Tutti contro Angela Merkel

30/06/2012 - Dall'Euro vertice di Bruxelles la cancelliera esce sconfitta e sotto l'attacco della sua stampa

Tutti contro Angela Merkel

Non se l’aspettava, Angela Merkel, di dover cedere davanti alle “piccole” economie dei paesi mediterranei: che poi tanto piccole non sono se è vero che l’Italia e la Spagna sono il terzo e il quarto contributor all’European Stability Mechanism in termini di denaro versato. Normale, dunque, che volessero avere qualche voce in capitolo: ma di sicuro Angela Merkel non pensava di doversi confrontare contro un fuoco di fila e che, alla fine, un’inedita alleanza la costringesse a cedere il passo.

IL VETO ITALIANO - Alle 19.30 di due giorni fa, l’Italia ha alzato la voce. E ha posto il veto: se non saranno approvate anche le misure di stabilità finanziaria, il pacchetto per la crescita salterà.

Guarda le immagini:

Herman Van Rompuy, presidente del consiglio europeo, propone: si tratta ad oltranza. Angela Merkel accetta: anche la Germania vuole arrivare ad un accordo. Ma la rabbia è tanta, perché nessuno ha avvertito la Germania dello strappo dell’Italia: invece, altri paesi ben sapevano che Mario Monti e Mariano Rajoy, alla guida della Spagna, avevano intenzione di fare muro. Ce ne parla il Corriere della Sera (da cui osserviamo anche le infografiche): la congiura era iniziata qualche giorno prima del vertice, e pare che la Germania avesse ogni possibilità di conoscere la macchinazione italiana.

 

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Si era nel giardino della rappresentanza della Baviera presso l’Unione Europea.

Chi c’era racconta che si è parlato, fra tante altre cose, anche delle posizioni italiane. E senza rivelare alcun segreto, anche perché qualche giornale in patria vi aveva già accennato, Monti ha ricordato che in un normale e tradizionale negoziato, se non c’è accordo su qualche punto importante, a volte può non esserci accordo su niente: un discorso in generale, o quasi un preannuncio velato di un possibile veto, in caso di burrasca. Qualcuno dei presenti ci ha riflettuto su, qualche sherpa può aver avvertito il proprio governo. E anche il governo tedesco: dopotutto, quel giardino era casa sua, di Monaco e di Berlino. E poi, naturalmente, giovedì mattina Monti ha parlato direttamente e più volte con il presidente francese Hollande, il premier spagnolo Rajoy, il primo ministro belga Di Rupo.

Insomma, le informazioni della “linea dura italiana” erano state ben diffuse, e paventate. Ma probabilmente, spiega il Corriere della Sera, a Berlino hanno pensato che il piccolo italiano avesse voglia di scherzare.

Alla fine non pochi sapevano o intuivano qualcosa di quanto bolliva nella pentola italiana. Lo hanno ammesso poi chiaro e tondo, a vertice concluso. Elio Di Rupo: «Je n’étais pas surpris», non sono stato sorpreso per la mossa italiana. Poi: «Nous le savions», noi lo sapevamo, e ha detto «noi», non «io». Ma anche François Hollande: «Sì, ci avevano informato». E la Germania, allora? Dopo tutto, qualche segnale doveva essere arrivato anche ad AngelaMerkel. E qualche consigliere della Cancelleria aveva sfiorato qualche campanello d’allarme anche nei giorni precedenti: «Attenzione, l’Italia stavolta va giù duro». Ma la Cancelliera, semplicemente, può non averci creduto: pensava forse a un bluff, e ha deciso di vedere il bluff.

Ma non era un bluff: era una strategia completa ed elaborata con arguzia dal premier Mario Monti che si è ben scelto gli alleati. François Hollande, capo di Stato Francese, Mariano Rajoy per la Spagna ed Elio di Rupo, primo ministro belga: tutti sapevano che l’Italia voleva giocare fino in fondo.

 

1 Commento

  1. ame scrive:

    Penso che e’ tutto ancora in gioco ,caratterialmente i tedeschi sono molto decisi. Speriamo in bene (una opinione da intuito)

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