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Internidi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 9 ottobre 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Una giovane e brava ricercatrice italiana è tra le anime della fondazione Italia Futura di Luca di Montezemolo. E’ lei che ha presentato il rapporto sulla mobilità sociale, dicendo cose molto interessanti, anche di sinistra. Che nel Pd nessuno ha mai voluto ascoltare

Irene Tinagli è nata ad Empoli 34 anni fa. Ha studiato a Milano, ed ha avuto esperienze professionali di rilievo. Ad esempio, ha portato in Italia le tesi di Richard Florida, le famose tre T(Talent, Tollerance e Technology). E’ giovane e insegna economia all’Università Carlos III di Madrid, oltre merito Il partito addormentato che non guarda al futuroa numerosi incarichi di consulenza all’ONU, alla Commissione Europea e vari governi regionali, enti e aziende. Ha scritto un libro, “Talento da svendere”, in cui si è fatta portavoce dell’Italia creativa, e di quel mondo dei giovani talenti che Italia non riesce a trovare il proprio spazio seguendo le leggi della meritocrazia. Ha aderito da subito al Partito Democratico, e fu inserita da Walter Veltroni nella segreteria nazionale a inizio 2008.

DELUSIONE PROFONDA -  Una bella scelta. Però, a novembre 2008, ha deciso di andarsene. Il perché lo ha spiegato in un’intervista: “È una decisione figlia di una delusione profonda. È tutto il meccanismo del PD che è sbagliato. Se io devo fare un intervento, in università o in azienda, per prima cosa mi preparo. Gli ordini del giorno, l’abc di ogni dibattito, erano sempre astrusi, vaghi. Per ore si discuteva di tutto e nulla. Vani comizietti, si parlava di quello che capita. Finché ogni volta, a dieci minuti dalla fine, dal vertice arrivava la proposta vera su cui votare: zero riflessione, alzata di mano, tutti d’accordo, tutti a casa“.  C’è poco da stare allegri. Ed in effetti, a vederlo da vicino, anche se dal di fuori, questo Pd che tante speranze aveva suscitato in molti (compreso che scrive) fa un po’ quest’ impressione. Ma sentirlo dire da Irene che ci è stata dentro, ed ha esperienze così brillanti e prestigiose, è un poi’ deprimente. Ma magari sarà una che non era al posto giusto, perché ha idee “di destra”. Per capirlo, vediamo cosa scrive, questa giovane economista che per insegnare è andata a Madrid e che entrata con entusiasmo nel Pd, se n’è andata sbattendo la porta, finendo nel think thank di Montezemolo, Italia Futura

ITALIA AL FUTURO – L’altro ieri è stato presentato uno studio proprio di Irene, il Rapporto sulla mobilità sociale. Un’analisi che evidenzia come è messa l’Italia in termini di dinamicità della società e di prospettive per i giovani. “Circa il 41% degli tinagli grande2140 img Il partito addormentato che non guarda al futuroultra cinquantenni italiani ritiene di avere uno “status” sociale migliore di quello della famiglia di origine, mentre solo il 6% dei ventenni ha la stessa percezione.” Non basta: nonostante l’Italia non sia un paese povero, negli ultimi anni il reddito procapite si è ridotto rispetto a quello degli altri paesi europei. E, soprattutto, come mostra una ricerca Istat, in Italia la povertà ha tratti che la rendono particolarmente insidiosa, perché mentre altrove colpisce soprattutto anziani e disoccupati, in Italia colpisce in modo particolare le famiglie con figli, specie quelle con figli piccoli. Anche quelle dove almeno un genitore lavora. Secondo i dati Eurostat, in Italia il 25% (2 milioni e mezzo) dei bambini  vive in famiglie povere: il tasso più alto tra i paesi europei. Bambini che si porteranno dietro uno svantaggio di cui non sono responsabili. E i test scolastici dell’Ocse condotti sui quindicenni mostrano che il 67% dei ragazzi italiani che conseguono cattivi risultati nei test provengono da famiglie di basso status sociale.

QUALCOSA DI SINISTRA – Il punto centrale dell’analisi è che in Italia non si premia il talento. Ma attenzione: la risposta “meritocratica” pura e semplice (quella che potremmo definire di “destra”) non è sufficiente. Irene Tinagli è andata oltre, dicendo che “la premiazione del talento e dei meriti nel lavoro è solo una componente della mobilità sociale. L’elemento decisivo giace a monte, ovvero nell’accesso ad una serie di opportunità di base fondamentali per la crescita e lo sviluppo dei meriti, come l’accesso ad un’istruzione di qualità e l’esposizione a stimoli culturali e sociali che aiutano a crescere e a far maturare certe capacità. E’ un punto di vista che dovrebbe trovare orecchie attente nel Partito democratico. Che invece l’ha lasciata andare via. Ma Irene non si è fermata all’analisi: nel suo rapporto ci sono diverse proposte politiche, anche mutuate da norme che all’estero sono realtà, Vediamole: il fondo opportunità, cioè un sostegno economico per gli studi attivato alla nascita, graduato in base al reddito e al “merito”, con versamenti periodici dallo Stato; il pacchetto per le giovani famiglie, per sostenere le giovani coppie con figli  sia riguardo all’economia familiare, alla conciliazione lavoro-famiglia e alle agevolazioni fiscali per il lavoro delle mamme, con contributi sul fronte dell’affitto, delle baby sitter e dei contributi fiscali; gli affitti di emancipazione, un supporto monetario al pagamento dell’affitto per i giovani lavoratori che vivono fuori dal nucleo familiare per aiutare i giovani lavoratori a rendersi indipendenti e andarsene di casa a farsi la propria vita.

E I SOLDI? – Fermiamo subito chi dice: Ok, ma i soldi? Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il bilancio dello Stato. Ne abbiamo già parlato varie volte. In Italia ci si lamenta spesso dell’elevata spesa sociale. Non si dice però che il 60% finisce in pensioni, mentre nel resto della “vecchia Europa le pensioni coprono circa il 40% della spesa sociale”. Mentre l’Italia investe la minor quota di spesa sociale in politiche per i bambini e le famiglie, poco più del 4% del totale, in Francia si spende il doppio ed in Germania il triplo. E poi è un problema di approccio. Francia, Gran Bretagna e Germania, per e Il partito addormentato che non guarda al futurosempio adottano un mix di misure che vanno dai trasferimenti monetari a forti agevolazioni fiscali e, soprattutto, un crescente investimento in servizi, soprattutto per la prima infanzia. Da noi a livello fiscale non c’è nulla, i servizi sono “sbilanciati sull’istruzione scolare e prescolare e i trasferimenti monetari appaiono allocati in modo poco efficiente ed incapace di appianare davvero le diseguaglianze”. E gli investimenti non si fanno da anni.

IL PARTITO SORDO – Leggere un rapporto del genere e pensare al percorso che ha portato Irene dal Pd a Montezemolo non è solo deprimente. Fa rabbrividire. Il tema della mobilità sociale è un tema “tipicamente” di sinistra, da sempre. Ma nel dibattito del Pd si sente parlare di tutto, meno che di questo. Nessuno del Pd dice, ad esempio che “si parla tanto di mobilità sociale, ma in Italia non se ne conoscono i contorni per questo abbiamo sia osservato le esperienze degli altri Paesi per vedere se ci sono politiche attuabili, sia avanzato alcune nostre proposte. Non servono solo misure tampone per aiutare l’Italia a emergere, ma supporti per il lavoro e l’azione. Dobbiamo pensare al Paese che vogliamo tra 20 anni. Le misure che proponiamo non sono a costo zero e siamo in periodo di crisi, ma registriamo quantità di sprechi su cui far leva e proponiamo modi di ripensare l’attuale spesa”. Parole sante. Parole di Irene Tinagli. Che forse dentro il Pd qualcuno avrebbe potuto ascoltare.

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