Cinque milioni di bimbi in provetta
di Tommaso Caldarelli - 02/07/2012 - I dati della tecnologia del pioniere Robert Edwards
Si apre oggi ad Istanbul il congresso della Società Europea per la Riproduzione Umana e l’Embriologia, nel quale saranno proclamati i risultati dello studio statistico sulla fecondazione in vitro e sui bambini nati grazie a questa tecnologia. Si parla, addirittura, di cinque milioni di esseri umani fatti nascere grazie ad una provetta: la tecnologia inventata nel 1944 è sempre più la scelta delle coppie per avere un bambino.
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UN LUNGO CAMMINO - L’uomo che ha reso possibile tutto questo è il dottor Robert Edwards, nobel per la medicina nel 2010.
Di lui parlano oggi moltissimi giornali internazionali, fra cui il Times: il medico inglese “dovette lottare non poco per ottenere fondi per la ricerca, date le polemiche etiche e legali sollevate dalla fecondazione “in vitro”: la sua richiesta nel 1970 di aprire una clinica per la fertilità venne respinta dalle autorità britanniche perché essendo il mondo sovrappopolato “l’infertilità non andrebbe curata”, scrivono le agenzie arrivate in Italia. I media scientifici pubblicano umori, impressioni e dichiarazioni dei partecipanti all’importante convegno scientifico: prima di tutto, come è stato calcolato questo importante numero?
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QUALCHE NUMERO - “Il calcolo è stato effettuato dalla ICMART, Commissione Internazionale per il monitoraggio delle tecnologie di riproduzione assistita”, scrive Science Codex, “ed è stato basato sul numero delle fecondazioni in provetta e dei cicli di iniezione spermatica registrati nel mondo fino al 2008, e da stime aggiunte nei successivi tre anni. Il totale cumulativo delle nascite è arrivato a 4,6 milioni l’anno scorso, e quest’anno dovrebbe aver raggiunto un totale stimato di 5 milioni”. In Europa sono sempre più le domande di una simile terapia: sempre più richieste, “dalle 532mila del 2008 alle 537mila del 2009″: secondo la dottoressa Anna Pia Ferraretti, alla guida del tavolo di monitoraggio della Società Europea, afferma che la domanda globale di cicli di IVF sarebbe di 1500 cicli su un milione di popolazione: questo ammontare è attualmente disponibile solo in pochissimi paesi come la Danimarca, il Belgio, la Slovenia, la Svezia, la Finlandia e la Norvegia; l’Italia è fra le maglie nere insieme all’Austria, la Germania e il Regno Unito: tutti paesi che non possono fornire più di mille cicli per milione di popolazione. Buone notizie anche per l’efficacia della tecnologia: i tassi di riuscita si sarebbero stabilizzati al 32% di riuscita di gravidanza per trasferimento di embrione, e 28% per ogni aspirazione.
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FIDUCIA NEL FUTURO - Commenta David Adamson, medico californiano alla guida della Commissione Internazionale: “Questa tecnologia è ormai altamente efficace nel trattamento dell’infertilità. Milioni di famiglie con bambini sono state create, così riducendo il fardello dell’infertilità. Siamo riusciti a migliorare sensibilmente i tassi di gravidanza. I bambini sono in salute come quelli concepiti spontaneamente. La tecnologia è disponibile in tutto il mondo e accolta da moltissime culture. Le barriere d’accesso sono tuttora economiche, e sociali in qualche caso. Con questi miglioramenti tecnologici, con il nobel a Robert Edwards, la IVF è ormai una pratica accettata in medicina”. L’Australia è uno dei paesi in cui la fecondazione in vitro è più praticabile e accessibile: “La cosa migliore dell’essere una bimba IVF”, dice Candice Reed, prima bambina IVF australiana che ora ha 32 anni, “è sapere di essere stata amata e voluta ben prima di essere stata concepita. Da una parte non penso che sapere di essere stata concepita in vitro mi abbia cambiato la vita. E’ come avere i capelli biondi o portare gli occhiali. D’altra parte, penso che avendone parlato a casa e sapendo così qualcosa di più sulla riproduzione e sul sesso, ero probabilmente più informata dei miei pari persino alle elementari”, dice.
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