Presunto colpevole
19/10/2009 - Un libro che parla di un tema scomodo, e fa male. Il libro? Spinoso e urticante. Terribile. Parla di violenza. Violenza e abusi. Sui minori. Luca Steffenoni (ed. Chiarelettere), l’autore, conosce il tema. Criminologo, ha partecipato e visto, registrato e
Un libro che parla di un tema scomodo, e fa male.
Il libro? Spinoso e urticante. Terribile. Parla di violenza. Violenza e abusi. Sui minori. Luca Steffenoni (ed. Chiarelettere), l’autore, conosce il tema. Criminologo, ha partecipato e visto, registrato e annotato gli accadimenti di molti casi. “Tutelare davvero i bambini significa anche proteggerli dagli abusi inventati… Vedo invece una cultura dell’abuso tutta fondata sulla denuncia.” Il libro vorrebbe accendere una piccola luce su di un tema che
sfugge all’attualità. Ci vorebbe un’attualità ragionata e non scandalistica. Che non si infiamma solo con i particolari pruriginosi finendo col diventare complice di una perversa spirale che colpisce indifferentemente vittime e carnefici.
IL COME - La gestione di un caso di abuso è approssimativa. Lo è dal punto di vista sociale, istituzionale, giuridico e spesso anche familiare. Molto. Una cattiva divisione dei compiti e dei ruoli tra i soggetti coinvolti, il pessimo bilanciamento tra i poteri, permette agli interessi particolari di prevalere. Il tribunale dei minori prevale sul tribunale ordinario. Il tribunale ordinario riesce a far coinvolgere tra i periti quelli della propria associazione di fiducia. Che è sempre la stessa. La difesa non è da meno ed infatti l’assistente sociale che segue dal punto di vista psicologico il genitore imputato è quello della Onlus vattelapesca. Sconfinamento dei ruoli tra i vari attori giudiziari, capovolgimento dei ruoli tra i protagonisti delle vicende. Dolorose. La situazione di partenza è sempre la stessa. Semplice: un uomo – padre, la donna – madre, il minore – bambino – figlio. Semplice, ma supponiamo che la violenza, accertata o da accertare che sia, è avvenuta in casa, all’interno delle mura “amiche”. Quelle familiari. I ruoli mutano. Repentinamente. E si moltiplicano. L’uomo/padre è adesso l’accusato, il carnefice. Il bambino/figlio diventa contemporaneamente la vittima, testimone per l’accusa, un cliente per la Onlus. E soprattutto test per due tribunali. Quello dei minori e quello ordinario. In entrambi i casi, con un’accusa e una difesa. Per l’accusa il bambino è un bambino forte che ha già superato il fatto se inchioda l’imputato (il padre). E’ considerato debole e non attendibile se non conferma l’impianto accusatorio.
ABUSI - Già perchè in questo paese, cattolico e con una giustizia male organizzata, quella che vince è l’ideologia punitiva. Il libro ha il merito di denunciare i soprusi che avvengono dentro due recinti. Il primo, quello individuato delle mura familiari. Mura all’interno delle quali i minori non hanno tutele nei confronti degli adulti. Il secondo, quello delle mura dei tribunali. All’interno delle quali vittime, carnefici o presunti tali, familiari più o meno complici diventano pedine indifese di un circo giuridico, investigativo e assistenziale. Che c’è qualcosa di strano in questo mondo lo si capisce se si visita uno dei siti indicati tra le fonti del libro: www.padri.it. Non sapevo neanche che esistesse. Un sito intitolato ai padri è il sito web dell’associazione dei padri separati in Italia. Ma non basta. Nell’homepage recita:“QUESTO E’ IL SITO DELLA PRIMA ASSOCIAZIONE PADRI SEPARATI D’ITALIA E’ STATA LA PRIMA AD ESSERE FONDATA (1991) BEN DICIASSETTE ANNI FA’ CON ATTO NOTARILE. E’ LA PIU’ GRANDE E PRESENTE IN QUASI TUTTE LE REGIONI ITALIANE. POICHE’ NON DESIDERIAMO CONFONDERCI CON ALTRE ASSOCIAZIONI CHE HANNO PRESO NOMI SIMILI AL NOSTRO VI RICORDIAMO CHE DI “ASSOCIAZIONE PADRI SEPARATI” CE N’E’ UNA SOLA E HA LA SEDE CENTRALE A BOLOGNA.” Giudicate voi. Un posto a sé, in funzione della notorietà e/o dell’interesse mediatico che potrebbe crescere intorno all vicenda, merita la spettacolarizzazione dell’accaduto. Pensate a quelle fiction preparate con attori che vengono montate come introduzione al dibattito. Il bambino della fiction è sempre seduto sul letto con il volto sfocato e la voce metallica che racconta ad un adulto seduto sul letto a suo fianco la vicenda. Giusto per un gusto dell’horror, del macabro. Per favorire l’immedesimazione con i ruoli e con il contesto. Le mura della cameretta delle torture. La fiction, come i plastici, sono capaci certamente di aizzare violenza in chi la guarda, ma non servono a nulla ad indagini che richiedono più di altre discrezione, tatto, e deontologia. Come quasi sempre accade le immagini non sono la stretta e indispensabile realtà.
VITTIME DUE VOLTE - Il circus della violenza sui minori si muove da tribunale a tribunale mietendo altre vittime. Quelle indirette e mai
raccontate. Gli altri figli degli imputati. I genitori che anche prosciolti non hanno diritto ad avere la custodia del figlio perchè i due tribiunali non si mettonmo daccordo. I parenti e gli amici più o meno vicini che non avranno più la fiducia di prima. Il fruttivendolo che ti guarda con sospetto. Il libro denuncia tutti questi scivoloni. La pedofilia è un problema serio che indigna ma non è una emergenza. Almeno numericamente. Di 5000 casi di pedofilia presunti all’anno in Italia, solo per 1000, si e no, si arriva ad una verità giudiziaria di colpevolezza che conferma accuse e sospetti. Tanti cliché rispondono più ad una logica punitiva che vuole trovare subito una risposta ad un sospetto inaccettabile. Il “vecchio porco”, “l’insospettabile prete”. Nella maggior parte dei casi si scopre che il pedofilo è un malato che può essere curato, che ha problemi psichici e che è meno vecchio di quello che si può immaginare. Che le accuse ai preti si rivelano spesso infondate e figlie di attacchi alla istituzione che rappresentano. Molto, troppo spesso, sono coinvolte persone vicine alla cerchia familiare. Occorre quindi sapere che far luce su sospetti intollerabili potrà distruggere rapporti e relazioni, perchè purtroppo “quando si dichiara guerra la prima vittima è la verità!”













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Sono d'accordo con quanto scritto nel pezzo, meno d'accordo sulla sua chiusura.
Per quanto sia vero che nel nostro paese (non solo, ma parliamo del nostro) la tendenza a bruciare le streghe ci sia, sia forte e sia spesso cavalcata dall'onda mediatica, e' anche vero che l'emergenza pedofilia c'e', e ci vede fra i primi paesi del mondo per consumo di materiale pedopornografico e secondo per turismo sessuale. E' vero anche che bisogna fare un distinguo che qui mi sembra non si faccia fra due realta': quello della violenza su minore casalinga, quella che avviene per mano dei propri parenti stretti e/o genitori e quella della predazione sessuale da parte di estranei che avviene per i canali degli ambienti tradizionalmente frequentati da bambini ma anche e sempre in maggior scala su Internet.
Se inoltre mi parli del pedofilo che si scopre essere malato curabile e “meno vecchio” di quel che si possa pensare non e' che mi minimizzi il problema: quel pedofilo, se non curato (e in realta' la percentuale di ricaduta e reiterazione del crimine per il quadro di pedofilia vede percentuali elevatissime) vecchio o giovane che sia fara' vittime.
Aggiungo poi che vi e' anche una scorrettezza di base in questo enunciato: per la pedofilia ad oggi non c'e' una “cura”, non essendo ancora affatto chiarito il meccanismo insito in tale “filia”. Siamo ben lontani dal poter parlare di un paradigma malattia–>cura, ma piuttosto di meccanismi di argine e controllo di un problema. Che per funzionare deve tuttavia essere analizzato nel suo complesso, e non sulla base di uno schieramento fra minimizzazione e terrorismo informativo che sono due facce di una medaglia disinformante e che espone a grossi rischi le fasce delle potenziali vittime.
Ci sono, in ultimo, solo due cose che mi sento di condividere del pezzo: una macchina giuridica inefficace quando si tratta di minori e la necessita' di evitare cacce alle streghe populiste che fanno, come in qualsiasi caso, solo male.
I meccanismi della giustizia sono troppo lunghi e a volte ci sono persone incompetenti, d'accordo.Ma questo libro si basa su dati forniti da una associazione il cui presidente è sotto processo per divulgazione di atti segretati inerenti a un processo per violenza sessuale su minore e suo figlio è stato condannato in via definitiva per abusi sugli alunni di una scuola materna.Bellissimo libro, soprattutto educativo. Quasi quasi lo regalo a Natale…
Non so dove Manuela abbia trovato questi dati forniti dalla fatidica associazione. Nelle tre copie che io ho acquistato (due da regalare a Natale ad amici avvocati) ho letto solo di numeri e dati forniti dal Ministero di Grazia e Giustizia, da quello degli Interni e da Telefono Azzurro. Luca Steffenoni, criminologo di fama, consulente della commissione sui diritti umani di Strasburgo e dell’Osservatorio europeo sui diritti dei fanciulli non credo abbia bisogno di dati forniti da strane associazioni e non credo debba la sua credibilità a personaggi di seconda fila.
Mi sembra, tra l’altro, che la Casa editrice Chiarelettere, sia piuttosto seria e non sia stata querelata da nessuna delle parti tirate in causa dall’ottimo libro.