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Editorialedi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 18 ottobre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

L’aria di Sofia deve piacere al Presidente del Consiglio. Tutti ricordano il suo editto bulgaro contro Biagi, Santoro e Luttazzi. Ora ci ricasca, ma alzando il tiro: ora ha proposto addirittura di cambiare la Costituzione. Il nostro paese ha effettivamente bisogno di molte riforme. Dalla burocrazia barocca che affligge cittadini ed imprese, alle liberalizzazioni da fare per sbloccare la nostra società immobile, e ad altro. Insomma, tutti quei problemi che da oltre vent’anni hanno portato l’Italia ad essere il fanalino di coda dei paesi “avanzati” in qualsiasi classifica, dal sistema scolastico alla capacità competitiva. Ma il nostro premier pensa a ben altro.

La riforma da fare, secondo Berlusconi, è quella costituzionale. Ma la sua priorità non è un migliore  funzionamento delle istituzioni, a partire dal superamento dell’assurdità istituzionale del bicameralismo perfetto. No. La riforma costituzionale che interessa Berlusconi è quella della giustizia. Per carità, anche la giustizia va effettivamente riformata: serve certezza nei tempi di celebrazione dei processi, riti alternativi per velocizzare la giustizia civile, la fine di tutti quei bizantinismi che consenta di avere anche da noi la “certezza della pena”. Cose per le quali però basta la legge ordinaria, e talvolta solo atti amministrativi.

Il nostro Presidente del Consiglio vuole altro. Lui vuole una rivoluzione, perché, parole sue, “oggi sta succedendo che una parte della magistratura molto politicizzata interviene con l’uso della giustizia a fini di lotta politica e poi su su, fino all’ultimo organismo dello Stato che è la Corte Costituzionale, praticamente annulla le decisioni del Parlamento”. Per il capo del governo, quello che governa l’Italia e deve risolverne i non pochi problemi, la priorità è, sono sempre sue parole,  “una riforma che prende il toro per le corna e faccia del nostro paese una democrazia vera non soggetta la potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale”.

Il premier, insomma, pensa alla bocciatura del lodo Alfano che gli ha tolto “l’immunità” giudiziaria e alla sentenza sul risarcimento milionario a De Benedetti. L’uomo Berlusconi è irritato e lo si può capire. Ma nel suo ragionamento c’è una concezione della democrazia che dovrebbe far saltare su una sedia tutti i sedicenti liberali che ci sono in Italia. L’uomo Berlusconi è preoccupato e questo quello che dice rende sempre più evidente che per Berlusconi, come disse qualcuno, vale la frase “Iddu pensa solo a iddu”.

La democrazia vera, Berlusconi dovrebbe saperlo, si basa nel pensiero occidentale sulla divisione del potere sovrano tra più soggetti, quale modo efficace per prevenire abusi. Una riflessione che si ritrova già nella Grecia classica, dove il “governo misto” era visto come antidoto alla possibile degenerazione delle forme di governo in cui tutto il potere è concentrato in un unico soggetto: Platone ne La Repubblica (non quella di Scalfari!) già parlò di indipendenza del giudice dal potere politico. Nei secoli successivi sul tema tornarono in molti tra cui John Locke, ma fu poi Montesquieu nel 1748 con il suo “Spirito delle leggi” a elaborare compiutamente quella teoria di separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario che sta alla base di tutte le costituzioni moderne. Montesquieu, un pensatore certo non “comunista”, dice: “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti”. E ancora: “Perché non si possa abusare del potere occorre che  il potere arresti il potere”.

Berlusconi è inquieto per i processi a suo carico che possono riprendere, per i movimenti sempre più palesi del Governatore della Banca d’Italia. Si comprende umanamente il suo interesse per questa riforma costituzionale “ad personam” . Una riforma però che – senza offesa – non dovrebbe importare molto né alla classe dirigente né agli elettori del PdL e della Lega, che non dovrebbero essere degli adepti, idolatri di un capo, ma dei cittadini che vogliono che il paese cambi, e cambi in una certa direzione. Calderoli ad esempio ha detto, saggiamente: “Facciamo subito una riforma su riduzione dei parlamentari, superamento del bicameralismo e introduzione del Senato federale”. Che servirebbe all’Italia e probabilmente troverebbe il consenso di tutti.  “Mentre su Giustizia, CSM, carriere dei magistrati e Corte Costituzionale interveniamo dopo, quando i tempi saranno maturi.”

Invece ci si prepara ad altri mesi di scontri forsennati su “Immunità parlamentare si o no”, “carriere separate di Pm e giudici si o no” ed altri temi non particolarmente importanti per la vita quotidiana del popolo italiano, di destra e di sinistra. E s’infittisce il mistero di uno schieramento politico con  un’ampia maggioranza parlamentare (e con la maggioranza relativa del consenso popolare) che, anziché attuare il programma di governo com’è suo diritto-dovere, s’incarta e soprattutto fa incartare l’intero paese – imprese in crisi, lavoratori in cassa integrazione, giovani senza speranze di lavoro stabile, ecc – sulle vicende personali di un uomo solo. Che “iddu pensi solo a iddu” è comprensibile. Che anche milioni di italiani pensino solo a lui, molto meno.

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