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pubblicato il 15 ottobre 2009 alle 10:00 dallo stesso autore - torna alla home

Dopo le dichiarazioni rese ai microfoni di Annozero l’ex Ministro di Grazia e Giustizia viene convocato dai procuratori di Caltanissetta e Palermo sulla trattativa tra mafia e Stato del ’92. Avesse parlato prima probabilmente molti lati oscuri della vicenda sarebbero già stati chiariti

 Martelli oggi va in Procura: con 17 anni di ritardo  I procuratori di Caltanissetta Sergio Lari e Domenico Gozzo e il procuratore di Palermo Antonio Ingroia hanno interrogato ieri, per circa quattro ore, Liliana Ferraro, ex capo degli Affari Penali del Ministero della Giustizia ai tempi dell’ uccisione di Paolo Borsellino, pochi giorni fa chiamata in causa dall’allora ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli. Intervistato da Sandro Ruotolo per Annozero, Martelli ha affermato che il 23 giugno ’92, ad un mese esatto dalla morte di Giovanni Falcone, la Ferraro consigliò al capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno di rivolgersi direttamente a Paolo Borsellino per esporgli la trattativa intavolata dagli uomini dei Ros con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. A scendere a patti con Ciancimino sarebbero stati De Donno in persona e un altro ufficiale, Mario Mori, qualche anno più tardi imputato per favoreggiamento aggravato, per non aver nemmeno tentato, dopo una soffiata, nel ’95, la cattura di Bernardo Provenzano.

TUTTI ZITTI – Son passati ben 17 anni da allora e, nonostante si sia parlato parecchio di questa, per adesso presunta, trattativa tra mafia e Stato, solo oggi un personaggio chiave come il ministro Martelli ricorda un particolare così rilevante ai fini dell’accertamento della verità. Finora, nonostante sia stato già interpellato dai giornalisti del grande schermo su quelle vicende, basti ricordare la puntata su Cosa Nostra di Blu Notte di Carlo Lucarelli, il Guardasigilli del ’92 non aveva mai rivelato quel particolare e non aveva nemmeno sentito l’esigenza di parlarne con gli inquirenti, così, come dovrebbe fare qualunque uomo dello Stato che quello Stato sente il dovere morale di difenderlo dalle cattive intenzioni dell’antistato, sia esso mafia, eversione, massoneria. “Queste ultime rivelazioni a distanza di così tanto tempo mi confermano un’idea – spiega Luca Tescaroli, sostituto procuratore a Roma e pm nel processo per la Strage di Capaci C’è stata una cortina di ferro intorno all’accertamento della verità, sulle stragi. Potevamo fare passi in avanti importanti che non ci è stato concesso di fare. C’è un nodo irrisolto”.paolo%20borsellino Martelli oggi va in Procura: con 17 anni di ritardo

I SILENZI - Secondo Tescaroli sono troppi i misteri nella storia dei due attentati, della possibile trattativa, dei non bene identificati punti di incontro e di scontro tra criminalità organizzata e istituzioni. Da una parte i silenzi del Ministro, dall’altra l’immobilismo dei colleghi di Falcone e Borsellino. Mentre Martelli ometteva di parlare, e lo ha fatto fino ad oggi, magari anche per mancanza di “fiducia in coloro che lo avrebbero dovuto sentire”, al contrario Paolo Borsellino parlò, ma senza essere mai chiamato “a Caltanissetta per testimoniare sulla strage del suo più caro amico”. Nei 57 giorni che separarono la sua morte da quella del collega Giovanni Falcone aveva avuto tutto il tempo di dire che la sua fine era vicina (lo fece in un incontro pubblico presso la Biblioteca Comunale di Palermo il 25 giugno) e tutto il tempo per affermare che sapeva “fatti che avrebbe detto solo all’autorità giudiziaria”. Evidentemente, dunque, dire che si trattava solo di mafia in tutti questi anni è convenuto a molti: se si fosse parlato o se si fosse data la possibilità di parlare come dovere sarebbe emersa una realtà diversa. “Non credo alla follia di Cosa Nostra – dice oggi Tescaroli Qualcuno diede ai boss precise garanzie”. Una chiave di lettura interessante la dà pure l’avvocato Luigi Li Gotti, oggi senatore dell’Italia dei Valori, già sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi, che riflette su tutti gli scenari che ad un tratto si sono aperti negli ultimi mesi, da luglio 2009 in poi: come ad esempio la vicenda del “papello”, il testo contenente tutte le richieste di Cosa Nostra per far cessare l’offensiva stragista, tenuto nascosto per così tanti anni e poi improvvisamente ricomparso, oggi alla ribalta della cronaca e consegnato tra le mani dei magistrati da Ciancimino junior, uno dei quattro protagonisti della trattativa insieme al padre Vito, ex sindaco di Palermo, e ai due uomini dei Ros.

I RICORDI – Son passati diciassette anni, dicevamo. E solo dopo 17 anni Martelli ricorda l’esistenza di una trattativa, o almeno di un contatto. Ricorda il riferimento a Liliana Ferraro. Ricorda la visita di De Donno e ricorda pure l’invito a rivolgersi a Borsellino. Ricorda perfino la data precisa dell’incontro: 23 giugno ’92. Si tratta di dichiarazioni che oggi, oltretutto, si collegano strettamente a quelle di Giovanni Brusca: il boss in un recente interrogatorio secretato avrebbe affermato che l’uccisione del giudice fu accelerata perché contrario alla trattativa in corso tra Stato e mafia. Per i magistrati quanto riferito a Ruotolo da Martelli ha quindi un valore investigativo di prim’ordine. Molti tasselli, insomma, potrebbero essere ricomposti. E di certo maggior luce poteva essere fatta già diversi anni fa, ma, come si dice, speriamo non sia troppo tardi.

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