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Niente resterà impunitodi Pietro Salvato
pubblicato il 15 ottobre 2009 alle 16:46 dallo stesso autore - torna alla home

La notizia è stata riportata dal sito Metropolis web. Due degli accusati di aver fatto parte del gruppo di fuoco che lo scorso 3 febbraio ha assassinato il consigliere comunale stabiese del Pd Gino Tommasino, risulterebbero iscritti al locali circolo territoriale del Pd. I due sarebbero Salvatore Belviso e Catello Romano, quest’ultimo, peraltro, evaso qualche giorno fa da un albergo nel brindisino dove era piantonato in attesa di essere avviato al programma di protezione dei collaboratori fdi giustizia. Romano, infatti, si era “pentito” ed aveva cominciato a collaborare con gli inquirenti. Nell’elenco ufficiale degli iscritti, il primo, cugino del boss Enzo D’Alessandro, compare senza alcuna data di nascita.

Accanto al nome del secondo, invece, si rileva anche la sua giovane età: Romano era maggiorenne da appena tre mesi quando ha deciso di “impegnarsi” in politica. La presenza dei due nomi, come avevamo anticipato, non sono le sole inquietanti presenza che gravano sul partito democratico stabiese. Diversi altri nomi, in passato, hanno avuto a che fare con la giustizia. E questa, peraltro, è cosa nota in gran parte dell’opinione pubblica cittadina. Basti pensare che all’epoca in cui vu avviata la campagna di tesseramento fu creata un’apposita commissione di controllo per garantire la “pulizia”, in nome del codice etico che si era dato l’allora nascente Partito democratico, ed evitare così pericolose infiltrazioni. Agli atti oggi risultano iscritti ben 2.943 persone. Il Pd alle ultime elezioni europee ha raccolto poco più di 5.000 voti. Un tesseramento chiaramente gonfiato che, quasi inevitabilmente, ha visto l’infiltrazione di personaggi davvero poco raccomandabili. A questo punto suonano quasi come beffa le tante parole spese dal locale gruppo dirigente all’indomani proprio dell’omicidio Tommasino, quando assicuravano come il loro partito sarebbe stato un “Sicuro argine alla camorra e a tutte quelle attività criminali che – per usare le loro parole – prosperano proprio laddove si affievolisce il sentimento legalitario”. Evidentemente, invece, la “Commissione” deve essersi distratta non poco… visto che alla Federazione provinciale del Pd di Napoli non sembra essere pervenuta alcuna segnalazione od anomalia. Sempre secondo Metropolis si sospetta che nelle liste degli iscritti figurino anche altri parenti ed “amici” degli altri due componenti del commando camorrista: Renato Cavaliere e Raffaele Polito.

E pensare che appena qualche mese fa, proprio a Castellammare, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Solo per giustizia”, alla presenza peraltro di molti “capi e capetti” del locale Partito democratico, l’ex magistrato della DDA di Napoli Raffaele Cantone ebbe a dire: “Nessuno parla di anti-camorra, nella campagna elettorale sono stati dimenticati i temi della legalità; eppure i voti della camorra fanno ancora gola a troppi. Il discorso della pulizia della politica dovrebbe essere quello principale in campagna elettorale perché se la camorra non avesse appoggi non sarebbe così forte“. Chissà se sono il solo a ricordare che nella salone del Palazzetto scese un silenzio quasi imbarazzate. I partiti per parafrasare sempre lo stesso Cantone non devono aspettare le sentenze della magistratura per evitare candidature o, in questo caso, iscrizioni più che sospette. Non basta la presunzione d’innocenza ci vuole la certezza della pulizia e dell’onesta morale.

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