Inchiesta

L’affaire Gino Tommasino

15 ottobre 2009

Dopo nove mesi dall’agguato di camorra che costò la vita al consigliere comunale del Pd di Castellammare di Stabia, sono stati arrestati i suoi presunti killer. Due di questi si sono immediatamente “pentiti”. Neanche il tempo di metterli “sotto protezione” che uno di loro evade e fugge via. Vi raccontiamo cosa ci sarebbe dietro l’assassinio

Fu un agguato “shock” quello avvenuto appena qualche minuto dopo le 15,30 lo scorso 3 febbraio, nel pieno centro di Castellammare di Stabia, uno dei comuni più grandi della provincia di Napoli.    Una serie impressionate di colpi d’arma da fuoco, quasi tutti giunti al bersaglio, stroncarono la vita del quarantaduenne consigliere comunale del Partito democratico, Luigi Tommasino. Il raid scattò a pochi metri dall’ex Tommasino1Pretura, oggi sede distaccata del Tribunale di Torre Annunziata.

L’INDAGINE PER TANGENTI – Luigi Tommasino, a tutti noto come Gino, era alla guida della sua Lancia Musa in compagnia del figlio tredicenne rimasto incredibilmente illeso. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Tommasino fu avvicinato dai suoi sicari a bordo di almeno una moto di grossa cilindrata che affiancò l’auto del consigliere (peraltro, titolare di una nota boutique di abbigliamento al corso Vittorio Emanuele) mentre procedeva lungo Viale Europa: furono sparati almeno una dozzina di colpi, tutti diretti verso il lato guidatore. La vittima si accasciò all’istante sul volante e la vettura finì, ormai senza controllo, contro la vetrina del negozio Unieuro. Gino Tommasino era stato eletto nel 2005 consigliere con la lista della Margherita ed era il fratello di un noto medico che presta servizio presso l’ospedale San Leonardo della città stabiese. Fin qui la fredda cronaca delle modalità dell’omicidio. Passò appena qualche giorno e si venne a sapere che Tommasino era indagato dal pm di Potenza Henry John Woodcock per presunti illeciti relativi alla costruzione di un termovalorizzatore nella zona vesuviana e per una presunta tangente versata da un imprenditore interessato a svolgere lavori nella discarica di Terzigno. Corruzione e associazione per delinquere finalizzata alla frode e alla truffa furono le accuse ipotizzate da Woodcock per Tommasino e altre 13 persone. Gli accertamenti rientrano in un filone dell’inchiesta “Total”, che lo scorso gennaio aveva portato all’arresto dell’amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha. In particolare, indagando sui presunti illeciti nell’estrazione del petrolio in Basilicata, Woodcock si era imbattuto in reati connessi con i rifiuti, sia in Campania sia in Sicilia. Aveva così scoperto che un faccendiere aveva contattato alcuni politici di Castellammare per coinvolgerli nella costruzione di un inceneritore in zona. Gino Tommasino, però, avrebbe avuto in particolare un altro ruolo: quello di ricevere da un imprenditore interessato ad eseguire lavori nella discarica di Terzigno una somma di denaro da girare, forse, ad un politico più importante di lui.

LA PISTA CAMORRISTICA – Sono passati nove mesi e, finalmente, si è avuta una prima importante svolta nelle indagini. La pista lucana ha perso di consistenza mentre si castellammare2è avvalorata quella della “vendetta” camorrista locale. L’indagine condotta dai Pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, infatti, ha portato all’identificazione e all’arresto dei presunti autori dell’agguato. Si tratterebbe di quattro affiliati al clan D’Alessandro, “famiglia” camorrista storica della zona stabiese. I quattro componenti del commando sarebbero Salvatore Belviso, 26 anni, cugino e braccio destro del boss Vincenzo D’Alessandro, Renato Cavaliere, di 37 anni, già detenuto, Raffaele Polito, di 27 anni quest’ultimo sarebbe l’esecutore materiale del delitto, portato a termine con armi di provenienza cecoslovacca, marchio di fabbrica degli omicidi targati D’Alessandro, unico clan nel panorama delinquenziale campano ad averle acquistate, e Catello Romano, di 19 anni. Questi ultimi due, dopo essere stati bloccati dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Napoli, hanno deciso di collaborare con la giustizia e sono in attesa di essere avviati al programma di protezione in una località protetta. Tommasino, secondo gli inquirenti potrebbe essere stato punito per essersi impossessato di una somma di denaro destinato al clan D’Alessandro. Questo, almeno, emergerebbe dalle attività investigative condotte dalla Squadra Mobile napoletana. Resta da capire a che titolo si sia appropriato della somma di denaro. Trentamila euro sarebbe l’ammontare che  Tommasino avrebbe dovuto restituire al clan. Non è ancora chiara però la provenienza di quella somma. Proprio da Polito sarebbe partita l’attività investigativa della squadra mobile.

14 commenti a L’affaire Gino Tommasino

  1. Pingback: diggita.it

  2. Corsaro rosso

    Facciamoci del male…

  3. comicomix

    Non ci si abitua mai del tutto, purtroppo…

    Un sorriso sconsolato

    C.

  4. Pingback: Delitto del consigliere Tommasino, un iscritto al Pd tra i quattro killer - Politica in Rete Forum

  5. Pingback: A proposito della collusione tra Pd e Camorra | IL FAZIOSO LIBERALE

  6. rebyjaco

    Forza PD: Non farti intimorire, continua con Dalema che andrai lontano. W le tessere e i tesserati, cacciate i “”sostenitori “” che la tessera non la vogliono. Allontanetevi da Di Pietro e fate alleanza con Casini/Cuffaro, entrate in affari con i LORO sponsor. TUTTO per il bene della Democrazia e la Libertà. Io sono per Bassolino Segretario, Loiero vice e Dalema Padre Padrone al di sopra delle parti.

  7. Vedo che dalemix non ti è molto simpatico. Comunque, per la cronaca, alle primarie di circolo (quelle degli scritti, quindi) a Castellammare ha vinto Franceschini.

  8. rebyjaco

    Perbacco! per dindirindina! Ma allora è amico dei D'Alessandro!”
    Nel meridione non si vince mica con le buone intenzioni.
    Penso che Dalema sia un male da estirpare, non è l'unico male che si è appropriato del partito, o li estirpi (Fassino Rutelli,Letta,Del Turco ecc.) o con la chemio non risolvi nulla. Buona fortuna

  9. Ecco pensa a D'Alema, che t'aggià di'?

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