Interni

L’omofobia secondo Renato Farina

15 ottobre 2009

L’ex agente Betulla ha provato a dire la sua sulla legge Concia. Il risultato, com’era prevedibile, è stato talmente ridicolo da risultare entusiasmante.

Questa è sicuramente una rubrica a cui il materiale non manca mai: sarà per la scarsa preparazione media dei nostri professionisti dell’informazione, sarà semplicemente per la legge dei grandi numeri, fatto sta che a sfogliare i giornali italiani qualche scivolone si trova sempre. Eppure, raramente un unico articolo riesce a stagliarsi sulla concorrenza e a mettere in ombra tutti gli altri grazie alla sua orripilante ripugnanza come ha fatto, questa settimana, l’articolo di Renato Farina sul Giornale di lunedì. Titolo, Tutela i gay ma è bella quindi si può fischiare: ecco la «Carfagnofobia».

LA PREMESSA - La partenza del pezzo è piuttosto tranquilla: Mara Carfagna ha inviato un messaggio di solidarietà alla manifestazione “Uguali” di Roma ed è stata fischiata. Il buon Farina non se ne capacita: era un messaggio “di totale cordialità”, perché l’hanno fischiata? Evidentemente il ministro è oggetto di carfagnofobia, “oggi in Italia assai più diffusa dell’omofobia”. Fin qui ordinaria amministrazione. A questo punto parte la classica tirata sulla lobby omosessuale che vuole sovvertire la tradizione e ignorare il dato biologico: i sessi sono due, maschio e femmina, come ha voluto Iddio stesso, e oggigiorno chi cerca di affermare questa elementare verità viene ingiustamente additato e deriso dai lobbisti gay che vogliono scardinare la famiglia tradizionale. Allora Farina porta un esempio pratico.

L’ANEDDOTO – A Berlino, in una riunione, si discuteva di un documento contro l’omofobia. Uno pensa: lotta e condanna contro chi discrimina, insulta, ferisce, uccide per ragioni omofobiche e contro chi li giustifica. Niente da dire. Sacrosanto. Ma ecco, questo viene ritenuto preistoria giuridica. […] Dopo di che entra in scena una signora transgender, il leader dei transgender europei. Una bella donna con i lunghi capelli e la voce di Arnoldo Foà. Dice: «Io secondo la carta d’identità risulto maschio, ma io nel mio profondo ora mi sento donna. Entrando ho subìto violenza perché hanno visto che sui documenti ero maschio, ma io ho un altro sentimento di me stessa. Il diritto dev’essere conforme al mio desiderio. Devo poter sposare, adottare, cambiare di nuovo identità». Nessuno aveva nulla da obiettare. Ho provato a dire: ehi, un po’ di sano materialismo per favore, siamo maschi e femmine”. E viene quasi da immaginarlo, il povero Farina, che si guarda intorno spaesato mentre la donna col vocione dice queste cose pazzesche. Ehi, Arnoldo, un po’ di materialismo, hai il pipino o no?

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