Nel silenzio generale, si sta consumando una battaglia tra governo e regioni con al centro la sanità. Con il governo che pensa solo a ridurre le risorse per il sistema, nonostante in Italia si spenda meno che altrove
Il tema delle risorse finanziarie a disposizione della spesa sanitaria è un tema di fondamentale importanza, perché investe il diritto alla salute, uno dei valori essenziali di una nazione, non a caso tutelato costituzionalmente in Italia. Ma sotto il governo Berlusconi-Tremonti si pensa soprattutto a diminuire i soldi a disposizione. Ma la spesa sanitaria in Italia è davvero fuori controllo?
LA SPESA SANITARIA CRESCE OVUNQUE – Negli ultimi quindici anni in tutti i paesi Ocse si è rilevato un forte aumento della spesa
sanitaria, non solo in termini nominali, ma anche in rapporto al PIL, in conseguenza di fattori quali l’invecchiamento della popolazione, lo sviluppo delle tecnologie, l’incremento delle aspettative da parte dei cittadini. La media Ocse si colloca attorno al 9%, anche se ci sono forti differenze tra i livelli di spesa dei diversi Paesi: nel 2007, secondo l’Oecd Health data pubblicato a luglio 2009, i valori di spesa più alti in rapporto al Pil sono quelli degli USA (16%), Svizzera (10,8%), Francia (11,0%) e Germania (10,4%), mentre l’Italia si attestava solo all’8,7%. In termini di spesa per abitanti a parità potere d’acquisto, si va dai 7.290 dollari degli USA, ai 3.588 della Germania, 3.601 della Francia, mentre l’Italia si attesta, sempre nel 2007, sui 2.686 dollari pro capite. Quindi, la spesa sanitaria in Italia non è certo eccessiva. Senza tener conto che in Italia da diversi anni si registra un’espansione demografica, dovuta all’immigrazione (regolare) elevata.
PUBBLICO O PRIVATO? – Un altro punto da considerare è la modalità di finanziamento del sistema. Alcuni favoleggiano che il nostro sistema sarebbe eccessivamente controllato dal pubblico, mentre altrove sono i privati a farla da padroni. Falso: la quota di spesa sanitaria finanziata da risorse pubbliche è mediamente oltre il 73%. I paesi con un Servizio Sanitario Nazionale stanno sopra la media OCSE (sempre nel 2007, la Norvegia è all’84,1%, il Regno Unito 81,7%). L’Italia con il 76,5% si colloca in una posizione intermedia. Ma anche gli Usa, dove si sta discutendo della riforma perché molti cittadini non sono coperti dal sistema sanitario così com’è, e che sono considerati un paese a sanità “privata”, la spesa pubblica raggiunge comunque il 45,4% del totale.
UN SISTEMA SOTTO CONTROLLO - In Italia, dati alla mano, non si spende di più della media dei paesi ricchi e la spesa sanitaria è largamente sotto controllo. Ci sono, è vero, alcune situazioni di regioni in disavanzo strutturale e che sono sottoposte a piani di rientro. Ma, pur se è necessario continuare gli sforzi in favore della sostenibilità del sistema sanitario, perché non si devono sprecare i soldi dei cittadini, l’obiettivo resta comunque la tutela della salute. Quella che, secondo le Regioni, tutte d’accordo, il governo rischia seriamente di mettere a repentaglio con le sue scelte, caratterizzate – nonostante i dati Ocse descritti in premessa non denotino situazioni diverse da quanto accade negli altri paesi – dalla stretta finanziaria, in un quadro anche di numerose di leggi emanate in breve tempo.
LE SCELTE DI TREMONTI – Lo scorso anno, con la Legge 133/2008 il governo ha fissato il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale per il triennio 2009-2011 (102,6 miliardi di euro per l’anno 2009, in 103,9 per il 2010 e 106,3 per il 2011), con una significativa correzione al ribasso delle risorse rispetto al quadro tendenziale stimato in precedenza (2 miliardi di euro nel 2010 e a 3 miliardi nel 2011). In cambio, si diceva, ci saranno compensazioni con misure di sistema, concordate con le Regioni, nel nuovo Patto per la salute 2010-2011, da sottoscrivere entro il 31 ottobre 2008. Data trascorsa da un pezzo, e senza alcuna sottoscrizione. Il Governo ha approvato un’altra legge, la n.77/2009, che prevede, a fronte di una manovra sui prezzi dei farmaci equivalenti, un’ulteriore diminuzione del finanziamento del SSN 2009, per 380 milioni di euro. Per il 2010-2011, con un’altra legge (e siamo a 3), la legge n. 102/2009, il governo ha ulteriormente modificato la Legge 133/2008, prevedendo, con la reiterazione delle misure sui farmaci equivalenti per il 2009, la creazione di un fondo vincolato di 800 milioni di euro sottratto al finanziamento SSN. Il risultato è che per il 2010 il finanziamento scenderebbe a 103,145 miliardi. Se le cose finissero così, per la prima volta nella storia del servizio sanitario nazionale, ci sarebbe una riduzione in termini assoluti del finanziamento pari a -0,33% rispetto all’anno precedente. Solo nel 2011 il finanziamento tornerebbe a crescere del 2,7%.
L’IRA FUNESTA DELLE REGIONI – Le scelte unilaterali del governo, difficilmente spiegabili – dati alla mano - con un eccesso di spesa per abitante, o per colpa di un incremento eccessivo degli ultimi anni, portano le risorse per il 2010 ad un livello totalmente insostenibile non per le Regioni “sprecone”, ma anche per quelle virtuose, quelle con i conti in ordine come la Lombardia, l’Emilia, l’Umbria. Per tutte c’è il fondato rischio di non riuscire ad assicurare i livelli essenziali di assistenza. Ed ecco il contentino: con la legge 102/2009 il governo ha aggiornato al 15.10.2009 (quindi, tra pochi giorni) il termine per la stipula tra regioni e governo del nuovo “Patto per la salute”, in cui ridefinire i termini della collaborazione per il biennio 2010-2011. La trattativa è in corso, e il Ministero dell’economia ha predisposto una bozza del Patto. Quando l’hanno letta, pare che Formigoni e company siano saltati dalla sedia! Si tratta di un piano raffazzonato, carente sul piano degli obiettivi di politica sanitaria e che non prevede l’integrazione di risorse richiesta dalle regioni. Dà un altro piccolo contentino, rideterminando il fondo sanitario per il 2010 a 104,416 milioni di eu
ro, giusto quel tanto che basta per non far diminuire rispetto all’anno precedente la dotazione di risorse.
MA LA SALUTE NON VI INTERESSA? – prevedere un aumento nominale dello 0,01% del Fondo Sanitario, in presenza di un aumento di popolazione che viaggia su valori dello 0,7% annuo, con un inflazione bassa ma comunque non pari a zero, soprattutto in questo settore dove i prezzi corrono è una presa in giro. Le Regioni sono inferocite. Anche perché il governo le “autorizza” a finanziare eventuali deficit con l’introduzione dei compartecipazioni alla spesa da parte dei cittadini. Cioè con i ticket, anche sui ricoveri ospedalieri, a copertura di “almeno il 75 per cento dello squilibrio rilevato”. Quindi, l’onere politico di chiedere un sacrificio agli italiani verrebbe scaricato sulle regioni. E gli italiani a pagare sarebbero i malati cronici, e senza nessun riguardo al reddito personale. Perché mentre la fiscalità generale è progressiva, il ticket è una tassa “fissa”. Insomma sarebbero i più poveri a pagare! E magari, perché no, proporre una belal “privatizzazione”, proprio mentre nel paese dove c’è più privato (e che, guarda caso, è quello dove si spende più del triplo che da noi per abitante per il Sistema sanitario!) si cerca di correggere le distorsioni che quel sistema provoca. Purtroppo di queste cose i quotidiani nazionali non parlano. I Tg berlusconiani meno ancora. Noi continueremo a parlarne, perché la salute degli italiani ci interessa. Molto. E a voi?
























Credo che il governo sbagli metodo, non obbiettivo, nel caso stesse cercando di limitare il monopolio statale nella sanità: non vi sono dubbi che non sia necessario un monopolio della fonritura dei servizi, che non esiste in Germania ed Olanda e che sta venendo ripensato anche in Gran Bretagna. Non dimentichiamoci che tutte le nazioni OCSE stanno cercando di frenare l'inflazione sanitaria, che è un problema comune. I sistemi meno statalizzati sono meno economici, anche trascurando la differenza di perimetro con cui vengono effettuate le rilevazini; riportano tuttavia livelli di soddisfazione molto più elevati. Ricordiamoci che negli USA il 90 per cento degli americani è soddisfatto della propria copertura sanitaria; le fonti dei magggiori prolemi riguardano le modalità d'assicurazione e i monopoli locali nella sanità, due punti che purtroppo la riforma Obama non risolve per nulla. Li aggrava e ne imputa il costo allo stato, ossia alle tasche del pubblico.
@Falkenberg:
Non entro nel merito della riforma Obama, perchè è fuorviante rispetto all'articolo.
Io (e tutte le Regioni italiane, senza eccezione) penso che il governo sbagli l'obiettivo. Nel senso che dato l'incremento demografico (e parliamo al netto dell'immigrazione “clandestina”), dato l'aumento del costo di farmaci e strumenti di dignostica (che sono più efficaci, non per speculazione) dato che i bisogni della popolazione crescono (sia per l'aumento degli anziani che per effettiva maggiore domanda) NON si può RIDURRE in termini relai (addirittura in termini NOMINALI) il budget della sanità. Cosa diversa dal perseguire la maggiore razionalizzazione possibile e l'appropriatezza clinica.
Cose che – sono sempre le 19 regioni e le due province autonome a parlare, a unisono – non possono essere garantite con QUESTE cifre che sono in discussione.
Un percorso “virtuoso” era stato messo in piedi con il primo Patto per la Salute (Govenro Prodi, ha fatto ANCHE cose buone, credimi). Perchè non proseguire sulla stessa strada, puntando invece sul “fare cassa”?
La scelta di uan concorrenza pubblico-privato è una cosa. Dire che il privato in Sanità è più efficente è un altra. Dati Ocse alla mano. In USA sarano anche soddisfatti della proprio sistema, ma è un fatto che esso ESCLUDE milioni di persone dalla copertura sanitaria e che lì si spende il triplo pro capite che in Europa, dove la risposta clinica non è inferiore, anzi. E la soddisfazione dei cittadini idem.
Ciao, un sorriso speciale a MM
C.