L’Angola e l’elezione che non c’è
di Mazzetta - 04/07/2012 - La commissione elettorale approva nove partiti e quattro coalizioni, ma il vincitore delle prossime presidenziali si conosce già. Una modifica costituzionale stabilisce che il presidente sia il leader del partito di maggioranza e Dos Santos è tornato ad essere anche il capo dello MPLA
José Eduardo dos Santos non è al potere da trentatrè anni per niente. Emerso da una lunga guerra civile seguita a una tardiva indipendenza, andò al potere succedendo al presidente Agostinho Neto e da allora ha governato “provvisoriamente” fino alle legislative del 2008 e alle presidenziali del 2009 dove lui e il suo MPLA hanno fatto il pieno. Nel mezzo c’è stata la guerra civile contro l’Unita, in origine filoamericana mentre lo MPLA era filosovietico e socialista, tanto da meritarsi l’aiuto di Cuba.
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LA TERZA VIA AFRICANA - Come molti partiti di sinistra nel mondo e molti degli autocrati che li hanno guidati attraverso la caduta del muro di Berlino, anche quelli dello MPLA durante gli anni ’90 evaporarono ogni pretesa socialista e abbracciarono un sano (per loro) pragmatismo mercatista. A farne le spese fu l’Unita, militarmente sconfitta proprio arruolando i mercenari sudafricani che un tempo facevano parte di un temibile battaglione di forze speciali schierato dal regime dell’apartheid. Alla lunga però Dos Santos, che dopo Teodoro Obiang è l’autocrate più a lungo al potere nel continente africano,ha dovuto cercare di darsi un tono, soprattutto dopo che il paese ha cominciato un decollo economico tale da essere oggi l’economia più dinamica d’Africa, destinato secondo le previsioni a superare persino il Sudafrica e a diventare la prima economia sub-sahariana. La stabilizzazione del paese ha permesso di aprire le porte allo sfruttamento delle sue immense risorse naturali, non per niente l’Angola non è altro che la porzione di Congo occupata e poi colonizzata dal Portogallo. Ricco di petrolio, diamanti e minerali di ogni genere, l’Angola ha cominciato a vendere e a incassare e i socialisti delle MPLA si sono trasformati in uomini di successo.
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