Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Inchiestadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 16 ottobre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Le persone che non sono in grado di badare a se stesse sono tante. Il welfare italiano le ha sempre lasciate sole, scaricando sulle famiglie il compito di accudirle. Purtroppo le cose sono peggiorate, e il futuro non lascia intravedere niente di buono

“Non lasceremo indietro nessuno” è un bello slogan che sentiamo spesso nelle dichiarazioni in Tv. Purtroppo però ci sono molti italiani invisibili. Non solo precari che perdono il lavoro, o chi vive sulla soglia (o sotto) della povertà. Ci sono tante famiglie “normali” che sono in trincea. Famiglie normali con in casa un “non autosufficiente”. Per loro, nel paese in cui ci si riempie la bocca del valore della famiglia, quel “Non politiche sociali1 Non autosufficienza, il governo taglia e le famiglie sono solelasceremo nessuno indietro” è, appunto, solo un bello slogan.

LA NON AUTOSUFFICIENZA – Non si tratta di poche migliaia di persone perché i non autosufficienti in Italia sono tanti. Non ci sono dati precisi e lo stesso concetto di non autosufficienza non è così scontato come sembra. Ci sono solo stime basate su indagini campionarie, secondo le quali le persone con più di 6 anni con una disabilità sono oltre 2,8 milioni. In questo universo rientrano però solo le persone che hanno la totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana. Perché se allarghiamo la definizione a coloro che hanno “soltanto” un’apprezzabile difficoltà nello svolgimento di queste funzioni la stima sale molto: siamo a oltre 6 milioni di persone, il 12% della popolazione. Molte di queste persone sono anziane,  ma ci sono anche tanti giovani ed adulti con gravi problemi. E purtroppo non mancano i bambini sotto i 5 anni, che sono oltre 42 mila in Italia.

I NUMERI – Secondo le stime dell’Istat, circa il 2,1% della popolazione sopra a 6 anni è “costretta a letto o su una sedia a rotelle”, percentuale che raggiunge il 25% per gli ultraottantenni. Le persone con “disabilità di tipo funzionale” (difficoltà nel vestirsi, nel lavarsi, nel fare il bagno, nel mangiare) sono circa il 3% della popolazione di 6 anni e più, ma tra 75 e 79 anni circa il 12% ha delle limitazioni di questo tipo e quindi deve essere aiutato da qualcuno. Le “disabilità nel movimento” (difficoltà nel camminare, nel salire le scale, nel chinarsi, nel coricarsi, nel sedersi) sono presenti nel 2,2% delle persone di oltre 6 anni, con quote molto più alte dopo i 75 anni (oltre il 10%). Infine, le disabilità sensoriali (difficoltà a sentire, vedere o parlare) coinvolgono circa l’1% della popolazione di 6 anni e più. In tutto sono poco meno di 3 milioni di persone. La disabilità è ovviamente correlata all’età: l’80,7% delle persone definite non autosufficienti ha un’età superiore ai 65 anni e il 64,6% ha un’età superiore ai 75 anni. Si tratta di tante persone che hanno problemi enormi ed una “domanda” di cura ed assistenza molto più alta degli altri.

TUTTI IN FAMIGLIA – Perché, oltre alla cura e vigilanza continue, le persone con disabilità effettuano un numero di visite mediche specialistiche due volte superiore a quello delle persone senza disabilità, ed hanno tassi di ricovero quattro Anziani2 Non autosufficienza, il governo taglia e le famiglie sono solevolte superiori. Per l’assistenza, il sistema di welfare italiano, a differenza dei principali modelli europei, mantiene sulle famiglie il carico della cura e delle tutele. Gli aiuti ricevuti sono forniti prevalentemente da un parente più o meno prossimo, molto spesso di sesso femminile. Infatti, la stragrande maggioranza dei non autosufficienti vive in famiglia, (o da soli, ma con i figli che si prendono cura di loro quotidianamente), mentre poco più di 200 mila vivono in un Istituto. I problemi che devono affrontare queste famiglie italiane non sono semplici, ma queste famiglie sono lasciate quasi completamente sole. Niente di male, per carità: è giusto ripagare con amore chi tanto ci ha donato quando noi eravamo neonati, bambini, adolescenti. Ma se davvero non si vuole lasciare nessuno indietro, sarebbe giusto che anche i servizi pubblici dessero una mano. Specie nelle società di oggi, dove il modello “familiare” non è più quello di 30 anni fa.

LA POLITICA ASSENTECome risponde la politica a questa domanda che cresce, di queste persone che hanno più bisogni degli altri? Come si aiutano quelle famiglie “normali” che hanno bisogno di aiuto, nel paese in cui non c’è politico che non abbia la famiglia come punto di riferimento? Con una risposta “soddisfacente” sul versante delle cure mediche, con un silenzio di tomba su quelli – non meno importanti – dell’organizzazione dell’assistenza, dell’aiuto domestico, del sostegno psicologico e sanitario. Lo stato è assente, a partire dalle risorse finanziarie. A pagare sono le famiglie italiane. Secondo il Rapporto annuale sull’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia curato dal Network non autosufficienza la spesa sostenuta dalle famiglie italiane nel 2008 per retribuire le badanti è pari allo 0,59% del Pil, e supera quella stanziata dallo Stato nel 2007 per l’indennità di accompagnamento che è lo 0,54%. In tanti anni, molte parole ma un solo sostegno concreto, molto al di sotto delle necessità: il “Fondo per le non autosufficienze 2007-2009”, introdotto dal Governo Prodi nel 2006.

I TAGLI ALLA NON AUTOSUFFICENZA – Non era abbastanza, ma a peggiorare le cose per le famiglie italiane e per i non autosufficienti ci ha pensato il nuovo governo. Con una domanda di cura e di assistenza in crescita, con risorse modeste per finanziare servizi pubblici che sostengano il sacrificio delle famiglie e che aiutino chi – non per sua colpa – è più indifeso ed è “rimasto indietro, sono arrivati i tagli alle risorse per le politiche sociali. Ce lo spiega una persona al di sopra di ogni sospetto, l’Assessore regionale del Veneto alle politiche sociali, Stefano Valdegamberi: La bozza di  legge finanziaria appena uscita dal Consiglio dei Ministri azzera, in pratica il Fondo per la non  autosufficienza e il Fondo per la famiglia. Sono mazzate che,  per quanto riguarda il Veneto, significheranno 30 milioni di  euro in meno per il settore sociale e la conseguente diminuzione  di circa 1/3 dei servizi territoriali riguardanti la non  autosufficienza e i minori. Dobbiamo reagire”. Per le politiche sociali, è stato azzerato per il 2010 il Fondo per la non autosufficienza (che era di 400 milioni nel 2009). Il Fondo per le politiche sociali è Sacconi3 Non autosufficienza, il governo taglia e le famiglie sono solepassato da 1.582 milioni di euro nel 2008, a 1.310 nel 2009, a 1.025 milioni previsti nel ddl Finanziaria 2010. Il totale dei fondi tagliati è stato compensato (solo in parte e con modalità da chiarire rispetto a utilizzo ed anni di copertura) dal “Fondo per la tutela dei diritti e delle prestazioni sociali” che vale in tutto 300 milioni istituito dall’ultimo DL anticrisi e di cui ha parlato Sacconi.

IL WELFARE CHE VERRA’ - Le regioni, a partire dal battagliero Veneto, sono inviperite. Perché sostengono sia impossibile non solo aumentare l’offerta di servizi alle famiglie che hanno bisogno di una mano, ma addirittura mantenere i servizi attuali. D’altronde, Sacconi è il ministro che ha scritto il libro bianco. Dove spiegava con chiarezza il suo pensiero sulla materia: in questi tempi di crisi e di ristrettezze, occorre ridimensionare lo stato sociale, sostituirlo con un modello basato sullo “stato minimo”, in cui il federalismo fiscale si traduce eliminando il legame tra i livelli essenziali di assistenza e i livelli minimi di prestazione. Finché si tratta di diminuire gli sprechi siamo tutti d’accordo, ma per i non autosufficienti e le loro famiglie più minimo di zero non si può andare. A meno di non chiedere a queste persone, che nel tempo aumenteranno perché la popolazione anziana crescerà nei prossimi anni, uno sforzino in più. Come direbbe il ministro, un obolo, un contributo “individuale” e “personalizzato”. Con cui magari finanziare un’altra Alitalia, o per lasciare in pace qualche evasore fiscale con i soldi alle Cayman.

1 commentostampa - fallo leggere