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pubblicato il 22 ottobre 2009 alle 11:00 dallo stesso autore - torna alla home

Vito Ciancimino preferiva Binnu al vertice di Cosa Nostra. E in effetti molti indizi inducono a sospettare che un legame tra la cattura di Totò u Curtu e la trattativa ci sia stato davvero: libertà di circolazione in cambio dello stop agli spargimenti di sangue?

Che un contatto tra mafia e Stato ci sia stato lo affermano in molti. Pochi Riina2 La trattativa ci fu. E Provenzano arrestò Riinaazzardano quale possa essere stata la contropartita capace di fermare le stragi e, se è vero quanto afferma il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, di evitare la morte di altri illustri personaggi. E, alla luce del fatto che nessuna delle obiettivamente eccessive richieste del papello sia mai stata esaudita durante i 17 anni che ci separano da quei fatti, i punti di incontro molto probabilmente devono essere trovati altrove. In cambio al vertice della mafia siciliana, ad esempio.

RIINA TRADITO -Il figlio di Ciancimino non è stato mai citato, non è stato mai sentito. Perché non si deve sentire il figlio di Ciancimino che era in contatto con il colonnello dei carabinieri? Perché questo Ciancimino che collaborava con questo colonnello non ci viene a dire il perché 5/6 giorni prima l’onorevole Mancino dice “Riina in questi giorni verrà arrestato”. Ma a Mancino chi glielo disse 5/6 giorni prima che io venivo arrestato? Allora c’è chi mi ha venduto!?”. Era Salvatore Riina in persona ad alimentare il sospetto che la sua cattura non fosse altro che il risultato di un complotto ai suoi danni. Di qualcuno che lo avesse tradito dall’interno perchè lo riteneva scomodo. E far fuori il Capo dei Capi poteva significare una sola cosa in quella drammatica stagione stragista: voler mettere fine a quella carneficina attraverso un cambio al vertice dell’organizzazione criminale.

DUE CAPI DIVERSI - La linea dura dello scontro frontale, questa volta contro lo Stato, era sempre stato il segno distintivo di Riina. Le idee di Bernardo Provenzano erano sicuramente più morbide e forse più lungimiranti di quelle di Totò ‘o Curtu: uno preferiva la pax mafiosa, l’altro il sangue. “Eh! Finalmente si sono fatti sotto. Ci ho fatto un papello così. Ho avuto un messaggio. Viene da Mancino”, aveva annunciato entusiasta Riina la vigilia di Natale del ’92 a Giovanni Brusca e a boss del calibro di Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Leoluca Bagarella, Salvatore Biondino, Vincenzo Sinacori. Era entusiasta perché pensava di essere il solo leader criminale al quale i pezzi dello Stato si sarebbero potuti appellare per trattare e mettere fine alle stragi. Non sapeva che Vito Ciancimino riteneva improponibili quelle proposte. L’ex sindaco né parlo anche con Provenzano. Avevano la stessa idea. Con Binnu la trattativa sarebbe potuta proseguire.

LIBERTA’ PER PROVENZANO - E’ stato Massimo Ciancimino, a mafia zoom La trattativa ci fu. E Provenzano arrestò Riinarivelare i contatti che ci furono, nello stesso periodo degli incontri con gli uomini dei Ros (agosto-dicembre ’92), tra suo padre e quello che sarebbe poi diventato il nuovo capo della mafia siciliana: “Lei ingegnere vada avanti – avrebbe detto Provenzano a don Vito, che in realtà era geometra – e poi vediamo di convincere il pazzo”. Il “pazzo” in questione era Riina, sotto la cui direzione Cosa Nostra aveva agito con una ferocia criminale senza precedenti, la stesso cinico modus agendi che aveva portato i corleonesi a vincere la seconda guerra di mafia e a conquistare il vertice della cupola qualche anno addietro. Un rapporto, quello tra Ciancimino padre e Provenzano, che si sarebbe mantenuto nel tempo. Tra il 1999 e il 2000 il capo di Cosa Nostra avrebbe incontrato don Vito almeno due-tre volte nella residenza romana dell’ex sindaco, ha rivelato tra l’altro Ciancimino jr quando è stato ascoltato, ad inizio maggio di quest’anno, come imputato nel processo Gotha, celebrato dal tribunale di Palermo in trasferta a Milano. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo entra nel merito dei differenti approcci, di Riina e di Provenzano, nei confronti della trattativa e del contatto cercato dagli uomini dello Stato. Don Vito al timone dell’organizzazione avrebbe preferito quello che allora era il vice, avrebbe dato maggiori garanzie: “Mio padre era certo – ha rivelato Massimo Ciancimino – che ci fosse uno pseudo-accordo che riguardava Provenzano sul suo modo tranquillo e libero di muoversi, in Italia e all’estero. Provenzano aveva quasi una missione, un ruolo ben preciso dopo le stragi, e mio padre era sicuro che la presa del timone di Cosa Nostra da parte sua fosse la cosa migliore”. “Per fortuna che c’è Provenzano”, diceva don Vito.

CATTURARE RIINA - Poi è la sentenza di primo grado delle stragi del ’93 a darci indizi interessanti. Ai primi di novembre del ’92, tra il terzo e il quarto incontro tra Ciancimino, suo figlio e i due uomini del Ros, Mario Mori e Giuseppe De Donno, Massimo Ciancimino avrebbe ricontattato il cap. De Donno per chiedergli di incontrare nuovamente il padre.

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