Una giovane e brava ricercatrice italiana è tra le anime della fondazione Italia Futura di Luca di Montezemolo. E’ lei che ha presentato il rapporto sulla mobilità sociale, dicendo cose molto interessanti, anche di sinistra. Che nel Pd nessuno ha mai voluto ascoltare
Irene Tinagli è nata ad Empoli 34 anni fa. Ha studiato a Milano, ed ha avuto esperienze professionali di rilievo. Ad esempio, ha portato in Italia le tesi di Richard Florida, le famose tre T(Talent, Tollerance e Technology). E’ giovane e insegna economia all’Università Carlos III di Madrid, oltre
a numerosi incarichi di consulenza all’ONU, alla Commissione Europea e vari governi regionali, enti e aziende. Ha scritto un libro, “Talento da svendere”, in cui si è fatta portavoce dell’Italia creativa, e di quel mondo dei giovani talenti che Italia non riesce a trovare il proprio spazio seguendo le leggi della meritocrazia. Ha aderito da subito al Partito Democratico, e fu inserita da Walter Veltroni nella segreteria nazionale a inizio 2008.
DELUSIONE PROFONDA - Una bella scelta. Però, a novembre 2008, ha deciso di andarsene. Il perché lo ha spiegato in un’intervista: “È una decisione figlia di una delusione profonda. È tutto il meccanismo del PD che è sbagliato. Se io devo fare un intervento, in università o in azienda, per prima cosa mi preparo. Gli ordini del giorno, l’abc di ogni dibattito, erano sempre astrusi, vaghi. Per ore si discuteva di tutto e nulla. Vani comizietti, si parlava di quello che capita. Finché ogni volta, a dieci minuti dalla fine, dal vertice arrivava la proposta vera su cui votare: zero riflessione, alzata di mano, tutti d’accordo, tutti a casa“. C’è poco da stare allegri. Ed in effetti, a vederlo da vicino, anche se dal di fuori, questo Pd che tante speranze aveva suscitato in molti (compreso che scrive) fa un po’ quest’ impressione. Ma sentirlo dire da Irene che ci è stata dentro, ed ha esperienze così brillanti e prestigiose, è un poi’ deprimente. Ma magari sarà una che non era al posto giusto, perché ha idee “di destra”. Per capirlo, vediamo cosa scrive, questa giovane economista che per insegnare è andata a Madrid e che entrata con entusiasmo nel Pd, se n’è andata sbattendo la porta, finendo nel think thank di Montezemolo, Italia Futura
ITALIA AL FUTURO – L’altro ieri è stato presentato uno studio proprio di Irene, il Rapporto sulla mobilità sociale. Un’analisi che evidenzia come è messa l’Italia in termini di dinamicità della società e di prospettive per i giovani. “Circa il 41% degli
ultra cinquantenni italiani ritiene di avere uno “status” sociale migliore di quello della famiglia di origine, mentre solo il 6% dei ventenni ha la stessa percezione.” Non basta: nonostante l’Italia non sia un paese povero, negli ultimi anni il reddito procapite si è ridotto rispetto a quello degli altri paesi europei. E, soprattutto, come mostra una ricerca Istat, in Italia la povertà ha tratti che la rendono particolarmente insidiosa, perché mentre altrove colpisce soprattutto anziani e disoccupati, in Italia colpisce in modo particolare le famiglie con figli, specie quelle con figli piccoli. Anche quelle dove almeno un genitore lavora. Secondo i dati Eurostat, in Italia il 25% (2 milioni e mezzo) dei bambini vive in famiglie povere: il tasso più alto tra i paesi europei. Bambini che si porteranno dietro uno svantaggio di cui non sono responsabili. E i test scolastici dell’Ocse condotti sui quindicenni mostrano che il 67% dei ragazzi italiani che conseguono cattivi risultati nei test provengono da famiglie di basso status sociale.
QUALCOSA DI SINISTRA – Il punto centrale dell’analisi è che in Italia non si premia il talento. Ma attenzione: la risposta “meritocratica” pura e semplice (quella che potremmo definire di “destra”) non è sufficiente. Irene Tinagli è andata oltre, dicendo che “la premiazione del talento e dei meriti nel lavoro è solo una componente della mobilità sociale. L’elemento decisivo giace a monte, ovvero nell’accesso ad una serie di opportunità di base fondamentali per la crescita e lo sviluppo dei meriti, come l’accesso ad un’istruzione di qualità e l’esposizione a stimoli culturali e sociali che aiutano a crescere e a far maturare certe capacità. E’ un punto di vista che dovrebbe trovare orecchie attente nel Partito democratico. Che invece l’ha lasciata andare via. Ma Irene non si è fermata all’analisi: nel suo rapporto ci sono diverse proposte politiche, anche mutuate da norme che all’estero sono realtà, Vediamole: il fondo opportunità, cioè un sostegno economico per gli studi attivato alla nascita, graduato in base al reddito e al “merito”, con versamenti periodici dallo Stato; il pacchetto per le giovani famiglie, per sostenere le giovani coppie con figli sia riguardo all’economia familiare, alla conciliazione lavoro-famiglia e alle agevolazioni fiscali per il lavoro delle mamme, con contributi sul fronte dell’affitto, delle baby sitter e dei contributi fiscali; gli affitti di emancipazione, un supporto monetario al pagamento dell’affitto per i giovani lavoratori che vivono fuori dal nucleo familiare per aiutare i giovani lavoratori a rendersi indipendenti e andarsene di casa a farsi la propria vita.
E I SOLDI? – Fermiamo subito chi dice: Ok, ma i soldi? Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il bilancio dello Stato. Ne abbiamo già parlato varie volte. In Italia ci si lamenta spesso dell’elevata spesa sociale. Non si dice però che il 60% finisce in pensioni, mentre nel resto della “vecchia Europa le pensioni coprono circa il 40% della spesa sociale”. Mentre l’Italia investe la minor quota di spesa sociale in politiche per i bambini e le famiglie, poco più del 4% del totale, in Francia si spende il doppio ed in Germania il triplo. E poi è un problema di approccio. Francia, Gran Bretagna e Germania, per e
sempio adottano un mix di misure che vanno dai trasferimenti monetari a forti agevolazioni fiscali e, soprattutto, un crescente investimento in servizi, soprattutto per la prima infanzia. Da noi a livello fiscale non c’è nulla, i servizi sono “sbilanciati sull’istruzione scolare e prescolare e i trasferimenti monetari appaiono allocati in modo poco efficiente ed incapace di appianare davvero le diseguaglianze”. E gli investimenti non si fanno da anni.
IL PARTITO SORDO – Leggere un rapporto del genere e pensare al percorso che ha portato Irene dal Pd a Montezemolo non è solo deprimente. Fa rabbrividire. Il tema della mobilità sociale è un tema “tipicamente” di sinistra, da sempre. Ma nel dibattito del Pd si sente parlare di tutto, meno che di questo. Nessuno del Pd dice, ad esempio che “si parla tanto di mobilità sociale, ma in Italia non se ne conoscono i contorni per questo abbiamo sia osservato le esperienze degli altri Paesi per vedere se ci sono politiche attuabili, sia avanzato alcune nostre proposte. Non servono solo misure tampone per aiutare l’Italia a emergere, ma supporti per il lavoro e l’azione. Dobbiamo pensare al Paese che vogliamo tra 20 anni. Le misure che proponiamo non sono a costo zero e siamo in periodo di crisi, ma registriamo quantità di sprechi su cui far leva e proponiamo modi di ripensare l’attuale spesa”. Parole sante. Parole di Irene Tinagli. Che forse dentro il Pd qualcuno avrebbe potuto ascoltare.






















Comicomix, non è vero al 100% che “nel dibattito del Pd si sente parlare di tutto, meno che di questo”. Cito testualmente dalla mozione Franceschini:
“La quarta parola è MERITO. Una parola profondamente legata a quella precedente, a uguaglianza. Per sottrarsi alla retorica della meritocrazia occorre che il merito divenga la chiave della vita sociale e sia concepito come la leva fondamentale per superare molte delle ingiustizie sociali che opprimono la nostra società, per rimettere in moto la mobilità sociale.
Merito per noi significa riconoscere e valorizzare le capacità delle persone, significa avere la speranza di migliorare la propria vita e quella dei propri figli.
Merito non vuol dire competizione sfrenata ma riconoscimento dei talenti, dell’impegno, del valore del lavoro.
L’egualitarismo indifferenziato ha prodotto nel corso dei decenni più recenti gravi e profonde ingiustizie sociali. Per questo l’affermazione del merito può tradursi, se declinato con rigore, in un fattore di forte discontinuità culturale, in una battaglia profondamente democratica.
Per questo le nostre proposte si rivolgono a tutti, alle componenti più dinamiche della società, che non devono temere di essere penalizzate, e a quelle più esposte ai rischi di emarginazione, che vanno sostenute nella loro crescita.
Oggi la società italiana è prevalentemente organizzata su sistemi di cooptazione basati su relazioni familiari, professionali, politiche, sindacali, associative o di altro genere, che condizionano l’accesso a carriere pubbliche e private, alle professioni come allo svolgimento di attività di impresa in una serie di settori protetti da potenti barriere.
La nostra battaglia deve rompere questo immobilismo, settore per settore. Deve innestare radicali cambiamenti per aprire tutti i campi e per investire sulla intelligenza e la creatività dei ragazzi italiani.
Il criterio del merito, associato a quello del dovere, deve riguardare in primo luogo la scuola e le università, gli studenti e le loro famiglie. Deve poi riguardare anche la progressione di carriera dei docenti e deve diventare il criterio per il trasferimento di risorse da parte dello Stato alle singole università, con certificazione di qualità in base a parametri europei.
Questa impostazione va adottata in tutto il settore pubblico dove l’ottica attuale deve essere corretta: mettersi non soltanto dalla parte dei dipendenti o degli amministratori pubblici ma dalla parte dei cittadini.
Non si può più attribuire le inefficienze solo e sempre alla mancanza di risorse. Non è vero che più soldi generano sempre più qualità: molto dipende da una migliore organizzazione, da procedure semplificate, dall’impegno di chi vi opera, e chi opera bene va riconosciuto e premiato.
Il merito deve affermarsi anche nello spazio dell’attività economica privata. Un’idea meritocratica del mercato non vuol dire affatto liberismo: vuol dire affermare, anche nei rapporti economici, una nuova etica della responsabilità, regole dei mercati e trasparenza a tutela delle imprese e dei cittadini. Sta alle forze progressiste mostrare che la risposta conservatrice, apparentemente protettiva e tranquillizzante, in realtà non crea un nuovo ordine ma cerca solo di rinviare il problema e di tenere tutto drammaticamente immobile”.
Poi è vero che nel dibattito pubblico questa parte è finita in secondo o terzo piano, quando non è addirittura sparita del tutto.
A quanto mi risulta Tinagli non se n'è andata dal Pd perché non ha riscontrato sensibilità teorica per questi temi, ma perché non ha visto i fatti.
Se Montezemolo mostrerà di fare sul serio, non sarà l'unica. Tra un centrista che fa qualcosa ed uno di sinistra che non fa niente, chi è più di sinistra, misurato sul piano dei risultati?
“A quanto mi risulta Tinagli non se n'è andata dal Pd perché non ha riscontrato sensibilità teorica per questi temi, ma perché non ha visto i fatti.”
non mi sembra che ci sia proprio tantissima differenza, eh?
Sì, sì, penso anch'io che non ci sia. Era solo per spiegare che quelle questioni nel Pd di tanto in tanto fanno capolino, salvo non sboccare poi in nulla di concreto (non dico in un'azione politica forte, ma nemmeno in un bel report organico da sottoporre alla pubblica opinione con una bella campagna di lancio, che è quanto finora ha fatto ItaliaFutura), il che fa quasi ancora più tristezza.
Capisco dunque perfettamente la scelta di Tinagli. Tra un po' il Pd, se non si dà una svegliata, rischia di vedere arrivare dalle sue parti anche Pietro Ichino etc.etc.
E brava questa Irene:se non ho capito male,una fetta dei problemi del paese si risolveranno trascinando una cospicua quantità dei luculliani assegni pensionistici che percepiscono gli italiani nelle casse dei capitalisti che si trovano momentaneamente quasi alla fame,dopo aver evaso anche quest'anno,come nel passato, tasse su un imponibile di DUECENTO MILIARDI DI EURO,che dovrebbero corrispondere a qualcosa come cinque o sei delle vecchie finanziarie.E' vero,nel P.D. si chiacchiera ( sempre più spesso a vantaggio dei padroni ),mentre con Montezemolo si fanno i fatti: a casa di Irene si mangia e si beve…c'è gente che viene e nun se ne va…
Conosco abbastanza bene le mozioni del Pd e ciò che vi succede dentro
E conosco abbastanza bene (^_^) le sue “logiche”: quello che si scrive e quello che (non) si fa.
Ovviamente, l'analisi è importante, ma sono i fatti a fare la differenza.
registraiamo che una testa pensante (e non è l'unica…) ha abbandonato la nave quando ha capito che dietro gli scritti delle mozioni c'era il….
Con me sfondi una porta aperta: ho scritto decine di volte sull'evasione fiscale, se – come mi sembra – segui Giornalettismo lo dovresti sapere.
Ciò non toglie che se una persona in gamba ha buone idee (ed aderisce al Pd) si farebbe bene a coltivarsela e tenersela, anzichè correre dietro a molte teste vuote e lasciarla andare da un'altra parte.
Io sono di sinistra, non mi piace Montezemolo. Ma non sono sordo e cieco. Sennò, siamo tutti Berlusconiani.
UN sorriso semplice
C.