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pubblicato il 17 ottobre 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Chiude definitivamente tra mille polemiche l’Imaie, l’istituto che tutela artisti, interpreti ed esecutori che nel nuovo comitato pretendono più spazio.

cllaielogofinale I sindacati hanno già deciso il nostro domani: noi non ci stiamoIl monito non si eleva dai tetti stavolta. A denunciare non sono  gli operai vittime della crisi, traditi o abbandonati. Chi reclama il volante del proprio futuro in questo caso non scende  in piazza, ma va in teatro, al “Cometa” di Roma, stasera, a partire delle 18,00. Nessuna rappresentazione scenica fantasiosa però, solo realtà, che, disillusa, non si abbatte e tenta di abbozzare il proprio futuro, senza lasciare che siano le istituzioni a cucirglielo addosso o i sindacati che ne avrebbero compromesso un passato lungo più di trent’anni con una gestione clientelare, poco trasparente ed efficace a tal punto che, alla fine, l’ente che li tutelava in un loro diritto fondamentale, è stato chiuso. Questo è il punto di vista della maggioranza degli artisti e dei lavoratori dell’Imaie. Forse sarebbe meglio dire ex Imaie.

LA VICENDA - A qualcuno di voi sarà già noto: l’Imaie, l’unico istituto italiano mutualistico per la tutela degli Artisti Interpreti ed Esecutori, con una ordinanza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso contro quella di sospensione cautelare del TAR, che ne aveva sospeso l’estinzione disposta da un decreto firmato dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro il 30 aprile 2009, oramai ha definitivamente, formalmente, chiuso i battenti. Il cosiddetto diritto connesso al diritto d’autore, garantito per legge, non viene però cancellato, né spariscono i milioni di euro accumulati negli anni dall’ente. Vale a dire,  ogni qual volta le opere degli interpreti italiani saranno riutilizzate e/o trasmesse dalle radio, televisioni, discoteche e  da qualunque altro mezzo similare, gli artisti continueranno a dover essere retribuiti. Il diritto all’equo compenso connesso alla riutilizzazione o alla riproduzione delle opere interpretate non si estingue.

IL NUOVO COMITATO - A tutelare gli artisti da questo punto di vista ci ha pensato, per trent’anni, l’Imaie. Ora che non c’è più occorre innanzitutto distribuire tra tutti gli aventi diritto i fondi accumulati dell’ente, del cui inventario si sono occupati e si stanno occupando tre commissari nominati all’uopo dal tribunale, oltre a cercare di programmare qualcosa di nuovo. Quale forma futura dargli? Ne discuteranno proprio questa sera, cercando di stilare un documento programmatico, gli interpreti: attori,  musicisti, cantanti, direttori d’orchestra e di coro, e i lavoratori dell’ex Imaie, riuniti dall’evento promosso da un nuovo comitato, evidente continuazione dell’originario che è tutto un progetto nella sua accezione di libertà: CLLAIE: Comitato Liberi Lavoratori & Artisti Interpreti Esecutori. Non vogliono che la triade sindacale costituita da CGIL, CISL, UIL,  possa nuovamente riproporsi in una veste manageriale che – si intende scorrendo il blog, in più parti – non sa “indossare“. Desiderano che agli artisti tutti ed ai dipendenti  (futuri) venga garantito il ruolo da protagonisti, come è giusto che sia.

LE MOTIVAZIONI - Se lo augurano gli artisti nella lettera aperta indirizzata al ministro Bondi pubblicata sul blog sul quale per quasi due anni hanno condotto una fetta della loro battaglia contro la mala gestio che ravvisavano ai vertici dell’ente, quella che, in sintesi, ne ha decretato la chiusura. Tra le motivazioni addotte dal prefetto di Roma Pecoraro e scritte sul decreto si legge: si sono riscontrate “persistenti difficoltà nel perseguimento degli obiettivi statutari, di natura e di consistenza tale da concretizzare, allo stato, la assoluta incapacità e la conseguente impossibilità dell’istituto di raggiungere lo scopo statutario”. A portare alla decisione di chiudere l’istituto anche “le carenze ed i conflitti” ed  il “disfunzionamento” strutturale dell’ente, oltre ad indagini in corso su presunte truffe, denunciate dallo stesso ente. L’Imaie ha accumulato nel corso di questi trent’anni elevatissime cifre, che come dice ancora il decreto prefettizio, non sono state del tutto distribuite tra gli aventi diritto.

IL TESORETTO FA L’UOMO LADRO? - Sembrerebbe che il tesoretto di circa 118 milioni di euro sarebbe stato, se pur in minima parte, usato per sovvenzionare qualcuno o qualcosa in modo non del tutto trasparente ed è per questo che sarebbero finite nel registro degli indagati 40 persone tra associati e consulenti esterni. Quando si parla di “tesoretto” in questo caso ci si riferisce a tutti quei proveeste 01190503 05140 I sindacati hanno già deciso il nostro domani: noi non ci stiamonti che per l’impossibilità o l’incapacità dell’ente di individuare o rintracciare gli aventi diritto, interpreti o loro eredi, sono stati messi da parte, così come previsto da un contestato “articolo 7“. Quello che è sembrato evidente al prefetto è che l’estinzione fosse l’unico modo per salvaguardare  il futuro della gestione dei diritti connessi: la tutela degli interessi morali ed economici degli artisti aventi diritto e dei dipendenti Imaie. Devono aver pensato così anche quest’ultimi, gli stessi che più volte sul blog hanno chiesto trasparenza, chiarezza, condivisione di intenti, denunciando spesso il modo di fare del proprio direttore, Edoardo Vianello, e dei sindacati gestori.

LE RICHIESTE – Per i dipendenti dell’ex Imaie, come si intende dalle parole spese in questo post, è importante tanto il pane quotidiano tanto l’educazione al rispetto ed alla legalità. Per questo hanno rischiato la perdita del proprio lavoro continuando nella loro battaglia per la verità. Ora che è tutto deciso si può ricominciare. Scrivono al ministro Bondi una lettera aperta pubblicata sul blog. Tra i firmatari molti nomi noti: Enzo Decaro, Massimo Ghini, Leo Gullotta, Mario Lavezzi, Ludovica Modugno, Carlotta Natoli, Maria Rosaria Omaggio, Giulio Scarpati. Chiedono che  nell’ipotesi di una costituzione di un  nuovo ente vengano ridefiniti  e chiariti in particolare questi punti: a) il ruolo degli artisti; b) il ruolo delle Organizzazioni Sindacali; c) il nuovo statuto con particolare riferimento agli organi di gestione e alla definizione della figura del socio. E aggiungono: “Per quanto riguarda gli artisti, “azionisti” e veri proprietari dell’istituto, riteniamo che debbano assumere un ruolo di reale centralità”. Quella che chiederanno a gran voce questa sera.

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