Sulle strade si continua a morire. E a discriminare

15/10/2009 - Il Senato ha appena approvato in via definitiva il ddl “Sicurezza”, il provvedimento che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe migliorare la pubblica sicurezza. Il testo prevede anche diverse modifiche al Codice della Strada (CdS) non tutte chiare, non tutte –temiamo

     
 

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Il Senato ha appena approvato in via definitiva il ddl “Sicurezza”, il provvedimento che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe migliorare la pubblica sicurezza. Il testo prevede anche diverse modifiche al Codice della Strada (CdS) non tutte chiare, non tutte –temiamo – efficaci.

L’ultima modifica al CdS prevede, tra l’altro, l’aumento delle sanzioni nei confronti di chi è sorpreso a guidare in stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, di chi circola con documenti assicurativi falsi e di chi commette alcune violazioni particolarmente pericolose durante le ore notturne. E’ stato inoltre assimilato alla patente il cosiddetto patentino per ciclomotori, almeno per quanto riguarda sospensione e revoca del documento. Riottenere il documento, pertanto, dovrebbe risultare molto più difficoltoso.

TESTO DUBBIO - Nel testo, tuttavia, ci sono diversi punti poco chiari o di dubbia legittimità e, persino, norme che appaiono discriminatorie a danno d’alcune precise categorie come i disabili e le donne. Tra le novità, senz’altro positive, c’è da segnalare la possibilità per i disabili muniti di patente speciale, di ottenere il “CAP”, il certificato d’abilitazione professionale per la guida di taxi e auto a noleggio, mentre rimane vietata la guida degli autobus. Una modifica importante introdotta dall’articolo 2 comma 8 bis del nuovo codice della strada e che modifica il precedente articolo 116, che negava di fatto tale diritto. L’articolo estende ai titolari di patenti speciali B, C, e D il diritto alla certificazione all’abilitazione professionale, un documento integrativo della patente, che consente loro di poter guidare veicoli pubblici a scopo professionale, come taxi e auto a noleggio. Una norma certamente corretta, forte dei numeri che riguardano i sinistri che hanno visto coinvolti disabili al volante e che parlano di un 70% d’incidenti in meno per le patenti speciali, rispetto al totale, e il 30% riguardano micro-tamponamenti, a conferma della maggiore attenzione che usano i guidatori disabili.

LE RESPONSABILITA’ - A destare perplessità, invece, sono altri capitoli solo sfiorati o per niente interessati dalle modiche. In particolare, tutta la parte riguardante le responsabilità degli Enti gestori delle strade. Questi dubbi sono stati pubblicamente avanzati da Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione contro tutte le mafie, che sul suo sito internet ha presentato uno studio molto approfondito sulla sicurezza della circolazione stradale. “Il tema dell’insicurezza stradale – scrive Giangrande – è sentito da tutti. Ognuno di noi, o un proprio caro, conosce l’esito di un sinistro: lesione o decesso. Nessuno conosce per certo i numeri e le cause del fenomeno, per porvi rimedio, salvo assistere alle strumentalizzazioni per interesse privato di enti ed associazioni tematiche”. Infatti, qual è il reale numero delle vittime? Secondo i dati ISTAT-ACI, ogni giorno nel nostro Paese avvengono in media 633 incidenti stradali, che provocano la morte di 14 persone e il ferimento d’altre 893. Nel complesso, nell’anno 2007 (ultimi dati disponibili) sono stati rilevati 230.871 incidenti stradali, che hanno causato il decesso di 5.131 persone, mentre altre 325.850 hanno subito lesioni di diversa gravità. Il dato, tuttavia, è calcolato per difetto. Manca, infatti, un sistema centrale informatico per la raccolta dell’attività della polizia locale che da sola rileva i trequarti degli incidenti così come ha rilevato l’ANVU con la pubblicazione del secondo stralcio della ricerca statistica sui dati dei sinistri stradali relativi l’anno 2008, con il portale poliziamunicipale.it. E ancora, qual è la tipologia delle vittime secondo i dati “ufficiali” dell’istituto nazionale di statistica? “Conducenti e passeggeri d’autovetture, autocarri, autobus e Tir: 7 morti al giorno. Pedoni: 2 morti ogni giorno. Questo significa che persino una tranquilla passeggiata per le vie della propria città può purtroppo trasformarsi in tragedia. In Italia, ogni giorno, circa 60 persone vengono investite sulla strada. Di queste, oltre 2 al giorno perdono la vita, mentre circa 58 devono farsi medicare per lesioni più o meno gravi. Ci sono state 758 vittime. I feriti fra i pedoni si sono attestati a quota 21.062. Le cause di questa vera e propria “guerra” sono imputabili per lo più all’alta velocità dell’automobile, alla guida in stato d’ebbrezza, alla distrazione del guidatore e alla segnaletica stradale spesso carente”. A questi fattori – sempre secondo lo studio presentato da Giangrande – bisogna aggiungere “strisce pedonali che in diversi casi hanno perso il colore e sono praticamente invisibili; auto e scooter parcheggiati sui marciapiedi che costringono il pedone a slalom o passaggi obbligati sulla strada, magari con passeggini o sacchi della spesa al seguito; autobus che effettuano le fermate in mezzo alla strada“.

IL PEDONE - Sul versante delle responsabilità dell’incidente, le statistiche ci dicono, tuttavia, quasi nella metà dei casi considerati c’è una forma di corresponsabilità del pedone stesso. Il pedone, infatti, oltre a diritti ha anche dei precisi doveri da rispettare elencati così com’elencati nell’art. 190 del CdS. Proseguiamo ancora con questi tristi dati statistici. Prendiamo in considerazione i ciclo-amatori: 1 morto ogni giorno e non è tutto: in appena 3 anni, secondo un’inchiesta pubblicata sulla rivista il “Centauro” sono quasi 1.000 i ciclisti che hanno perso la vita sull’asfalto, con 12.476 feriti, (35.491 in tre anni). Ben 15 vittime risultano bambini che andavano in bici con età inferiore ai 14 anni. I motociclisti: 4 morti ogni giorno. “Il 90 per cento – riporta il sito web di controtuttelemafie.it – dei decessi avviene in ambito urbano, per colpa di un traffico caotico, di strade in pessimo stato, di trasporti pubblici inefficienti che spingono all’utilizzo delle due ruote come obbligo e non come scelta, dei mancati controlli sui comportamenti indisciplinati e pericolosi dei guidatori delle due e delle quattro ruote”. I dati emergono dall’indagine della Consulta nazionale per la sicurezza stradale del Cnel sull’analisi di rischio delle due ruote a motore”. Quali sono le cause? Appaiono marginali i sinistri causati dagli autisti dei Tir, che secondo le inchieste svolte sono costretti dalle aziende a guidare per giorni senza dormire. Guidatori che spesso si tengono su con la cocaina. Come non sono quantificabili le cause dovute al fenomeno dei collaudi falsi. Causa d’incidenti stradali, in ogni caso, possono essere molteplici fattori. Si va dalle semplici disattenzioni ad incidenti causati dalla cattiva condizione della carreggiata o meteorologiche. Ma stranamente – denuncia Giangrande – “Si parla sempre e solo d’ubriachi al volante. Molto meno degli incidenti dovuti alla condizione della strada: Fondo ghiacciato o innevato o presenza di fanghiglia o di pietrisco, fogliame o altro materiale scivoloso sulla carreggiata, macchie d’olio sull’asfalto; allagamento da forte pioggia. Incidenti dovuti alla struttura della strada: La ristrettezza della strada, presenza di strettoie non segnalate; la mancata di segnalazione degli incroci, la mancanza di segnaletica orizzontale o verticale, la presenza d’ostacoli occulti ed imprevedibili; presenza di animali, fondo stradale disconnesso, scarsa illuminazione. Incidenti dovuti alla condizione ambientale. Per non parlare della manutenzione scarsa o assente”. A questo punto è lecito chiedersi perché se un incidente mortale su tre è dovuto alle condizioni delle strade, le responsabilità di questi omicidi non vengono quasi mai imputate agli Enti gestori? “Perché le forze dell’ordine – si chiede lo stesso Giangrande – o gli altri organismi istituiti per garantire la sicurezza sulle strade non denunciano queste situazioni di pericolo senza attendere che ci scappi il morto?” Già, perché? Temiamo che nemmeno le recenti modifiche al CdS varate dal Parlamento saranno in grado di fornire risposte efficaci.

     
 

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