Su Giornalettismo l’ultimo film del talentuoso indiano Tarsem Singh, un regista destinato a sorprendere ad ogni sua opera per come riesce a distruggere e costruire nuove visioni con un’inusuale capacità di creazione di immagini d’arte in movimento.
Qualcuno di voi si ricorda di The cell? Vedo fortunatamente poche mani alzate. Vi rinfresco la memoria. The cell era quel delirio psicotico in cui il culo di Jennifer Lopez veniva spedito dentro la mente di un serial killer per cercare informazioni necessarie allo scopo di salvare la sua ultima “vittima”. Recitato male e scritto perfino peggio, si faceva notare per un uso estremo di artifici visivi che lo rendevano quasi affascinante. La
spiegazione era semplice: dietro la macchina da presa non c’era uno regista qualunque, uno di quelli che per due soldi girano i loro 90 minuti sindacali in due mesi, piazzando la telecamera su un treppiede e fregandosene del resto. Dietro quella macchina da presa c’era Tarsem Singh. La cui unica colpa fu quella di scegliere uno script penoso. Ma il cui merito è quello di rivoluzionare il modo di comporre l’immagine in movimento del cinema.
IL BANDITO BLU – La storia prende le sue mosse iniziali da un ospedale. Una bambina, figlia di immigrati sfruttati in un frutteto, stringe amicizia a causa del suo braccio rotto con uno stuntman. Questo attore è paralizzato nel suo letto a causa di un incidente sul set, che si scopre essere frutto di un tentato suicidio: l’attrice di cui è innamorato ha infatti occhi solo per il protagonista del film. Il nostro stuntman interpretato da Lee Pace (una qualità del buon Tarsem è quella di riuscire ad affidarsi ad attori di terzo piano, ma solidi nell’interpretare ciò che gli viene affidato) vede nella bambina la porta per la sua fuga dalla vita. La imbriglia con un racconto fantastico e fantasioso, in cui interpreta un temibile bandito blu a capo di un manipolo di banditi assetati di vendetta, con lo scopo di manipolarla e di farsi portare veleni con cui farla finita. Ma la bionda Alexandra è restìa a fare da comprimaria e il suo inserirsi e interferire con la storia porterà lo stuntman narratore a dover fronteggiare se stesso, i suoi mostri e la sua voglia di morte in maniera molto più seria di quanto non avesse preventivato.
OCCHIO ALLA PENNA – Gli aspetti interessanti di questo The Fall cominciano prima dei titoli di testa. Se si aguzzano gli occhi infatti si possono notare due nomi introduttivi molto pesanti. Trattasi di Spike Jonze (regista di Essere John Malkovic e Adaptation – Il ladro di orchidee, e perdio non perdetevi Where the wild things are quando uscirà) e David Fincher (Fight club e Il curioso caso di Benjamin Button, di cui Tarsem ha perfino filmato qualche scena). Nomi pesanti del genere come presentatori del film mettono subito in chiaro le cose con lo spettatore. E per rimarcare ancora di più il concetto abbiamo un’apertura con un bianco e nero patinato, una slow motion musicale estrema, che richiama in qualche modo l’incipit dell’Antichrist di Lars von Trier. E lungo le due ore di pellicola, tutto ciò che succede nella testa della piccola Alexandra, ispirata dalle parole dello stuntman Roy assume un aspetto estremamente affascinante e barocco, tirato a lucido e irreale come possono essere le fantasie di una bambina. Abbiamo un Alessandro Magno chiuso nella sua lucente armatura, guerrieri nubiani e banditi messicani, Charles Darwin in una sgargiante pelliccia bianca nera e rossa, enormi castelli e città indianeggianti, principesse in pericolo, matrimoni con tradimenti, stregoni dall’antica Africa…




Nulla da dire, hai espresso nella recensione tutto ciò che c'era da dire!
Questo film è Arte pura, altro che tutta quella spazzatura che ci rifilano spacciata pr opera d'arte. Credo che meriti di essere visto in lingua originale (inglese),
lo si può assaporare con più gusto in tutte le interpretazioni dei personaggi,
neanche ci penso come dovrebbe essere doppiato in italiano.
Quindi sarebbe una fortuna pr le nostre orecchie se non uscisse in Italia,
ma una sfortuna perchè non si può non guardare un gioiellino come questo :')
In tutti i film che ho visto, The Fall al momento si contende il primo posto con altri due film che prima erano i miei preferiti in assoluto.
E' magico, sarà pr il racconto visto attraverso gli occhi della bambina e pr la sua fantasia, o non so cosa.
Ogni ripresa, ogni colore, i contrasti sono dove devono essere.
Ed è così bello che sembra un quadro.
Arte, appunto.
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