Mare, profumo di mare- l’amara storia di un boss che non riuscì, quell’anno, a villeggiare
03/09/2008 - Ischia, anche i capi camorra piangono. Soprattutto quando si scontrano con la realtà dello Stato, non un persecutore romantico, spietato ma comprensivo, rigoroso ma ammirato, bensì – semplicemente – guardia. Storie miserabili, la rubrica che vi racconterà il quotidiano, quello
Ischia, anche i capi camorra piangono. Soprattutto quando si scontrano con la realtà dello Stato, non un persecutore romantico, spietato ma comprensivo, rigoroso ma ammirato, bensì – semplicemente – guardia.
Storie miserabili, la rubrica che vi racconterà il quotidiano, quello che spesso vorremmo dimenticare, dei bassifondi. Per non dimenticare che c’è una realtà diversa dalla nostra, che non per questo scompare. E che bisogna conoscere.
“Declini le sue generalità, prego”: era la terza volta in due giorni. Il suo nome, pensò, non l’avrebbero imparato proprio mai. “Mi volete cacciare pure dalla vostra mente, ispettore”: quell’impertinenza, il boss Luciano Mazzarella in visita di cortesia ferragostana al Commissariato di Ischia, lo fece quasi sorridere.
FINESTRE SUL MONDO - “Mazzarella, che volete ancora da qui ? Voi, qui, non dovreste più neanche
esserci. Vi abbiamo cacciato due volte in un giorno ed ora, che vi state autodenunciando, arriva la terza”. La Vice Questura di Ischia, detta così in onore del Vice Questore Antonio Vinciguerra, l’eroe del giorno, l’acchiappa indesiderati per antonomasia, sembrava una cabina per cambiarsi il costume dall’aria afflitta: avrebbero dovuto aprire le finestre anziché tenere a tutto volume quegli inutili ventilatori. Si sarebbe sparso un po’ di quell’odore di fritto che proveniva dalla strada: al boss piaceva il puzzo di strada, era il suo Televideo, il suo modo di stare connesso a quello che succedeva nel mondo.
INDESIDERATO - “Tutto il contrario, ispettore: se sto qui, è per non andarmene più. Sono venuto a dirvi dove abito e dove respiro. Così che voi prima vi rassicurate e poi mi lasciate villeggiare in santa pace”: così, all’uso antico, un patto tra uomini. Visto che di gentiluomini, tra divise e gente come lui, non si sentiva la mancanza. Luciano si girò come a cercare conforto verso un appuntato che fingeva di non interessarsi alla cosa: furono due o cinque secondi, ma durante, Luciano, l’uomo dell’AntiStato, ci credette davvero. La prima volta, quell’estate, che l’avevano acciuffato e scacciato come un cane in chiesa distava nella memoria non più tardi di ventiquattr’ore prima. Era accaduto praticamente subito: lui scende all’attracco, si stiracchia senza problemi potendoselo permettere perché non aveva le fisime da figo di certi altri colleghi. Lui era un ruspante uomo d’onore all’antica sotto certi aspetti: non che ne avesse ben chiaro il significato, a lui bastava ripeterselo come una professione di identità ed agli altri bastava anche meno. Due
buffetti sulla guancia (che fa un po’ di abbronzatura alla buona), la prima sigaretta isolana (che oggi gli uomini non fumano più), diritti in piazzetta. Assolutamente anonimi e perbene. Neanche due passi ed il fermo. Foglio di via: “lei è un indesiderabile, Luciano Mazzarella figlio di O’Scellone e membro della paranza di camorra che controlla da S.Giovanni a Teduccio a Santa Lucia passando per Forcella”. Controlla ? A volte, pensò.
CAMORRISTA E CASALINGO - Riprendi la nave, sbarca a Napoli, affitti una nave che ti riporti presto, entro quella giornata stessa, all’agognato soggiorno isolano. Ischia, un posto dove gente come lui va, o cerca di andare, in vacanza, come un unico torpedone camorrista di tanti impiegati Fantozzi col mitra, forse perché a Capri le zoccole già girano all’aria aperta. Ed un ladro ha bisogno di qualcuno che lo insegua. “Cinquemila euro mi avete fatto spendere, dottò, cinquemila per tornare qua. E che fate, mi rispedite indietro ? Si buttano così cinquemila euro a casa vostra ?”: quando l’avevano fermato la seconda volta, lo si sarebbe potuto scambiare, il temibile ed indesiderabile boss, per una casalinga da Lubrano. Di quelle che scrivevano lettere aperte al Capo dello Stato e, per conoscenza, ai giornali, lamentandosi del prezzo delle uova. Dall’altro lato della barricata, peccato ci fosse un burocrate a verbalizzare e non un poeta ad immortalare la posa.
GUARDIE E LADRI – “Indesiderabile ? Ma voi siete sicuri che non sia però desiderato ? Il turismo come lo vogliamo alimentare ?”: niente, quello che si parava davanti Luciano Mazzarella non era lo Stato dialogante, il persecutore romantico, spietato ma comprensivo, rigoroso ma ammirato dalle nostre
malefatte e dai nostri ragionamenti e giustificazioni, quel giustiziere, quel giusto giudice che noi tutti vorremmo ritrovarci quando tocchi a noi farci giudicare. No, al ras toccava quello che la realtà intende per dare conto a giustizia e legge. Non un duello rusticano ma alto tra due grandi menti che si riconoscono. Non una vita, magari sbagliata ma nobilitata da tutti i suoi segreti e i suoi dettagli. Tutt’altro. Automatismi, (presa alla) lettera, scartiloffi, che ti identifichi il numero di pratica come ad Auschwitz anziché la tua splendida e splendente personalità. E Mazzarella che si era creduto ? Niente, un po’ ci credeva, un po’ ci faceva. Per anni, alla parola cultura aveva, quasi, per scherzo, messo mano alla pistola. Tutte quelle manie per quadri e canzonette di cert’altri imprenditori del suo ramo: a lui associare la cultura allo Stato guardia veniva facile. Uno snob con una fervida, sino a un certo punto, illusione nell’esistenza dell’umanesimo, il suo nemico. La terza volta che si ripresentava a rapporto aveva voluto scegliersela lui: come, dove, quando. Il giorno dopo i due rimpatri forzosi, era di nuovo ad Ischia, diritto non in piazzetta ma a Palazzo. A stringere una mano in un patto scellerato ? Forse. A verificare, da incivile, il bluff di noi civili ? Meglio del guardie e ladri .
E SE NE ANDO’ - Credette allo stato quei pochi secondi in cui si aspettò che lo stupisse, defunse il gentlemen’s agreement con una citazione sorprendente dalla Bibbia (“Come il figlio onora il padre, il servo rispetta il suo padrone”) più per sfottere, in quel segreto gioco di rimandi e di confronti coi colleghi, Bernardo Provenzano, che per fare di quei spiccioli di vita quale sociologia. E se ne andò. Passando per le stanze, guardò solo le tele. Con aria ironica.













Con quello che gli sarà costata la vacanza avrebbe potuto godersela a Saint Tropez.
Camorrista e pidocchio
Non avrà avuto un lato B abbastanza bello da mostrare. E’ una cosa che vi capita spesso.
nui nun putimmo anna’ a st. tropez par ce que avimm’ bisogn ‘e sta vicino li guagliun’ nuostr
se occorresse amma essere pronti a turna’ a Napule e risolvere ‘e situazioni
poi a ischia ce stanno tutt’ e pariente ‘e muglierema, mio cognato, zi’ nicola……e ce piace passa’ ‘e serate tutt’assieme ‘o locale, a ristorante o ittate dind’ a veranda d’ o jardino