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Quello spreco di cibo sui voli aerei

8 ottobre 2009

L’estate è ormai finita, molti di noi hanno preso l’aereo per raggiungere mete lontane… avete mai notato quanto cibo viene sprecato? Durante i voli che non siano low cost e che durino più di un’ora, viene normalmente servito un pasto o uno spuntino su dei vassoi contenenti diverse confezioni in plastica. Praticamente nessuno lo rifiuta, chi non ha fame o non ha intenzione di mangiare lo prende comunque nella speranza di trovare qualcosa di suo gradimento, oppure perché è compreso nel prezzo del biglietto. Molti aprono le confezioni, annusano o assaggiano e poi richiudono, altri mangiano qualcosa, pochi finiscono tutto. In un volo a lungo raggio vengono serviti addirittura due pasti quasi completi, uno appena saliti e uno prima di scendere. Ma serve veramente tutto questo cibo? Nei voli low cost il cibo si paga a parte e pochissimi lo prendono, eppure queste compagnie hanno successo. Perché allora anche le altre compagnie aeree non permettono di scegliere tra un biglietto comprensivo di pasti e uno senza, ma di prezzo inferiore? In questo modo si ridurrebbe l’uso esagerato della plastica per le confezioni, si abbasserebbe il costo dei biglietti aerei e, soprattutto, si eviterebbe di sprecare enormi quantità di cibo. Facciamo due conti. In un volo intercontinentale con 300 persone vengono serviti 600 pasti e, se fossero a pagamento, si può stimare che almeno 400 pasti e 80 kg di plastica verrebbero risparmiati. Nella sola Europa volano ogni anno circa 800 milioni di passeggeri, supponendo che si possa risparmiare anche solo un pasto ogni 10 viaggiatori, si ottiene l’enorme cifra di 80 milioni di pasti sprecati, cibo che basterebbe a far sopravvivere per un anno oltre 200.000 abitanti dei Paesi poveri che diventerebbero milioni se estendessimo il ragionamento a tutto il mondo. Visto che l’aereo rimane il mezzo di trasporto più inquinante – un viaggio tra Europa e America, di due persone, contribuisce all’inquinamento quanto il gas e l’elettricità consumati in un intero anno da una famiglia media – se proprio non possiamo evitare di volare almeno evitiamo gli sprechi.

Ruggero Da Ros
Vittorio Veneto (TV)

2 commenti a Quello spreco di cibo sui voli aerei

  1. Oltre al risparmio di rifiuti, ci sarebbe anche una sensibile riduzione dei consumi e dunque delle emissioni di CO2 perché l'aereo sarebbe più leggero avendo meno cambusa.

    Comunque c'è un'inesattezza: l'aereo NON è il mezzo più inquinante che ci sia. Il consumo e dunque le emissioni di gas serra per passeggero*km è paragonabile a quello di un'auto media con due persone a bordo. Chiaro che con un'auto media non facciamo 10.000 km in un giorno, ma il problema sta nello scegliere di andare a 10.000 km di distanza, non di andarci in aereo. Anche le emissioni di gas velenosi (HC, NOx e compagnia bella) sono estremamente ridotte grazie al tipo di combustione continua e omogenea, ed inoltre avvengono in zone remote, dove non c'è rischio di formazione di concentrazioni pericolose.

  2. ruditoselli

    dalla rete.
    Secondo un rapporto della Fao (l'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura dell'Onu), ripreso recentemente dal “Corriere della Sera”, l'allevamento di bestiame è maggiormente colpevole dell'emissione di gas a effetto serra rispetto al sistema dei trasporti: il primo ne emette il 18%, il secondo il 14%.

    Anche l'allevamento, come il numero dei veicoli in circolazione, è in forte crescita per il maggiore fabbisogno mondiale di carni; tuttavia, da questa attività derivano il 9% delle emissioni di CO2, il 37% di quelle di metano e quote significative di ammoniaca.

    Per esempio, un chilo di carne produce 40 kg di anidride carbonica, uno di formaggio ne produce 22; un chilo di gamberetti 24; la stessa quantità di carne di maiale 10 kg. Difficile, ovviamente, limitare questo tipo di attività, ma qualche accorgimento può essere preso: per esempio, cambiare le diete di bovini, suini, pecore, volatili o smaltire il letame producendo biogas.
    spegniamo le mucche…………………..

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