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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 7 ottobre 2009 alle 10:20 dallo stesso autore - torna alla home

Una cosa è necessario dirla e sottolinearla, perché deve essere chiara a tutti: Berlusconi con la condanna di Fininvest al risarcimento di Cir non c’entra né poco né punto. E’ innocente, come amano ripetere pressoché 3988564362 14959ba46a o Silvio è innocente (e fesso) sul Lodo Mondadoritutti i commentatori famigli nonché la maxipuntata di ieri sera di Matrix, che sembrava costruita apposta per fare passare un concetto che nessuno contesta (e se c’è qualcuno che lo fa, sbaglia). Infatti va ricordato a tutti che dal processo per il Lodo Mondadori, Silvio è uscito: prosciolto dal Giudice per l’Udienza Preliminare, e quindi prescritto mentre sulla sentenza del Gup pendeva appello della procura di Milano. Certo, diranno i più maligni, non poteva rinunciare alla prescrizione e rimediare un’assoluzione con formula piena, il Cavaliere? Forse sì, ma considerando il periodo storico e le elezioni alle porte all’epoca, oltre all’indiscutibile tendenza del personaggio e dei suoi avvocati a percorrere più preferibilmente le stradine del diritto rispetto all’autostrada, si può comprendere il perché della scelta di portarsi a casa una buia prescrizione invece di una chiara assoluzione. Comunque, Berlusconi con la sentenza di risarcimento danni per Lodo Mondadori c’azzecca poco o nulla, e questo dovrebbe chiudere ogni tipo di polemica. Anche quella di chi non vede l’ora di farne una sentenza politica, al grido di “Giù le mani dai soldi di Papi“.

E’ infatti pacifico che ad essere condannato non è stata la (santa) persona del PresDelCons. Condannata al risarcimento dei danni a De Benedetti è stata infatti Fininvest. E il motivo per il quale è stata condannata non risiede in nessun teorema del “non potevano non sapere”, come si scrive da qualche parte. E’ infatti accaduto che una cifra non trascurabile, ovvero la bellezza di tre miliardi di lire del 1991 (ci si comprava un buon centrocampista al calciomercato), è transitata da un conto estero di proprietà della società di via Paleocapa a quello di un suo avvocato che la difendeva nella causa Mondadori, un tal Cesare Previti. E poi, dal conto estero di questi, è finita nel conto estero di un giudice che stava decidendo per quella causa.

Per un atto del genere è difficile sostenere qualunque ipotesi diversa da quella scritta nella sentenza che motiva il risarcimento. Non esce una somma del genere da un conto estero, per essere inviata a un altro conto estero, senza che nessuno se ne accorga. In primo luogo perché ci vuole un ordine aziendale, in secondo luogo perché quell’ordine non può venire dall’addetto alle pulizie. Ecco quindi che o esce, fuori tempo massimo, qualcuno dei massimi livelli di Fininvest che dichiara di aver dato quei soldi a Previti per comprarsi le patatine (e quel cattivone dell’avvocato romano di Berlusconi dice che invece li ha usati per tutt’altro, all’insaputa dell’azienda), oppure Fininvest è corresponsabile della corruzione di uno dei tre giudici che dovevano decidere sul Lodo Mondadori. Punto. Allo stesso modo, l’argomento usato dall’avvocato Pecorella per contestare il merito della sentenza è assolutamente risibile: “E chi lo dice che senza quanto accaduto, il Tribunale avrebbe deciso in favore di De Benedetti?“. Okay, allora spiegami: se eri così sicuro di vincere, che bisogno c’era di corrompere un giudice?

Quindi, non bisogna far altro che ribadirlo: è Fininvest ad essere stata condannata al risarcimento nei confronti di Cir, Silvio è innocente e puro come un giglio. Certo, ora del suo modo di governare l’impresa ora sappiamo una cosa in più. Ovvero che un sordido amministratore, negli anni ‘90, poteva permettersi di far uscire cifre pari a 1,5 milioni di euro dell’epoca a totale e completa insaputa del padrone dell’azienda. In questo senso, Berlusconi è un ciùla come Tronchetti Provera era talmente ciùla in Telecom da non accorgersi che Tavaroli spiava mezza Italia con il suo budget per la sicurezza. Cose che capitano agli imprenditori nostrani: danno sempre l’aria di saperla lunga su tutto, e poi si scopre che quando in azienda usano fondi neri per corrompere giudici, o l’informatica per intercettare le telefonate di privati cittadini, loro scendono giù dall’albero in quel preciso istante con l’aria di chi passava di lì per caso. Sad but true.

(vignetta di Mauro Biani)

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