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pubblicato il 16 ottobre 2009 alle 12:13 dallo stesso autore - torna alla home

Sale la tensione all’interno del Partito Democratico: il caso Binetti ha mostrato una spaccatura più profonda del previsto, e la vicina elezione del segretario si sta rivelando problematica.

dariofranceschini Omofobia e primarie: PD sullorlo di una crisi di nervi“Sulle tematiche dei diritti degli omosessuali ho lavorato molto più e molto meglio con Gianfranco Fini. Senz’altro il presidente della Camera è più coraggioso del segretario del nostro partito”. Lo ha detto in un’intervista al Corriere Paola Concia, deputata del Pd e prima firmataria del progetto di legge respinto alla Camera qualche giorno fa. Evidentemente, questa ne è la prova, sul tema dei diritti civili non c’è solo un problema Binetti nel Pd. La deputata teodem era diventata il capro espiatorio tra le fila del partito di Franceschini all’indomani  dell’inatteso scivolone sulle pregiudiziali di costituzionalità messe in campo dall’Udc di Casini. Le affermazioni di Paola Concia, a capo della battaglia per l’introduzione dell’aggravante di discriminazione inerente l’orientamento sessuale tra quelle stabilite dall’articolo 61 del codice penale, in parte scagionano la Binetti, mettono in luce che, in realtà, anche alla luce del fatto che erano disponibili a dare il via libera al disegno di legge solo Idv e Pd, il partito di Franceschini ha le sue responsabilità. Non avrebbe fatto nulla per promuovere, mediare, fare azione di persuasione laddove ci fosse stato bisogno, per portare a casa l’approvazione di quel testo.

PRIMARIE - Il clima si fa più che mai infuocato, ora, proprio alla vigilia delle primarie. Ed anche su quel fronte il Pd non è indenne da pericoli: incombe il rischio di ritrovarsi il giorno dopo il voto senza nemmeno un segretario eletto. Eventualità questa che getterebbe benzina sul fuoco di un partito sempre più accartocciato su se stesso che difficilmente riesce a proporsi come valida alternativa alla maggioranza di centrodestra alla quale, volendo, si potrebbe fare efficace opposizione su molti temi. Stando a quanto stabilito dallo statuto, qualora nessuno dei tre candidati riuscisse ad ottenere il 50% dei consensi degli elettori – nel Pd rabbrividiscono al solo pensiero – spetterebbe all’assemblea eletta dalle stesse primarie decidere a chi affidare la guida chiamparino00 Omofobia e primarie: PD sullorlo di una crisi di nervidel partito. Insomma, dopo un tam tam durato mesi, dopo aver chiamato alle urne milioni di votanti e a aver portato avanti per mesi un dibattito asfissiante, il tutto mentre il consenso del partito scendeva ai minimi storici, la sfida tra Pierluigi Bersani e Dario Franceschini potrebbe risolversi con un nulla di fatto. Un nulla di fatto che potrebbe oggi costar parecchio caro in termini di immagine ma anche di maggior esposizione agli attacchi degli avversari. Ammesso che si possa andare ancora peggio.

CHIAMPARINO - “Al momento non siamo credibili, non ci occupiamo di cose vere, ma solo di beghe interne, le stesse da vent’anni”, dice oggi il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, presidente nazionale dell’Anci, apprezzato in tal senso anche dal centrodestra. “Sono estraneo a questo partito. Non mi sento a casa mia”, fa sapere. Esprime il suo malessere, lancia l’allarme. Alle primarie forse voterà scheda bianca. E se lo fa uno che negli anni è diventato quasi l’icona del buon governo dei Comuni nel Pd c’è davvero bisogno di riflettere.

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