Lo scrive il Riformista nell’edizione di oggi: John Elkann sarebbe arrabbiatissimo con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli per quanto scritto a proposito di Fiat nella risposta alla polemica
scatenata da Eugenio Scalfari su Repubblica. Dice Fabrizio D’Esposito: “Per ora è soltanto una minaccia. Parole gettate con insolita forzasul tavolo della discussione. come un pugno: «A questo punto noi che ci rimaniamo a fare dentro Rcs?”. Una domanda retorica che potrebbe precedere un clamoroso terremoto nelle élite italiane. Scena: ai margini del consiglio d’amministrazione di Rcs Mediagroup. La data: il 14 ottobre scorso, due giorni dopo il sorprendente doppio editoriale anti-scalfariano di Ferruccio de Bortoh sul Corriere della sera, in cuiil direttore scrive: «Il Corriere ha tra i principali soci la Fiat eppure ci non ha impedito al giornale di esprimersi contro la concessione di altri incentivi al gruppo torme- se». I protagonisti: John Ellcann detto Yaki e Franzo Grande Stevens, che siedono per conto della Fiat nel cda del gruppo editoriale pi importante del paese. Davanti a uno sconsolato Piergaetano Marchetti, presidente, i rappresen tanti della Fiat consegnano agli alIn azionisti un lungo sfogo contro il nuovo corso del Corriere. E lo concludono, appunto, con una minaccia: «La Fiat che interesse ha a rimanere azionista’?». La notizia trapela a fatica. Pochissime persone ne sono a conoscenza. Il racconto dello sfogo della Fiat fa pensare a una rottura che pottebbe provocare sconquassi nei salotti buoni della finanza italiana, dove da tempo si riflette anche sugli scenari di fuoriusdta dal berlusconismo. La Fiat lamenta’ripetuti sgarbi da parte del Corriere debortoliano e tira in ballo anche precedenti lamentele dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Di conseguenza, l’editoriale del direttore del 12 ottobre scorso è solo la miccia dell’esplosione avvenuta nel cda. Si parte dalle inchieste del Mondo, il settimanale economico del gruppo, che per primo ha parlato della questione dell’eredità degli Agnelli, con la guerra tra Margherita e il resto della famiglia. Poi tutti gli articoli dedicati dal quotidiano alla faccenda, di cui gli ultimi due a cavallo della riunione del 14 ottobre. Entrambi di Mario Gerevini, Il primo del 9 ottobre, «Le 48 domande vietate sull’eredità Agnelli». Il secondo uscito il 15, dopo la minaccia della Fiat: «I conti e le nuove holding dell’Avvocato all’ estero». Infine, il sigillo del direttore, che il 12 ottobre prosegue così il suo ragionamento per argomentare il no agli incentivi: «hanno ragione le piccole. aziende e i ptofessionisti a dolersene: i loro dipendenti non sono diversi dagli operai e dagli impiegati del gruppo torinese, specie nel momento in cui la famiglia Agnelli si candida ad acquistare, a debito, la Fideuram da Intesa Sanpaolo. Anche questa graude banca». Come nota, un osservatore informato, «cose impensabili ai tempi della diarcbia Montezemolo-Mieli». Al contrario – secondo alcuni – il patto tra Cesare Geronzi, anche presidente di Mediobanca, e il banchiere fliprodiano Giovanni Bazoli avrebbe portato a un ribaltamento di equilibri che avrebbe come obiettivà esclusivo quello di «dare addosso solo alla Fiat e a Passera»“.
Ne vale la pena. Se davvero il Corrierone dovesse vedersi sfilare l’azionista Fiat, a piangere non dovrebbe essere tanto via Solferino, quanto la casa torinese. Che di sicuro sarebbe ancora meno tutelata stando fuori dal CdA che standoci dentro. Se proprio vogliono fare la guerra, gli Elkann, dovrebbero starsene buoni buoni ed essere inattaccabili. Ma siccome con la Fiat non lo saranno mai, tanto vale lasciar perdere.
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Si ricomincia con le minacce: «La politica rinunci alla violenza verbale». L’invito è del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che in un’intervista al Quotidiano Nazionale (QN, Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino) avverte: «Basta veleni o ci scappa il morto». «La politica – invita Sacconi – non aspetti il morto per riflettere sul linguaggio violento, sulla violenza verbale che, da tempo, si è scatenata contro le istituzioni rappresentative, democraticamente elette». Lo Stato, spiega poi, «ha sconfitto militarmente il terrorismo e la storia non si ripete. Oggi, però, c’è un clima di violenza verbale contro le istituzioni e le figure democraticamente elette che le rappresentano. Questo clima può incoraggiare persone fragili, anche psichicamente, a compiere gesti di violenza. Qualcuno che vive in una situazione personale di disagio e di difficoltà, può sentirsi, nel suo farneticare, autorizzato a colpire persone identificate come nemici da abbattere». Insomma, Sacconi teme «il gesto del folle», ma, aggiunge, «non dimentico che in Italia esiste ancora un pulviscolo ideologico e antagonista dal quale può maturare un gesto estremo». Sacconi si sofferma poi sulla divisione tra Cisl e Uil da una parte e Cgil dall’altra. Riconosce che la Cgil non ha superato il limite della dialettica politica, ma osserva: «Certo, però, mi sarebbe piaciuto vedere una presa di distanza, un attestato di solidarietà, dopo quel volantino della Fiom-Cgil di Bergamo con la scritta Fermiamoli. Ma forse mi sono sfuggiti». Secondo Sacconi, infatti, «quel fermiamoli è duramente evocativo degli anni di piombo». Se bastano due svalvolati a mettere in pericolo la nostra democrazia, allora siamo messi davvero male.























La violenza verbale non va bene, quella che stupra la legge sì.
@Gregorj
Dove hai preso il testo de IlRiformista? Ti si è impallato l'OCR dello scanner? Molte parole sono scritte male…
Se vuoi il testo originale, senza usare lo scanner, lo trovi qui: http://www.ilriformista.it/stories/Prima pagi…
Comunque l'ipotesi “Corriere della Sera senza FIAT” mi turba… A chi potrebbero leccare i culi poi in Via Solferino?
sì, con l'Ocr perché quando ho pubblicato il pezzo non era ancora disponibile on line