Esordio alla regia per Charlie Kaufman, il mago della penna cinematografica dietro ad alcune delle più brillanti sceneggiature del decennio. Capolavoro annunciato, eppure…
Per spiegare la portata della follia creativa di Kaufman a chi non conosce questo cognome è sufficiente rifarsi a un altro geniaccio anticonformista un poco più famoso: Michel Gondry. Il sodalizio Kaufman-Gondry infatti sta dietro a due pellicole talmente ben riuscite da piacere a chiunque a tutti i livelli di lettura: il poco conosciuto Human
Nature e il più colorato e brillante Eternal sunshine of the spotless mind (in italiano orrendamente sfigurato in Se mi lasci ti cancello). Entrambe le pellicole hanno visto il francese Gondry alla regia, forte della sua grande esperienza nell’arte dei videoclip, e l’americano Kaufman alla sceneggiatura. Con Synecdoche, New York Kaufman decide di essere autarchico, portando i suoi magici occhi dietro l’obiettivo della macchina da presa.
THE SHOW MUST GO ON – In un’atmosfera da sogno facciamo immediatamente la conoscenza di Caden. Il protagonista interpretato da un formidabile Philip Seymour Hoffman è un regista teatrale di discreto successo locale in una tranquilla cittadina, sposato con un’altra artista (pittrice) e con una piccola bambina. La sua vita comincia ad avere una serie di brusche svolte dopo un banale incidente. Perde prima a poco a poco la salute e poi d’improvviso la sua già traballante famiglia. La vita però gli riserba un’occasione unica: un premio che consiste in fondi illimitati per mettere in scena un’opera grandiosa, forte del suo successo di regista teatrale. Ha così inizio un’opera mastodontica, che vuole imbrigliare in un enorme capannone tutta la potenza della vita e della morte che Caden ha sperimentato, cercato di elaborare e universalizzato per il mondo.
MARCHI DI FABBRICA – L’incommensurabile talento fantasioso di Kaufman si manifesta in ogni attimo della pellicola. Si possono citare le sapienti incongruenze temporali seminate ad arte nel film per rendere palpabile la sua atmosfera da sogno (l’inizio del film è il 21 Settembre, con un calendario posto ad Ottobre, addobbi natalizi e studio medico primaverile). Si può notare l’inserimento della figura del protagonista in televisione, siti e pubblicità: non originalissimo, ma efficace nell’imbrigliare lo spettatore a una visione estremamente chiusa, parziale e incentrata sulle emozioni e sull’empatia più che sui fatti. Allo stesso modo i geniali tocchi del diario tedesco della figlia, in cui Hoffman si autoreclude e autoinsulta. O la malattia che impedisce salivazione e lacrimazione, con la tragicomica scena delle lacrime al collirio. O la successione, ancora una volta grottesca, di infiniti funerali. O questo, o quello, o quell’altro… Sì, potrei andare all’infinito. Tutti dettagli e scelte che meriterebbero da sole un libro di critica artistica, e che rendono Synecdoche, New York senz’altro il miglior film dell’anno se non degli ultimi cinque anni. Peccato che, incredibilmente, non lo sia.




io proprio non capisco il distributore italiano che ha così tanto tardato per farlo uscire e poi farlo comunque in sordina…
Davvero è uscito? Non ne ho notizia alcuna.
Comunque sia non ci si può proprio lamentare di un trattamento del genere, essendo Synecdoche un film fantastico ma che si vende troppo, troppo male in un'Italia in cui domina il faceto del cinepanettone o del cartone volgare Dreamworks e che scopre una cultura di facciata solo nel suo essere provinciale, autarchica e quasi razzista (Baaria e Barbarossa).
Ritengo che il privilegio di gustarsi Synecdoche non sia sminuito dal fatto che bisogna guadagnarselo per apprezzarlo. Quanta nostalgia del telo bianco di un cinema, però!
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