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pubblicato il 22 ottobre 2009 alle 08:25 dallo stesso autore - torna alla home

Il “sistema”, secondo gli investigatori, per funzionare aveva bisogno di cieca fiducia ed obbedienza. Infatti, chi nel partito chi non si piegava a quest’andazzo – è la tesi degli inquirenti – veniva vessato e intimidito. Oltre ai coniugi Mastella, è indagato pure Carlo Camilleri, ingegnere e consuocero di Clemente. Decapitato o quasi quello che resta (ed in Campania non è poco) dell’Udeur. Risultano, infatti, indagati il capogruppo alla news 1169109996body Sistema Mastella Lonardo, il testimone: Senza lUdeur qua non si governaRegione Fernando Errico, Nicola Ferraro, consigliere regionale, Antonio Fantini, già presidente della Regione Campania e segretario regionale Udeur. E ancora, tra gli altri, Luciano Capobianco, come detto ex direttore generale dell’Arpac, Ruggero Cataldi, ex direttore amministrativo Asl Benevento 1, Bruno De Stefano, direttore generale dell’Asl di Benevento e già sindaco democristiano di Castellammare di Stabia negli anni ’80 e infine esponente dell’Udeur.  Arnaldo Falato, dirigente dell’Asl Benevento 1; Carmelo Lo Mazzo Massimo Menegozzo e Francesco Polizio, tutti dirigenti Arpac, Mario Scarinzi, ex direttore generale dell’Asl Benevento 1.

LE INTERCETTAZIONI – A spiegarci il funzionamento del “sistema Mastella”, indirettamente, è lo stesso Antonio Fantini, allora coordinatore regionale dell’Udeur in una serie di dichiarazioni di qualche tempo fa “Guagliò, senza l’Udeur cà nun se governa”. Infatti, Mastella assicura il suo appoggio ad Antonio Bassolino il quale, a sua volta, dopo le elezioni dell’aprile 2005, assegna l’assessorato all’Ambiente all’Udeur e il controllo “assoluto” dell’Arpac. All’assessorato Fantini piazza il medico salernitano Luigi Nocera, che lui stesso definisce “nu’ dottore scetato”, ovvero sveglio… All’Arpac, come detto, c’era già Luciano Capobianco, ingegnere idraulico che aveva lavorato con lo stesso Fantini quando questi era Commissario per l’emergenza terremoto tra 1983 e il 1989. L’Arpac, per statuto, è un’agenzia che deve “monitorare, prevenire, controllare e tutelare la qualità del territorio e favorire il superamento delle molteplici criticità ambientali della Campania”. Quello che però non dice né il suo sito web né la stessa legge istitutiva, è stato raccontano in alcune intercettazioni telefoniche di tra Capobianco ed un suo omologo dirigente di una regione del Nord e forse non solo a lui. “E daie, damme ‘na mano”, lo implorava. E ancora: “Caro mio, io non li voglio i dipendenti con funzioni di polizia giudiziaria. Quelli portano solo guai. Con la camorra che c’è in Campania, poi. L’avvocatura regionale ci ha pure dato ragione. Gli avvocati dicono che in base alla legge i dipendenti possono avere lo status di polizia giudiziaria. Possono, non debbono, capisci a me…”. bassolino Sistema Mastella Lonardo, il testimone: Senza lUdeur qua non si governa Infatti, i dipendenti dell’Arpac lo status d’ufficiali giudiziari, così come normalmente avviene in tutte le Agenzie del Nord, continuano a non averlo. La Campania rischia di sprofondare ancora sotto il peso dei rifiuti. I suoi e quelli che illegalmente altre regioni gli scaricano sopra. Solo per questo la sua agenzia per l’ambiente dovrebbe essere una delle più efficienti d’Italia. Macché. Dei 784 dipendenti previsti dalla pianta organica ce ne sono meno della metà. Più di 200 sono precari che per titoli e impegno sono la spina dorsale della struttura. Situazione disastrosa se confrontata con gli organici delle regioni settentrionali. Per non parlare dei bilanci: 20 milioni in Campania, 60 in Emilia o Lombardia. Un dirigente napoletano racconta: “I cinque laboratori d’analisi ereditati dall’Asl fanno schifo. Quelli di Caserta e Benevento ti fanno vergognare. Per anni abbiamo chiesto almeno un macchinario che misurasse la diossina. Quando mi hanno invitato a Milano sono rimasto a bocca aperta. Lì tengono la Nasa!”. E la Regione a suo modo risponde alla sollecitazione. S’inventa una fusione per incorporazione della Pan con la neonata Arpac multiservizi: la Pan è una società mista con 207 dipendenti, tutti lavoratori socialmente utili con la terza media. “Noi chiedevamo disperatamente laureati e diplomati, invece arriva un esercito di lava provette, autisti e uscieri”, dicono all’Arpac. Infatti, a scoprire le montagne di rifiuti tossici disseminate tra Napoli e Caserta non sarà l’Agenzia regionale ma solo le numerose inchieste giornalistiche sorte sulla scia di “Gomorra”. “Non abbiamo mai progettato autonomamente il monitoraggio di un pezzo di territorio. Neppure a campione. Uscivamo, quando uscivamo, solo su chiamata dei Comuni”. Un bel quadretto, non c’è che dire, vero?

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