Economia

Il Mezzogiorno arranca ed il governo gli scippa i soldi

L’OCCUPAZIONE, LA PRODUTTIVITA’ E I REDDITI – L’occupazione è cresciuta in Italia in 14 anni dell’11,1%, circa lo 0,8% all’anno, con differenze marginali tra nord e sud. Ma se consideriamo solo gli ultimi 7 anni, tra il 2001 e il 2008, di fronte ad un dato nazionale del +4,9% t_povert_141(lo 0,7% medio annuo) il centro nord ha registrato un aumento del 6,3% (lo 0,9% all’anno) mentre nel sud l’occupazione è aumentata solo dello 0,9% in 7 anni (lo0,1% medio annuo). Tra le regioni, spiccano i consistenti aumenti di Lombardia, Veneto, Marche e soprattutto Lazio, e i dati vicini allo zero di Abruzzo, Puglia, Basilicata, con la Campania addirittura negativa. E questo, prima dell’esplodere della crisi, che ha peggiorato le cose. In compenso però, la produttività del lavoro è aumentata di più nel Mezzogiorno, sia prendendo a riferimento l’intero periodo (1995-2008) sia gli ultimi 7 anni. I redditi da lavoro dipendente ne hanno in parte risentito: l’incremento è lievemente più alto nel Sud che nel nord., dove però il livello assoluto è superiore (il reddito da lavoro dipendente per unità di lavoro è nel 2008 37.432 euro nel centro nord contro i 33.663 del mezzogiorno, con punte che vanno dalla 39.771 euro del Lazio e 38.763 euro della Lombardia ai 31.397 euro della Calabria. Infine, se prendiamo il rapporto tra Valore aggiunto ed investimenti, vediamo che per ogni euro di investimenti si generano a livello nazionale 4,2 euro di Valore Aggiunto. Ma nel centro nord con un euro si generano 4,3 euro di valore, nel mezzogiorno solo 3,8. la Liguria è a 4,7 euro di valore per un euro di investimento, la Basilicata a 3,4.

LA SPESA PUBBLICA – La Spesa pubblica in Italia, contrariamente a quanto si pensa, è più alta al Nord che al Sud, come mostra la banca dati CPT del Ministero dello sviluppo economico. Secondo i dati Istat è effettivamente cresciuta, negli ultimi 14 anni, più nel Mezzogiorno che nel centro nord. Però a partire dal 2001 la crescita reale (quindi, sempre depurata dall’inflazione) media annua è stata dell’1,7% nel Centro nord e dell’1,5% nel Sud. In Puglia l’aumento è stato di appena lo 0,5% all’anno, in Calabria dello 0,9%, mentre in Veneto – dove in termini procapite è già più elevata – è cresciuta dell’1,7% all’anno e in Lombardia dell’1,4%. Negli ultimi 18 mesi la crisi economica che ha colpito tutte le regioni ha visto il governo Berlusconi, come si è scritto in altre occasioni, dirottare gran parte degli interventi nel centro nord, prosciugando l’unica fonte finanziaria dedicata allo sviluppo regionale: il Fondo Aree sottoutilizzate (Fas). Dai 63,3 miliardi di euro iniziali la dotazione del Fas è stata tagliata, portandola a 45 miliardi di euro: 18 per le amministrazioni centrali e 27 per le Regioni, più i residui 7,3 miliardi al Fondo Infrastrutture Strategiche (Fis). Per effetto di questi tagli e delle successive riassegnazioni, al Sud sono stati sottratti  12-13 miliardi di euro. Senza contare che i fondi nazionali, originariamente concentrati per il Sud (riserva dell’85%), sono stati spalmati senza distinzione territoriale.

LA BANCA DEL SUD – Ora c’è la proposta della Banca per il sud. Iniziativa sulla quale Giornalettismo ha già detto la sua. Secondo il ministro, la Banca nasce per “incrementare la capacità di offerta del sistema bancario e finanziario del Mezzogiorno, sostenere le iniziative imprenditoriali più meritevoli, canalizzare il risparmio verso iniziative economiche che creino occupazione nelle regioni meridionali”. E aggiunge che ”in questa banca non si parlerà inglese. La nostra logica, la nostra visione è quella dell’albergo che vuole ampliarsi, del comune che vuole fare un centro congressi, dell’esercente di uno stabilimento balneare che vuole aprire una pizzeria”. A parte il fatto dell’inglese, sul resto qualche dubbio c’è. Perché se il problema sono le banche italiane incapaci o non interessate a valutare il merito di credito delle piccole imprese, la soluzione starebbe nella concorrenza, non nella creazione di una nuova banca. A meno che lo scopo non elemosinasia di allocare i fondi con criteri diversi dal merito del credito.

LE ESIGENZE DEL MEZZOGIORNO – Ma, a parte le giustificate critiche alla proposta di Tremonti, il fatto è che il credito è importante, specie in questi tempi di vacche magre, ma non è la priorità del Mezzogiorno. Basterebbe fare un giro nel nostro sud, o almeno leggersi i rapporti di Svimez e Censis e guardare i dati dell’Istat. Nel recente rapporto del Censis si evidenzia che gli imprenditori meridionali lamentano soprattutto l’incapacità progettuale e di gestione degli organismi pubblici e privati (associazioni di categoria e Pubblica amministrazione),  la presenza di economia illegale e sommersa. Molto rilevanti per gli imprenditori sono anche la carenza di manodopera qualificata, la scarsa disponibilità di aree attrezzate per le imprese e l’insufficiente rete di trasporti e collegamenti. Tutte cose per le quali c’erano (il passato è d’obbligo) le risorse del Fas. Cioè quelle che il governo ha “scippato” al sud, dopo 7 anni (2001-2008) in cui Tremonti è stato sempre al comando dell’economia (tranne la breve parentesi di Prodi-Padoa Schioppa) e, come dicono i dati, il Sud è andato indietro. La maggiore difficoltà per le aziende meridionali di accedere al credito rispetto a quelle del Centro-nord non è ai primi posti. Le priorità del Sud sono la sconfitta delle mafie, una sana iniezione di efficienza della Pa. E le risorse che la programmazione economica ha assegnato al Sud, che non vanno usate come “il pignattino dell’acqua santa” per altri scopi. Vanno usate seguendo quello che dice la Costituzione italiana, art.119, comma 5: ” Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”. C’è scritto sul sito del Governo italiano. Qualcuno se ne ricorda?

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