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pubblicato il 6 ottobre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Alla vigilia della sentenza sul Lodo Alfano si parla sempre più insistentemente di una chiamata alle urne anticipate. Casini si dice pronto, ma, visti i numeri che circolano in questi giorni e i risultati delle ultime politiche, più che l’opposizione, ad essere tranquilla dovrebbe essere solo la maggioranza.

A poche ore della sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, elezioni(12) Con le elezioni anticipate vincerebbe Silvio: ecco i numerisentenza che potrebbe spalancare le porte ad una poco onorevole condanna per il nostro Presidente del Consiglio, i suoi alleati si dicono pronti ad affrontare una nuova tornata elettorale.

RISCHIO ELEZIONI ANTICIPATE - Che non si tratti solo di illazioni nè di una ipotesi molto remota lo dimostrano gli interventi di Emma Marcegaglia e Pier Ferdinando Casini. Per il Presidente di Confindustria le urne anticipate sarebbero da evitare: “La situazione governativa rimanga quella che è”, dice. L’ex Presidente della Camera, invece, incalza: “Siamo pronti ad elezioni anticipate”. Un’eventualità, quella di elezioni anticipate, che non farebbe tirare indietro nemmeno i rappresentanti del governo: “Penso che non andremo al voto comunque noi siamo sempre pronti anche se penso che andremo avanti a fare le riforme”, ha detto il leader della Lega Nord Umberto Bossi , palesando quell’ottimismo che si respira un po’ in tutta la maggioranza. “Il club che sciolse la Prima Repubblica è sempre attivo, ma ora Berlusconi ha dalla sua un consenso popolare che permetterà al governo di completare la legislatura senza farsi intimidire”, faceva sapere, sulla stessa lunghezza d’onda del senatur, il Ministro per l’Attuazione del Programma di Governo Gianfranco Rotondi . Dalle parti di Popolo della Libertà e Lega Nord, insomma, sanno che i numeri sia in Parlamento che nella società sono tutti dalla loro parte e che, anche in caso di ricorso alle elezioni anticipate, che dovrebbero svolgersi qualora il Premier Silvio Berlusconi decidesse di dimettersi, la coalizione di governo avrebbe la meglio sia sull’attuale centrosinistra che in una ipotetica sfida con tutte le opposizioni messe insieme. Vediamo i numeri.

ULTIMI SONDAGGI - Il gap del centrodestra berlusconiano con il duo 006381 votazione2 Con le elezioni anticipate vincerebbe Silvio: ecco i numericomposto da Partito Democratico e Italia dei Valori è enorme. Era di nove punti alle ultime Elezioni Politiche di aprile 2008, diventati addirittura 11 alle Elezioni Europee di quattro mesi fa, senza considerare l’Mpa confluito per l’occasione col Partito Pensionati, l’Alleanza di Centro e La Destra in un’unica lista. E gli ultimi sondaggi non indicano nessuna inversione di tendenza: il divario sarebbe aumentato ancora. Alla faccia delle escort, degli scandali e delle campagne mediatiche. Secondo le ultime rilevazioni Pdl, Lega ed Mpa si attesterebbero intorno al 50% dei consensi, 49,5% per Digis srl, 51% per Crespi ricerche, ad oltre 15 punti di vantaggio sugli avversari, segnalati rispettivamente al 34 e al 33,5%. Se ai partiti di Franceschini e Di Pietro aggiungiamo anche i Radicali di Bonino e Pannella che un anno e mezzo fa non presentarono il proprio simbolo e inserirono i loro candidati nelle liste Pd, il centrosinistra raggiunge rispettivamente il 36,2 e il 34,5%. Nella sostanza, insomma, cambia poco. Con questi dati il Cavaliere avrebbe la strada spianata sia alla Camera che al Senato.

CAMERA - E non basterebbe nemmeno una, ad ora improbabile, alleanza del centrosinistra con l’Udc di Casini per rimediare alle cifre scoraggianti. L’appoggio del partito centrista che ha ottenuto il 5,6% dei consensi alle Politiche di un anno e mezzo fa e il 6,5 alle ultime Europee non basterebbe per ribaltare l’ago della bilancia in nessuno dei due rami del Parlamento. Non riuscirebbe a capovolgere a favore del centrosinistra la partita non solo per quanto riguarda i seggi di Montecitorio, ma anche a Palazzo Madama. Coi numeri di oggi, ma anche con quelli (migliori per il centrosinistra) di 16 mesi fa Pd e soci non riuscirebbero, potrebbero a stento racimolare un pareggio sulla falsa riga di quello del 2006.

REGIONI GRANDI – Facciamo due calcoli. Nel 2008 il centrodestra si è affermato al Senato con ben 174 seggi a proprio favore, una quindicina in più di quelli necessari per ottenere la maggioranza. Oggi, anche se dovessero coalizzarsi Pd, Idv e Udc, simulando Elezioni Politiche con quelle cifre, che, ripetiamo, sembrano comunque migliori rispetto a quelle che giungono dai sondaggi di queste settimane, il partito di Casini riuscirebbe a capovolgere la situazione a vantaggio del centrosinistra in Lazio e in alcune regioni quasi sempre marginali ai fini del successo elettorale. Pdl e Lega riuscirebbero ad affermarsi nuovamente in quasi tutte le principali regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia, dove alle ultime politiche hanno ottenuto un consenso superiore rispettivamente di 9, 23, 18 e 26 punti percentuali rispetto a quanto incassato dalla coalizione opposta. Delle grandi regioni il Cavaliere e i suoi perderebbero, invece, la regione Lazio, dove nel 2008 si son affermati con soli 2 punti di vantaggio e dove l’Udc può vantare un consenso nell’ordine dei 5 punti circa.

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