Chiude definitivamente tra mille polemiche l’Imaie, l’istituto che tutela artisti, interpreti ed esecutori che nel nuovo comitato pretendono più spazio.
Il monito non si eleva dai tetti stavolta. A denunciare non sono gli operai vittime della crisi, traditi o abbandonati. Chi reclama il volante del proprio futuro in questo caso non scende in piazza, ma va in teatro, al “Cometa” di Roma, stasera, a partire delle 18,00. Nessuna rappresentazione scenica fantasiosa però, solo realtà, che, disillusa, non si abbatte e tenta di abbozzare il proprio futuro, senza lasciare che siano le istituzioni a cucirglielo addosso o i sindacati che ne avrebbero compromesso un passato lungo più di trent’anni con una gestione clientelare, poco trasparente ed efficace a tal punto che, alla fine, l’ente che li tutelava in un loro diritto fondamentale, è stato chiuso. Questo è il punto di vista della maggioranza degli artisti e dei lavoratori dell’Imaie. Forse sarebbe meglio dire ex Imaie.
LA VICENDA - A qualcuno di voi sarà già noto: l’Imaie, l’unico istituto italiano mutualistico per la tutela degli Artisti Interpreti ed Esecutori, con una ordinanza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso contro quella di sospensione cautelare del TAR, che ne aveva sospeso l’estinzione disposta da un decreto firmato dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro il 30 aprile 2009, oramai ha definitivamente, formalmente, chiuso i battenti. Il cosiddetto diritto connesso al diritto d’autore, garantito per legge, non viene però cancellato, né spariscono i milioni di euro accumulati negli anni dall’ente. Vale a dire, ogni qual volta le opere degli interpreti italiani saranno riutilizzate e/o trasmesse dalle radio, televisioni, discoteche e da qualunque altro mezzo similare, gli artisti continueranno a dover essere retribuiti. Il diritto all’equo compenso connesso alla riutilizzazione o alla riproduzione delle opere interpretate non si estingue.
IL NUOVO COMITATO - A tutelare gli artisti da questo punto di vista ci ha pensato, per trent’anni, l’Imaie. Ora che non c’è più occorre innanzitutto distribuire tra tutti gli aventi diritto i fondi accumulati dell’ente, del cui inventario si sono occupati e si stanno occupando tre commissari nominati all’uopo dal tribunale, oltre a cercare di programmare qualcosa di nuovo. Quale forma futura dargli? Ne discuteranno proprio questa sera, cercando di stilare un documento programmatico, gli interpreti: attori, musicisti, cantanti, direttori d’orchestra e di coro, e i lavoratori dell’ex Imaie, riuniti dall’evento promosso da un nuovo comitato, evidente continuazione dell’originario che è tutto un progetto nella sua accezione di libertà: CLLAIE: Comitato Liberi Lavoratori & Artisti Interpreti Esecutori. Non vogliono che la triade sindacale costituita da CGIL, CISL, UIL, possa nuovamente riproporsi in una veste manageriale che – si intende scorrendo il blog, in più parti – non sa “indossare“. Desiderano che agli artisti tutti ed ai dipendenti (futuri) venga garantito il ruolo da protagonisti, come è giusto che sia.



Pingback: Scendono in piazza anche gli artisti. A chiedere un futuro…