Interni

Amore assassino. O no?

7 ottobre 2009

Il solito colpevole perfetto call’italiana. La solita storia di un giudizio veloce ma non per questo in grado di spiegare cosa sia successo davvero

L’amore è tormentato. Non può essere altrimenti. Quando poi si è poco più che ventenni l’amore, tormentato, lo è per forza. Se poi lui di anni ne ha solo 23 e lei dodici di più, si capisce subito perché la mattina del 16 giugno 1983 Gaetano Chiusolo, capo della omicidi di Bologna, va a prendere di corsa a Pescara Francesco, appena tornato a casa. Chiusolo aveva scoperto solo poche ore prima che quel ragazzo dai capelli scuri, un giovane pittore iscritto al DAMS, aveva una relazione con Francesca. E per di più, era bastato fare qualche domanda in giro per scoprirlo, la loro era davvero una relazione strana. Non solo i soliti lascia-rimetti-lascia-rimetti che sono normali in un rapporto. Non solo le lunghe ed estenuanti discussioni, di cui aveva appreso dai soliti vicini a cui piace ascoltare ogni cosa. No, qui la cosa che non tornava era un’altra: quei due non facevano sesso. Vivevano insieme sì, si drogavano pure insieme, oddio niente di che, giusto qualche pippata di coca, magari giusto un po’ di più che qualche pippata, insomma facevano un bel po’ di cose come coppia, ma il sesso no, Quello davvero no. E allora c’è davvero qualcosa che non torna. Se poi si aggiunge quell’espressione di distacco di Francesco una volta appresa la notizia, con quegli occhi assenti, il viso impassibile, allora forse la strada imboccata può essere davvero quella giusta: un caso risolto in tempi da record! E che caso.

VITA TRANQUILLA - Tutto era iniziato il giorno prima. Francesca erano già due giorni che non si faceva vedere in facoltà. I suoi colleghi, professori come lei al DAMS di Bologna, iniziavano a preoccuparsi, Era sì un tipo eccentrico l’Alinovi, con quei suoi lunghi capelli alzati al vento manco fosse una strega, quel suo chiodo sempre addosso, quel look da bellissima lady dark, ma era un’ottima professoressa. Una stimata professoressa, con brillanti saggi all’attivo e una capacità rarissima di scovare nuovi talenti. Ed era sempre puntualissima, E’ da domenica che nessuno la sente e in giro si iniziano a preoccupare. Martedì, alla fine, dopo chiamate e tentativi di andarla a trovare caduti nel vuoto, i pompieri varcano la soglia di casa entrando da una finestra lasciata aperta. La scena che si ritrovano davanti deve essere immediatamente sigillata. Pochi minuti e le sirene della polizia irrompono nel tranquillo numero 35 di Via del Riccio, proprio al centro di Bologna.  Francesca è riversa di fianco, vestita, e una grossa chiazza di sangue ha macchiato la moquette. E’ morta oramai da due giorni, lo appurerà in seguito il medico legale, e chi l’ha uccisa non ha voluto che fosse una cosa rapida. L’ha colpita con quarantasette coltellate, ma solo una di queste, presumibilmente l’ultima, è stata mortale e le ha reciso la gola. Le altre si sono conficcate tutte a pochi centimetri dalla pelle, sono entrate pochissimo in profondità. Chi ha ucciso Francesca l’ha fatta soffrire. Per questo si pensa a qualcuno che volesse punirla, qualcuno che la conoscesse. Magari bene, molto bene. Per questo sono andati a prendere Francesco a Pescara. Anche perché, come dirà lui stesso, era partito da Bologna proprio la domenica sera, intorno alle 19.30.

PROVE O NON PROVE, THAT’S THE QUESTION – Le prove in mano agli inquirenti non sono molte. C’è una scritta in bagno, sulla vetrata della finestra, in uno strano inglese: “yuor’ not alone, any …way”, che praticamente nessuno capisce che vuol dire tanto è scorretto il testo. La scritta è rossa: non è stata vergata nel sangue, ma con un semplice pennarello. E non l’ha neppure scritta Francesco, lo si saprà dopo dalle perizie calligrafiche, né tantomeno Francesca. Gli indizi in mano ai poliziotti si riducono al parere del medico legale: per lui Francesca è stata uccisa nella giornata di domenica fra le 17 e le 24. Un intervallo di tempo che potrebbe collocare Francesco proprio sulla scena del delitto. Certo il caldo di giugno e il chiuso della stanza sono elementi che potrebbero aver falsato il processo di decomposizione del cadavere. Per questo si fa un’altra operazione: si prende l’orologio da polso di Francesca, che ha una ricarica manuale, e si calcola quanto tempo prima avrebbe dovuto ricevere l’ultima carica. Una cosa strana accade, visto che l’orologio viene consegnato dal cognato di Francesca, dopo averlo ricevuto a sua volta dal medico legale, e solo giunto in questura viene presa l’ora delle lancette, dopo essere stato portato a spasso per un bel po’ quindi, Nonostante tutto, l’ora del decesso così, considerando una carica massima, è fissata alle 18.12. E qui Francesco era proprio con lei. Magari, certo, è un po’ difficile che un orologio di quel tipo riceva sempre una caricamassima, ma altrimenti come provare che l’ha uccisa proprio lui? Anche perché, non secondario, Francesco il treno per Pescara l’ha preso insieme a una sua amica, è stato visto alla stazione da decine dei persone, e sui suoi vestiti, altra cosa davvero strana, non sono state trovate tracce di sangue. Il movente? Be’, uno scatto di rabbia, l’ennesima lite, il fatto di essersi appena drogati, una cosa vale l’altra.

3 commenti a Amore assassino. O no?

  1. Sembra un romanzo per quanto è avvincente.

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