Dove si muore e si trivella
di Mazzetta - 30/06/2012 - La missione di pace in Iraq. Un'ecatombe costata tantissimo in termini di vite. Umane. E anche di petrolio. Quello che conta per certe persone. L'unica cosa che esiste per molte altre. Alla faccia di chi domani non si alzerà più. Senza un motivo vero.
La presenza americana nel paese continua a costare molto e a rendere poco.
LE NOTIZIE DAL FRONTE - Le notizie dall’Iraq continuano ad essere sconfortanti e a passare largamente ignorate, quasi che il paese fosse tornato alla normalità, mentre l’anno scorso e quello in corso hanno registrato un numero vittime per attentati e attacchi superato solo dalle due guerre civili in Libia e Siria. Eppure il paese che è costato una guerra facile e un’occupazione rovinosa a mezzo Occidente non sembra fare notizia, forse rimosso dalla cattiva coscienze di tanti commentatori e tanti media che “patriotticamente” hanno sostenuto l’insana impresa e poi si sono dileguati al suo fallimento, testimoniato da giornate che sono ancora scandite da lunghe liste di attentati o uccisioni. Il governo per parte sua risponde con durezza, ma e senza grande efficacia. Nei giorni scorsi è stata eseguita la sentenza capitale per l’ex segretario personale di Saddam e le forze governative continuano a dimostrare un discreto disprezzo per i diritti umani e civili, così come continuano le accuse di torture ed esecuzioni stragiudiziali da parte delle forze di sicurezza.
LA VITA CONTINUA - A dispetto della mancanza d’attenzione tuttavia gli iracheni vivono e sopravvivono e il governo Maliki governicchia e il parlamento iracheno sembra funzionare relativamente in mezzo a tensioni settarie e alle evidenti ingerenze di tutti i paesi confinanti, ma a differenza dell’Afghanistan esiste una dialettica politica e anche l’evidente capacità delle forze rappresentate nel parlamento e al governo di sapersi confrontare con l’esistenza di un interesse nazionale quando serve. Il che è il problema maggiore che hanno gli americani, perché è abbastanza evidente che il governo e i legislatori non sono per niente contenti della prolungata permanenza americana, che il prossimo anno compirà un decennio e promette di tener compagnia ai governi iracheni ancora a lungo.
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ah, c’è una guerra civile in Libia? Impossibile, è easattamente quello che avevano previsto i fascistoni rossobruni (oppure, molto semplicemente, chi ha l’onestà intellettuale di vedere le cose come sono davvero e non si accoda alla nazificazione di regime del leader politico cui l’imperialismo euro-yankee ha promesso di fare la pelle da anni perchè, crimine immondo, usa le risorse del suo paese per garantire uno stato sociale coi controcazzi ai suoi cittadini), DEVE essere falso. Se tu fossi un uomo (periodo ipotetico dell’irrealtà), chiederesti scusa per aver contribuito alla propaganda di guerra demonizzando chi raccontava i fatti come stavano.
no, non c’è la guerra civile in Libia, c’è stata, adesso ci sono le elezioni e la produzione del petrolio è tornata ai livelli di prima, segno evidente che di guerra non ce n’è.
Se tu fossi…quel che vuoi, leggeresti prima di fare figure del genere, non dico chiedere scusa perché è chiaro che sei uno di quelli che non devono chiedere mai