Centrifughe che compiono 60.000/100.000 giri al minuto, uranio 235, plutonio 239 ed inoltre un impianto di arricchimento a Natanz sono parole che solo a sentirle ci fanno rabbrividire, ma, forse, il vero pericolo potrebbe essere un altro.
Da diversi anni l’Iran è in cima alla lista dei cattivoni, ai tempi di Bush non sono mancati momenti di elevata tensione e qualcuno aveva persino previsto un imminente attacco militare contro di esso. L’era Obama si era aperta con un approccio diverso, ispirato al dialogo, al punto che il presidente americano aveva annunciato la cancellazione del segmento di scudo antimissile destinato a proteggere le città europee dai missili iraniani. Poi però la sanguinosa repressione delle proteste che hanno seguito la rielezione di Ahmadinejad, la sua riaffermazione di posizioni antisemite e negazioniste dell’Olocausto e l’annuncio della scoperta di un impianto nucleare clandestino a Qom, hanno fatto precipitare nuovamente la situazione e anche l’ipotesi di un intervento militare è tornata in auge. E allora è il caso di esaminare meglio la questione per separare i fatti dalle dicerie.
L’IRAN E IL TERRORISMO - Al-Qaeda è ovunque, secondo la percezione diffusa dai media e dalle autorità, per via del fatto che l’organizzazione terroristica voluta da Osama Bin Laden è affratellata a una galassia di gruppi terroristici ed estremistici diffusi un po’ in tutto il mondo: dalle moschee di New York ai talebani dell’Afghanistan per finire ai movimenti musulmani in India e nelle Filippine, non c’è quasi nazione al mondo che non ospiti qualche estremista islamico che si
dichiara (non sempre propriamente) affiliato ad Al-Qaeda. Non è questo il caso dell’Iran. Anche se la presenza di esponenti di Al-Qaeda in Iran è stata segnalata, più fonti riportano che essi sarebbero tenuti sotto stretto controllo quasi alla stregua di arrestati domiciliari. Numerosi e complessi sono i motivi dello scarso feeling tra il regime iraniano e Al-Qaeda, ma volendoli semplificare e sintetizzare al massimo, possiamo parlare di una profonda differenza di vedute sul modo di concepire la Jihad, ossia la guerra santa. Al-Qaeda guarda a un campo di battaglia globale, nel quale ogni gruppo e movimento estremista islamico va aiutato e finanziato e collocato in una rete ideale che ha lo scopo finale di imporre la legge islamica in ogni paese del mondo, in America come in Africa, in Europa come in Asia. Per Al-Qaeda, il medio oriente e la questione palestinese sono solo tasselli di questa immensa scacchiera. Al contrario, per la teocrazia iraniana la Jihad è solo un utile strumento per perseguire gli obiettivi dell’Iran nello scacchiere medio-orientale e soprattutto in Libano. Tali obiettivi sono concreti, immediati e vicini, esenti dall’afflato ideologico e religioso, tant’è che quando lo ha ritenuto opportuno, l’Iran non ha esitato ad avvalersi della collaborazione militare israeliana e americana, come dimostrano le vicende dell’affare Iran-Contras. Il gruppo terroristico di riferimento è quello degli Hezbollah, operante principalmente in Libano. Hezbollah, in effetti, è molto più di un gruppo terroristico, in quanto ha una struttura militare articolata, una rappresentanza politica e fornisce servizi di ogni genere sul territorio da esso controllato. Tra gli attentati sicuramente attribuiti ad Hezbollah con il fattivo appoggio iraniano, spiccano la distruzione dell’ambasciata americana a Beirut nel 1983 che provocò una sessantina di vittime, e la distruzione degli accasermamenti delle forze di pace americane e francesi sempre a Beirut nello stesso anno, che provocarono 300 vittime. Non c’è alcun dubbio, quindi, che l’Iran abbia la capacità e la volontà di servirsi dell’opzione terroristica, anche se finora essa è stata esercitata essenzialmente a supporto della propria influenza in Libano.
L’IRAN E IL NUCLEARE - Costruire un’arma atomica è relativamente semplice, purché si disponga di una sufficiente quantità di Uranio 235 o di Plutonio 239. Il minerale di uranio è composto nella quasi totalità (oltre il 99%) da Uranio 238, un isotopo inutile pe
r produrre energia nucleare. Per alimentare una centrale è necessario utilizzare minerale con una concentrazione di Uranio 235 pari al 5% circa: il LEU, uranio leggermente arricchito. Per ottenerlo esistono alcuni sistemi, tutti estremamente complessi. Tra questi, il più “abbordabile” prevede che il minerale sia riscaldato fino a liquefarsi ed evaporare; il gas così ottenuto viene immesso in una centrifuga cilindrica nella quale l’Uranio 238 (più pesante) tende a separarsi dall’Uranio 235 (più leggero). Il flusso di gas contenente una maggior percentuale di Uranio 235 viene immesso in un’altra centrifuga, e così via a cascata fino a ottenere la concentrazione desiderata. Facile a dirsi, ma difficilissimo a realizzarsi. Le centrifughe devono funzionare con una velocità di rotazione compresa tra i 60.000 e i 100.000 giri al minuto, che si traducono in velocità lineari nell’ordine dei 400 m/s e più. Una vera e propria sfida tecnologica perché le tolleranze devono essere praticamente assenti: la minima imperfezione sfascerebbe la centrifuga in un attimo. La produzione di ciascuna centrifuga, poi, è minima: ne occorrono 50.000 costantemente in funzione per produrre le tonnellate di uranio arricchito necessarie al fabbisogno di una normale centrale nucleare civile. Ma per costruire una bomba efficiente, non basta arricchire l’uran
io al 5%: occorre arrivare almeno all’80 – 90 %. Occorre, cioè, uranio altamente arricchito, per gli amici HEU. Una centrifuga, in un anno, può produrre poche decine di grammi di HEU. In compenso, per una bomba atomica non ne servono tonnellate: bastano poche decine di chilogrammi. Questa quantità si può ottenere in un anno utilizzando da 1500 a 3000 centrifughe, secondo la loro efficienza, che possono essere installate in un locale di non più di 600 metri quadrati. L’Iran ha un impianto di arricchimento, a Natanz. Vi sono installate oltre 8.000 centrifughe, delle quali circa la metà sono operative. Il sito di Natanz è molto grande e può ospitare ben 50.000 centrifughe, è quindi compatibile con l’intento dichiarato di produrre uranio arricchito per usi civili.




Una piccola imprecisione: il Sukhoi 24 non è un bombardiere a lungo raggio, ma può colpire a un massimo di 500-600 km. E' una specie di Tornado un po' più grande e meno sofisticato.
Inoltre buona parte di quelli in possesso della Air force iraniana sono apparecchi fuggiti dall'Iraq durante la guerra tra i due paesi, probabilmente non sono tutti operativi e in buone condizioni (discorso che vale per buona parte della loro aviazione).
Pienamente d'accordo sulle conclusioni del pezzo.
Altra piccola precisazione: le centrifughe elaborano gas, sì, ma non di vapori di uranio, ma di uranio legato con fluoro sotto forma di esafluoruro di uranio, che è gassoso anche a temperature “umane”.
Per Frank: ottima osservazione, e se per bombardiere a lungo raggio intendiamo velivoli della classe dei B-1, certamente il SU-24 non lo è. Ma quello che indichi in 500-600 km è il raggio d'azione operativo, ossia quello del velivolo nel corso di una missione tipica, e quindi con un significativo carico di armi convenzionali (2-3 tonnellate) e con un profilo di volo che preveda una fase di penetrazione ad alta velocità e bassissima quota (è ottimizzato per questo, proprio come il Tornado) e una fase di scampo. Ma questo vale, appunto, in una missione normale. In una missione in cui non sia necessario ritornare alla base (suicida) e basti portare un singolo ordigno nucleare, e si possa adottare un profilo di volo inteso a ottimizzare l'autonomia, le cose sarebbero ben diverse e l'aereo potrebbe colpire a distanze ben maggiori di 1500 km. L'autonomia di trasferimento del Fencer, infatti, è indicata da 2500 a 3000 km.
E nel contesto di quel teatro operativo, è una misura molto “lunga”.
Non sottovaluterei poi le capacità iraniane: l'industria iraniana si è dimostrata capace di riprogettare i vecchi F-5 di origine americana, ed è riuscita a mantenere operativi i Tomcat anche quando tutti dicevano che non era possibile. Addirittura hanno adattato i missili Hawk al ruolo aria-aria.
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Per Markogts: hai perfettamente ragione, ma ho dovuto semplificare la parte tecnica per questioni di spazio e scorrevolezza. Nelle fonti citate il meccanismo è descritto perfettamente. l'UF6 in determinate condizioni di T e P può persino coesistere nelle tre forme solida, gassosa e liquida. Ma nel processo che ci interessa parte da quella solida, perché è così che giunge stoccato, e quindi riscaldato in pressione fino a liquefarsi e a vaporizzare per essere immesso nel ciclo di arricchimento.
L'Iran è pericoloso in quanto non si tratta di un Paese governato da una dittatura semplice e ragionevole, ma da una Teocrazia che ha come fondamento la Ferocia per arrivare dove s'illude di poter arrivare. E' suicida? Difficile dirlo, ma lo potrebbe essere mantre NOI, sappiamo che noi non lo siamo. Ecco perchè non “”dovrebbero”" munirsi dell'arma atomica. Se gli USA, per LORO interessi che certamente non “”scoprono” non riescono e mettersi d'accordo con Russi e Cinesi, l'IRAN avrà la Sua bomba. Il nodo è quello. Se l'Iran può contare col tacito assenso di Cinesi e Russi, rischieranno fino alla fine per dotarsene.