“Nessun perdono per quel poliziotto”
di Redazione - 30/06/2012 - Lo dice in un'intervista a 'La Repubblica' Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi
‘Adesso e’ tardi, inutile e le scuse non fanno che peggiorare la situazione. Forlani sostiene che per sette anni ha invano cercato di esprimere le sue ragioni e che nessuno lo ha ascoltato e capito. Non e’ vero’. Lo dice in un’intervista a ‘La Repubblica’ Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, rispondendo a uno dei quattro agenti condannati dalla Cassazione per l’omicidio del figlio, che dopo la sentenza ha postato su facebook insulti nei suoi confronti.
TATTICA PROCESSUALE - “Non e’ un bambino – aggiunge – Avrebbe dovuto pensarci prima. Usa questa tattica perche’ ha paura del procedimento disciplinare e vuole mitigare le conseguenze. Non credo che le parole siano farina del suo sacco. Penso che gliele abbia scritte qualcun altro, magari l’avvocato. Se fosse una persona sincera, la coscienza avrebbe dovuto parlargli quasi sette anni fa. Avrebbe dovuto chiedere perdono quando ha colpito e schiacciato mio figlio fino a togliergli la vita, assieme agli altri di pattuglia. L’errore che ammette e’ solo quello di Facebook, non il massacro di allora”.
UNA CULTURA? – “Il problema – dice la madre di Federico – e’ che all’interno delle forze dell’ordine resiste la cultura della violenza fisica, verbale, intimidatoria. Politici e dirigenti non possono tollerare, fingere di non sapere. Le istituzioni devono muoversi. In Italia il reato di tortura non esiste. Andrebbe introdotto, anche per le ‘divise’ che seviziano, feriscono, uccidono. Non puo’ essere che si proceda per semplici lesioni o per abuso di ufficio. E servirebbe anche un sistema di controlli interni, per individuare le teste calde, per frenare comportamenti fuori controllo, evitare abusi”. (AdnKronos)
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i controlli chi comanda non li vuole; teste calde ed esagitati sono tollerati e vanno bene per certe operazioni tipo macelleria della Diaz; poi visto che si tratta di psicolabili gli scappa certe volte la mano, come con Federico e pochi giorni fa come quell’anziano pestato a sangue a Milano
Un rimedio ci sarebbe, un controllo psicologico per tutti e”pensionamen
to” per tutti gli psicolabili, dalla base ai vertici; temo però che non lo voglia nessuno, perchè tutti gorgheggiano “in galera” e la prima cac cia all’immigrato partì da una giunta DS, se ben ricordo, durante il go verno Prodi, quale intermezzo fra Bolzaneto e ministero Maroni: