Uno tra il generale dei Ros e il procuratore nazionale antimafia mente o ha mentito davanti al giudice. E la memoria che ritorna dopo 15 anni è più che sospetta.
Se è vero, come riferisce il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che l’attentato di via D’Amelio fu fatto per “riscaldare” la trattativa tra Cosa Nostra e pezzi dello Stato, questo significa che probabilmente il
contatto tra gli uomini dei Ros, Mario Mori e Giuseppe De Donno, e l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino non è l’unico punto di incontro tra mafia e istituzioni esistente nel ‘92. Oppure significa che è il racconto di Mori, ricostruito nella sentenza di primo grado per la strage di via dei Georgofili a non coincidere con la realtà. Delle due l’una.
SOLO QUALCHE LATITANTE – Andiamo con ordine. Il primo contatto tra Mori, De Donno e Ciancimino, stando a quanto si legge nel testo della sentenza, sarebbe avvenuto il 5 agosto ’92, due settimane dopo la strage, e in quel primo incontro, e prima di quell’incontro, non era stato messo a punto nessun accordo. La trattativa vera e propria, ma direi, quello che dalle testimonianze del processo sembra solo un tentativo di trattativa, il dialogo, i semplici scambi di pareri tra le due parti, sarebbero avvenuti esclusivamente da quella data in poi (il secondo incontro viene fatto risalire al 29 agosto ’92, ben 24 giorni dopo). Difficile pensare che Grasso possa riferirisi proprio a quegli incontri. Le date che emergono dalle carte di quel processo lo smentiscono: prima di quel 5 agosto non ci sarebbe stato proprio nulla da “riscaldare” o accelerare. Mori racconterà che lo scopo suo e di De Donno era quello di giungere semplicemente alla cattura di qualche latitante, di avere da Ciancimino qualche spunto di tipo investigativo, per comprendere meglio il fenomeno mafioso: “De Donno andò a contattare Ciancimino per vedere di capire e di avere qualche notizia, qualche informazione, qualche spunto, di tipo investigativo”.
SI PUO’ TRATTARE – Il sindaco di Palermo avrebbe aperto al dialogo: “Io vi potrei essere utile perché inserito nel mondo di Tangentopoli – avrebbe detto don Vito – sarei una mina vagante che vi potrebbe completamente illustrare tutto il mondo e tutto quello che avviene”. Una proposta convincente che rassicurava l’altra parte: era il segnale che il confronto poteva andare avanti. Ventiquattro giorni più tardi i quattro (c’è anche il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, ad assistere agli incontri) si ritroveranno nello stesso posto: la residenza romana dell’ex sindaco, in via di Villa Massimo. “Ma signor Ciancimino, ma cos’è questa storia qua? Ormai c’è muro contro muro. Da una parte c’è Cosa Nostra, dall’altra parte c’è lo Stato? Ma non si può parlare con questa gente?”, chiese Mori aspettandosi, e forse sperando, in una risposta negativa di don Vito. “Cosa vuole da me colonnello?”: era convinto che sarebbe stata questa la risposta. Ma l’ex sindaco lo spiazzò: “Ma, sì, si potrebbe, io sono in condizione di farlo”. “Allora provi”, disse a quel punto Mori sul finire dell’incontro.
COSA NOSTRA SCETTICA – Passa ancora un mese: i Carabinieri e Ciancimino si rivedranno al solito posto il primo ottobre. nel frattempo don Vito aveva provveduto a sondare il terreno dalla parte dell’antistato. “Io ho preso contatto, tramite intermediario, con questi signori qua, ma loro sono scettici perché voi che volete, che rappresentate?”, avrebbe chiesto Ciancimino. Il colonnello raccontò così quell’episodio ai magistrati: “Noi non rappresentavamo nulla, se non gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che eravamo, che cercavamo di arrivare alla cattura di qualche latitante, come minimo. Ma certo non gli potevo dire che rappresentavo solo me stesso oppure gli potevo dire: beh, signor Ciancimino, lei si penta, collabori, che vedrà che l’aiutiamo”. Ecco, poi, quale fu la sua risposta: “Lei non si preoccupi, lei vada avanti”. Ciancimino, capì, fece finta di capire e comunque andò avanti. C’era l’intenzione da entrambe le parti di voler sviluppare la trattativa.
























Trattativa Stato-Mafia: chi mente tra Mori e Grasso?…
Uno tra il generale dei Ros e il procuratore nazionale antimafia mente o ha mentito davanti al giudice. E la memoria che ritorna dopo 15 anni è più che sospetta….
da non sottovalutare l'ipotesi c: Grasso è un attention whore.
Grasso è uno di quelli attenzionati da Cosa Nostra. Però si potrebbe cominciare con l' appendere Mario Mori a testa in giù. Non voglia mai che con i metodi un po' afghani gli si schiarisca la memoria
Stato e Mafia sono analoghi. Chiaro che decidano come spartirsi la torta. Naif pensare a qualcosa di diverso. Sono due agenzie con il monopolio dell'uso della forza. Sono uguali. Ed hanno un problema. Che in Sicilia il monopolio è adesso un duopolio. E' ovvio scendere a patti.
M O R I !!! Non ho MAI sentito di un militare che non fosse (oltre agli altri attributi negativi) un BUGIARDO. Per caso, avete mica sentito parlare della strage di Ustica? Il resto non conta. Partendo dall'inizio, LUI mente sicuro, per cui è vero il contrario. Poi chiedete a Mancino. (a Andreotti non chiedete niente sarebbe troppo facile.)
[...] Nel processo si è poi aggiunta la testimonianza di Massimo Ciancimino sulla cosiddetta trattativa stato-mafia e sul ruolo svolto da Mori come punto di incontro tra criminalità e istituzioni nel 1992.De Caprio [...]