Italia Lavoro, una tragedia sulle spalle dei precari

di - Dovrebbe lottare per far lavorare gli italiani. E invece lascia a casa centinaia di lavoratori, dimenticati. Se si chiedono spiegazioni, nessuno risponde.

Italia Lavoro, una tragedia sulle spalle dei precari
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Umiltà. E dignità. Questo ti viene in mente quando leggi la lettera di Francesco (il nome è di fantasia, perché ha chiesto esplicitamente che non fosse divulgato. I problemi sono già tanti) inviata alla nostra casella email. Una lettera che vuole lanciare un grido nel buio, ma senza urlare. Senza disturbare. Se è possibile, si vorrebbe vivere qui: altrimenti non fa niente, tanto ormai siamo abituati. Una vita da precario, ma una di quelle che fanno particolarmente pensare. Fra paradosso e schifo.

ITALIA LAVORO - “Caro direttore, ricorda Italialavoro?”, ci scrive Francesco, ragazzo del sud. “Essa è l’agenzia tecnica del Ministero del Lavoro.

Questa, seppur del Ministero del Lavoro, si regge quasi esclusivamente sui “collaboratori”. Sui precari, insomma. Quelli che a parole si dice di voler disincentivare e, uno dei tanti paradossi di questa azienda, quelli per i quali Italialavoro attua uno dei suoi progetti più grossi e importanti, Welfare to Work, e finalizzato proprio alla stabilizzazione dei lavoratori”. Agenzia del governo nata alla fine degli anni 90 per aiutare gli italiani ad inserirsi nel mercato del lavoro, dipende interamente dal ministero dell’Economia e però per sua naturale collocazione e funzione è più un organismo del ministero del Lavoro. “Opera, per legge, come ente strumentale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione e dell’inclusione sociale”, dice il sito ufficiale: e tutto questo lo fa sulle spalle dei precari.

WELFARE TO WORK - “Ecco, io vengo proprio da quel progetto”, dice Francesco: Welfare to Work (guarda caso quella che dovrebbe promuovere politiche per assicurare a “tutti gli attori del mercato del lavoro la disponibilità di risorse e servizi rivolti a lavoratori svantaggiati, espulsi o a rischio di espulsione dal sistema produttivo”. Ma guarda un po’). Uno dei tanti progetti, precisiamo, finanziati quasi esclusivamente con i fondi strutturali dell’Unione Europea. “Lavoravo per cercare di stabilizzare lavoratori, mentre altri pensavano a come lasciarmi a terra. Si, perché a dicembre, grazie a Sacconi e Berlusconi, in centinaia se non di più l’azienda ci ha abbandonato. Fino a quel momento, di contratto in contratto, si riusciva a lavorare”. Ehi, come ti permetti? “Scusi,“collaborare”. Ah, ecco: “Da dicembre non più, e collaboratori anche storici sono rimasti fuori, senza alcuna prospettiva. Gente che magari nella sua follia aveva anche fatto un figlio, o comunque si era sposata”. Poveri pazzi, a voler vivere una vita normale. “Il Ministero, ovverosia Italialavoro, ha invece messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. In piena recessione, ci ha completamente abbandonato”: parlate di noi, ci chiede Francesco. Non dimenticateci. La lettera che è arrivata a noi è stata inviata anche ad altri media online che l’hanno regolarmente pubblicata. Ma per molti la questione sembra essersi fermata lì.

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