Raisport e i bei tempi di Martellini e Carosio
di Niccolo' Carosio - 28/06/2012
Aldo Grasso sul Corriere di oggi decide di farci prendere una botta di nostalgia. Confronta infatti, con l’ausilio delle repliche delle grandi partite dell’Italia mandate in onda da La7, le telecronache di ieri e quelle di oggi. Con risultati, chevvelodicoaffare, impietosi:
A Madrid c’era ancora Martellini: il gioco stava evolvendo, non la sua telecronaca. Martellini (nessuno gliene fa una colpa) non si è mai posto problemi di narrativa e di ritmo: allora la tradizione era quella e non si sgarrava. La partita era di per sé così esaltante che bastava pronunciare i nomi dei giocatori. Resta invece memorabile il suggello finale: «Palla al centro per Muller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, evviva è finita! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!».
Poi c’è il ricordo del 2006:
A Berlino c’era Marco Civoli. Stessa impostazione di Martellinima con minore personalità e con un limitato bagaglio lessicale pur perseguendo lo stesso obiettivo: prendere per mano lo spettatore e suggerirgli l’interpretazione di quanto vede. Ma in Germania c’erano anche Fabio Caressa e Beppe Bergomi e si potevano fare confronti. Caressa inventa il racconto «tecnico», come se la telecronaca si emancipasse dal ritmo della partita per imporne uno suo.
E la conclusione impietosa:
La Rai si è fermata a Pizzul e da allora è stata incapace di crescere, di capire l’evoluzione dei linguaggi, di guardare la futuro. Oggi la Rai ci fa rimpiangere Nicolò Carosio.












Prima vedere e ascoltare una partita era una goduria.
Adesso la Caressa school ci fa 2 palle tante insieme a una schiera di opinionisti che sciorinano solo numeri e percentuali.
Avete rotto il cá…xlomeno a me..vecchio nostalgico bastardo.