Le lacrime delle vedove di Homs

di - Il racconto di chi è costretto a fuggire dal proprio paese e dal proprio futuro

Le lacrime delle vedove di Homs
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Al vertice di Ginevra sulla Siria è stato raggiunto un accordo per il passaggio di poteri a Damasco gestito direttamente dal popolo siriano. Lo ha annunciato l’inviato di Onu e Lega Araba Kofi Annann specificando che si formerà un governo di transizione di unità nazionale con pieni poteri che però includerà anche esponenti dell’attuale regime, come voleva la Russia, il principale alleato di Bashar el Assad. L’apice di una “guerra” che sta costando soprattutto ai siriani. Ecco la storia di migliaia di profughi disperati che hanno cercato riparo in Giordania, prima dell’accordo di oggi.

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L’ABBANDONO – Si muovono di notte, in fila indiana e in silenzio: ecco come sono arrivati in Giordania più di 140mila disperati, i più sono donne e bambini. Non possono lasciare il paese attraverso il confine perché molto di loro sono senza documenti: l’esercito li ha bruciati. Chi li aiuta? In Giordania si occupano di loro gli istituti di beneficenza. Molti vivono in edifici abbandonati privi di acqua e corrente, le famiglie più povere vivono in tende fatte di sacchi di juta.

LE VEDOVE - La città di Mafraq ospita 10mila rifugiati siriani, ci sono moltissime vedove e vengono quasi tutte dai quartieri ribelli di Homs. Ghada ha 40 anni, viene da al-Bayda, è madre di cinque ragazze e ha due figli maschi: “Mio marito era con i ribelli, stava portando l’ambulanza che raccoglieva persone ferite dai cecchini e le portava negli ospedali di campo. Un cecchino gli ha sparato mentre trasportava una donna incinta: è successo dieci settimane fa”. Il marito di Ghada era un volontario dell’esercito, era lo Stato a pagargli lo stipendio, la donna racconta che il loro è stato un matrimonio combinato: “Le nostre famiglie erano vicine di casa, ci piaceva da anni perché era una bella persona, aveva senso dell’umorismo e amava aiutare gli altri. Eravamo felici prima della guerra. Era una persona alla mano e gli piaceva quello che cucinavo. Quando lo abbiamo seppellito ho portato i miei figli a Damasco per stare dai miei suoceri ma abbiamo scoperto che avevano incendiato la nostra casa: non ho più una casa – e ancora – mi hanno detto che nelle città vicine le forze di sicurezza violentano le ragazze e io ho quattro figlie adolescenti, è per questo che sono scappata in Giordania”. La fuga è avvenuta di notte, Ghada si è vestita di scuro e ha preso per mano i suoi figli per andare verso un futuro migliore: “La chiesa ci ha dato i materassi e una stufa e ci aiutano con il cibo”.

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LA STORIA DI UM AHMED – Il marito di Um era un ufficiale dell’esercito e ha lavorato per il ministero della Difesa: “Aveva uno stipendio buono, io sono un’ostetrica. Quando è iniziata la guerra, l’esercito siriano gli ha chiesto di prestare servizio ma lui ha rifiutato e lo hanno arrestato. È stato in galera per ventidue giorni finché non ha fatto finta di cambiare idea per permetterci di preparare i passaporti per abbandonare il paese ma ha disertato. Eravamo sposati da vent’anni, l’ho incontrato quando avevo sedici anni: eravamo davanti alla mia scuola. Credete all’amore a prima vista? Era bello, biondo e con gli occhi azzurri perché la sua famiglia è originaria della Russia. Ho fatto finta di non guardarlo ma si è avvicinato lui, abbiamo iniziato a parlare e dopo due anni ci siamo sposati. Me l’hanno ucciso e ho perso un pezzo del mio cuore ma devo essere forte per i miei figli, altrimenti cosa ne sarà di loro?

LA VEDOVA INTISSAR – Intissar ha 33 anni e viene da Homs, suo marito è morto per cause naturali un anno fa, ecco il suo racconto: “Sono rimasta qui per prendermi cura di mio padre perché ha avuto un ictus. Lui ha chiesto a me e alle mie sorelle di lasciare il paese perché stavano violentando le donne ma io sono rimasta” le parola della coraggiosa Intissar che è rimasta accanto a suo padre fino al giorno della sua morte avvenuto 40 giorni fa. “Homs è il posto più brutto che si possa immaginare, è completamente deserto e le case sono come fantasmi. Non c’è elettricità, non c’è acqua, non c’è pane. Si sentono le esplosioni, ad Ashira ci sono solo cinque famiglie. I soldati saccheggiano le case dei nostri vicini, rubano tutto, li vedo continuamente. Mi sento come se non avessi più un paese”.

LA SORELLA DI INTISSAR – Manal ha 38 anni, è la sorella di Intissar e vive ad Ashira insieme a sei figli, uno è morto e aveva solo tredici anni. “Era così piccolo quando l’esercito siriano l’ha ucciso, la sua morte ha fatto molto rumore. Amava il calcio, è stato ammazzato in strada l’anno scorso, era primavera. Gli avevo detto di non uscire perché l’esercito stava arrivando ma lui non ha ascoltato, come tutti i ragazzi della sua età: gli hanno sparato cinque minuti dopo. Era ancora vivo quando mio fratello lo ha preso in braccio e l’ha portato subito in ospedale ma mentre guidava è stato fermato dall’esercito che voleva arrestarlo: sono stati i miei figli in macchina a portare il fratellino in ospedale ma era troppo tardi. Cinque mesi fa mio figlio è stato arrestato, ha ventuno anni e spero che sia ancora vivo da qualche parte. Ho deciso di lasciare Homs perché mi è rimasto solo un figlio e ho avuto paura per lui” le parole di Manal che dice di essere “trattata bene” dalle guardie giordane che le portano anche il tè ma ogni giorno pensa ai suoi figli morti e dispersi.

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7 Commenti

  1. Pierpaolo scrive:

    Douma è stata liberata, Deir el-Zor altrettanto. Idlib, Rastan, Houla già da tempo.
    Homs pure, anche se rimangono alcune sacche in mano agli insorti.
    Questi hanno capito bene che in assenza di un intervento militare straniero non hanno chances. Manca loro, infatti, il sostegno della popolazione.
    Gli insorti non sono in avanzata da nessuna parte; solo in qualche punto resistono.
    Così il governo sta creando le condizioni affinché le vedove e gli altri profughi possano ritornare ai luoghi d’origine con la necessaria sicurezza.

    • carlo scrive:

      il governo siriano sta aiutando i profughi?
      credi anche alle favole pierpa?

      • Pierpaolo scrive:

        L’unica speranza che hanno i profughi per tornare ai loro luoghi consiste nel successo del Governo siriano nel ripulire il Paese dalle gang criminali e terroristiche.
        L’alternativa è un Paese sul modello libico.
        Per le vedove in libano la strada sicura per sopravvivere è la prostituzione.

        • carlo scrive:

          veramente quello era l’afganistan dei talebani, dove le donne non potevano ne studiare ne lavorare per legge ^_^
          comunque sai, i soldati di assad che “controllano” i profughi che cercano di tornare a casa hanno mooolta libertà su come farlo, povera gente

  2. carlo quinto scrive:

    Non vi siete stufati di scrivere questa falsità ,è robba scaduta, vedi l’attrice del DOC 3,un attrice da due soldi, di quattro sarebbe troppo….AGGIORNATEVI …..

  3. carlo quinto scrive:

    anche teeeeee leggi paperinooooooo !!!!!!

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