Tremonti e il populismo contro gli uomini di paglia

20 ottobre 2009

È meglio cibarsi della manna dal cielo che lavorare per guadagnarsi il pane, è meglio lavorare e guadagnare tanto che guadagnare poco: tutte queste affermazioni sono ovvietà, e non più di una piccola minoranza ha qualcosa da ridire. Il problema, ovviamente, è che la manna non esiste e i salari non aumentano per imposizione delle mani. Per quanto banale sia affermare che queste affermazioni siano banali, in politica c’è sempre il bisogno di ripetere, con Heinlein e Friedman, che “non ci sono pasti gratis”. Questo perché fare promesse che non si possono mantenere, sognare paradisi terrestri che non sono mai esistiti e titillare gli appetiti delle masse senza uno straccio di idea applicabile sono vizi molto frequenti. Un altro è la “fallacia dell’uomo di paglia”, che si ha quando si critica un’idea che nessuno difende credendo di aver criticato la tesi dell’avversario.

Entrambe i vizi sono ben presenti nella retorica di Tremonti: attaccare nemici inesistenti e promettere paradisi irrealizzabili. L’ultima incarnazione del tronfio populismo del ministro sono queste dichiarazioni sui posti fissi: “Il posto fisso è la base sulla quale costruire un progetto di vita e la famiglia, in quanto la mobilità lavorativa non è un valore di per sé”; “C’è stata una mutazione quantitativa e anche qualitativa del posto di lavoro, da quello fisso a quello mobile”; “Per me l’obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è base di stabilità sociale”. La prima cosa ovvia da dire è che nessuno preferisce un lavoro instabile a uno stabile a parità di condizioni, e quindi è evidente che Tremonti stia combattendo un nemico di paglia, e non un’idea veramente difesa e diffusa da qualcuno.

Inoltre, il mondo che difende non è mai esistito: prima delle riforme del mercato del lavoro, quelle di Treu e quelle di Biagi, l’Italia non era un paradiso dove c’erano solo occupazioni stabili, ma un inferno dove la disoccupazione era al 12% e in crescita, dove i giovani non trovavano lavoro, dove milioni di lavoratori di intere regioni erano costretti al nero perché le politiche toglievano loro l’opportunità di guadagnarsi autonomamente da vivere. Chi dice che in Italia fino a 20 anni fa c’era il lavoro fisso e ora c’è il lavoro mobile dimentica che in Italia in quel periodo c’erano il doppio dei disoccupati attuali, e che senza Treu e Biagi oggi la disoccupazione sarebbe probabilmente ancora maggiore. Inoltre, le promesse di Tremonti non sono mantenibili: che intende per “stabilità del posto di lavoro”? Cosa propone per risolvere i problemi di inefficienza e rigidità che venti anni fa impedivano ad un sesto della forza lavoro di lavorare? Cosa farebbe per impedire alla disoccupazione di salire al 10, 12 o magari al 15% ritornando all’ancient regime? La risposta è niente.

Infine, anche se è vero che nessuno difende il precariato in sé, criticare la retorica del posto fisso è una battaglia culturale importante. Gli italiani sono come le rane che si dimenticano di saltare dalla pentola se l’acqua si riscalda lentamente, finendo alla fine lesse: incapaci di guardare al futuro, assuefatti all’arbitrio del potere politico, patologicamente avversi al rischio, alle novità e alla responsabilità, di tutto hanno bisogno tranne di una classe politica che stimoli questi vizi e li usi per giustificare il proprio potere. Siamo un paese in declino e abbiamo bisogno di coraggio e di idee nuove, non di populismo e retorica. È per questo che ritengo buona l’idea di Piercamillo Falasca, membro di una corrente ultraminoritaria, in quanto liberale, del PDL, di fondare un gruppo Facebook per fare battaglia culturale contro l’ideologia del posto fisso. Angeletti dice che “Tremonti parla come se fosse un nostro iscritto “, e di che si stupisce? Destra e Sinistra non esistono, esiste solo una classe politica che vuole mantenere o accrescere il proprio controllo sulla società, e questo fine accomuna ogni politico. Lo stallo politico è evidente, e il declino del paese è l’unica sua possibile conseguenza. Servono idee nuove, non un ritorno all’Italia social-corporativista che ci ha portato dove siamo oggi.

4 commenti a Tremonti e il populismo contro gli uomini di paglia

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  3. E' raro che concordi con Pietro nelle sue analisi. Questa volta mi identifico in ogni singola parola che ha scritto.

  4. libertyfirst

    Mancano i link?

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