A letto con il nemico
02/07/2012 - Le aziende Usa vendono al colosso alla Cina i propri segreti militari
Non passa mese che le autorità americane non denuncino il trasferimento illegale di tecnologie ai cinesi, ma poi quando si scoprono i colpevoli, ci sono sempre grosse sorprese.
LI FERMEREMO - Lisa Monaco, assistente al procuratore generale del Dipartimento (ministero) di Giustizia americano, è sicura: “Il Dipartimento di Giustizia non risparmierà energie per punire i responsabili che compromettono la sicurezza degli Stati Uniti per il guadagno e poi mentono al governo”. Ma la realtà è un po’ diversa. Dall’inizio dell’anno le autorità federali hanno portato in tribunale cinque grossi casi che riguardano il trasferimento illecito alla Cina di tecnologie militari. C’è un po’ di tutto, dalla tecnologia dei droni fino alle protezioni dei computer contro le radiazioni, ma il caso che commentato dalla signora Monaco è a suo modo esemplare.
LA CAUSA- Citata in giudizio era la United Technologies, come controllante di Pratt & Whitney Canada e della Hamilton Sundstrand Corp, una corporation che punta a diventare un gigante del settore e che già controlla un’azienda strategica come Sikorsky, leader nella produzione di elicotteri e fornitrice dell’esercito statunitense.
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L’ACCUSA – La colpa è quella di aver fornito ai cinesi un software grazie al quale possono aver ricavato vantaggi nello sviluppo del loro più moderno elicottero d’attacco, lo Z-10. Che quelli di Pratt & Whitney in particolare si rendessero conto del problema è dimostrata da alcune mail interne nelle quali si fa esplicito riferimento al rischio di essere denunciati per la violazione dell’embargo instaurato dopo i fatti di Piazza Tienanmen.”Dobbiamo essere molto attentdi che il programma che stiamo seguendo con i cinesi non sia visto o presentato come un programma militare. Dobbiamo stare attenti con lo Z10c. Se il primo volo sarà di un semplare militare, potrmmo avere problemi con il governo americano”
VALE LA PENA - Un rischio calcolato, perché l’azienda sapeva che fornendo quel software le si sarebbero aperte le porte del ricco mercato degli elicotteri in Cina. Un rischio calcolato bene per di più, perché mancando d’informate l’apposito ufficio nessuno se n’era accorto. Solo nel 2006 un’azienda incaricata di scandagliare “l’eticità” delle pratiche aziendali ha rintracciato quell’antica vendita e posto il problema, che a quel punto è apparso evidente anche ai federali.
LA MULTA - Alla fine, dopo quasi un decennio dai fatti, l’azienda ha sottoscritto un accordo per il quale sborserà 75 milioni di dollari, 20 dei quali li potrà spendere per migliorare le proprie “procedure interne” ed evitare il ripetersi di fatti del genere. Una cinquantina di milioni di dollari però non sono molti per una corporation valutata 58 miliardi e nemmeno in confronto a un mercato cinese stimato (per ora) intorno ai due miliardi all’anno. Inutile dire poi che l’assenza di condanne penali e il fatto che la condanna resti in capo alla filiale canadese di Pratt & Whitney senza coinvolgerne i vertici americani e ancora meno la capogruppo United Technologies, sono un altro dato a favore di chi voglia prendere questo genere di “rischi calcolati”.
DUE PESI E DUE MISURE - Come sempre negli Stati Uniti i reati compiuti dalle aziende o dalle corporation incontrano sanzioni ridicole, anche quando si risolvono in un vero e proprio tradimento o in azioni anti-patriottiche capaci di minacciare la mitica sicurezza nazionale. Un qualsiasi ufficiale che sveli un reato compiuto dall’Amministrazione compiendo il suo dovere rischia di essere processato come spia e l’ergastolo, chi arma coscientemente i cinesi per trarne profitto se la cava con una multa modesta.
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In fondo non è poi molto diverso che andare a combattere guerre contro paesi che erano stati armati ed addestrati proprio dal governo stesso… Afghanistan?? Ma anche qualsiasi guerra in Africa dove l’ONU interviene con le truppe dei Paesi che le armi le avevano vendute. Si sa, il denaro è il re.
e il commercio piu’ aberrante che l’uomoscimmia poteva creare contro i propri simili