi per cui qualcuno può desiderare che in Italia si arrivi ad una democrazia compiuta c’è anche questo: vorrei poter dire che a me Santoro e Fazio fanno sbadigliare, senza che questo comporti alcuna considerazione politica alle spalle.
























Cara Mariangela, hai espresso con stile e proprietà di linguaggio il tuo pensiero sul modo di fare televisione dei due giornalisti presi in esame, senza infarcire il tutto con divagazioni e connotazioni dal sapore vagamente politico. hai fatto quello che ti sentivi di fare e lo hai scritto in modo più che appropriato. Leggendoti, però, mi sovviene una piccola riflessione che vorrei esprimere sotto forma di commento. A mio modo di vedere esiste una gran bella differenza tra Fazio e Santoro (che tu accomuni nella ragione del tuo sbadigliamento): il primo è uso interloquire con chi gli sta davanti nella maniera a lui più consona e naturale, senza troppe forzature. Fazio non è uno che si espone politicamente dal punto di vista di conoscenza del suo pensiero e cerca di mettere la conversazione sul piano dell'ironia e della cultura a portata di tutti. Chetempochefa, a mio modo di vedere, non è una “repetita iuvant” dei primi anni come affermi tu, con i soliti ospiti e con le solite domande, altrimenti avrebbe già chiuso da tempo. Il lato migliore del programma è la sinergia tra la leggerezza della conduzione di Fazio e la scoppiettante vis comica della Littizzetto o di Aldo Giovanni e Giacomo, tra le pallose elucubrazioni meteo di Mercalli e le incursioni sganascianti di Cetto La Qualunque. Nel caso di Santoro, invece, la conduzione del giornalista salernitano fa a cazzotti con l'arena perennemente su di giri interpretata dai vari Castelli e Belpietro di turno, intervallato dalle uscite alquanto pietose di un Ghedini o di un Lupi. Fatto sta che, giornalisticamente parlando, Annzero risulta essere il programma d'inchiesta più pungente (al pari di Report della Gabanelli) che la Rai possa ultimamente vantare nel suo palinsesto. Questo almeno è il mio modesto pensiero su quanto da te sollevato. Gradirei conoscere una tua cortese controreplica, se lo ritieni opportuno, e comunque ti faccio i miei più sinceri complimenti per la tua avventura su Giornalettismo. Un cordialissimo saluto da Nomadus.
Vorrei ricordare alla scrivente che applicare le categorie dell'estetica ai programmi in esame (Bello,brutto;noioso o scoppiettante ) rischia di portarci fuoristrada;mi sembra cosa più pertinente utilizzare quelle della gnoseologia ( vero-falso ).La vera televisione soporifera,magari ,è proprio quella che le appare la più brillante.
Su Santoro concordo al milleXmille e non riesco proprio a reggerlo…. su Fazio dissento
forse perchè è uno dei pochissimi programmi che si può guardare anche con figli piccoli senza dover filtrare sempre ogni cosa e magari facendogli imparare qualcosa.. e a loropiace molto e si ricordano quando hanno visto un ospite da Fazio e persino di cosa hanno parlato
per non parlare della Littizzetto e AldoGiovanniEGiacomo ;D
Un caro saluto, Lisa
@->nomadus: personalmente Fazio, poi, lo guardo. E' vedibile, anche se all'inizio era un programma innovativo, e poi si è accasciato nella routine. Con quello che si vede in giro, per carità, pare oro. Santoro, invece, mi lascia piuttosto perplessa. Mi piacciono abbastanza le inchieste (che però in genere sono gestite dai collaboratori), ma trovo che la costruzione del programma, che si presenta a priori come “contro” (non solo contro Berlusconi, contro e basta) per partito preso, alle volte renda inefficaci persino le inchieste fatte bene.
Io sono perfettamente d'accordo con Mariangela/Galatea, ogni singola parola. Purtroppo non si è nella condizione di poter fare neanche nel salotto con i propri amici un simile discorso senza essere tacciati di “snobismo”.
Si dovrebbe anche avere modo/possiiblità di poter giudicare un programma televisivo per quello che è, non solo per quello che rappresenta, o per come finisce schierato (a volte suo malgrado) nella trincea politica destra vs sinistra.
Giudicare, criticare. Fazio come Giacobbo, Santoro come Vespa, tutti come il Dr House. Sono programmi televisivi, qualcosa che si sceglie pigiando un tasto davanti a un tubo catodico (per chi ancora non è passato ai cristalli o al plasma). Giudicare, criticare, scegliere.
Per questo sono ancora più grato a Mariangela. Per aver riportato tutto ciò alla domensione a cui appartiene…