Il piano americano di difesa antimissilistica per l’Europa è tornato a far parlare di sè. L’amministrazione Obama ha recentemente deciso di rinunciare al progetto avanzato nell’era Bush: installare in Polonia 10 missili GBI (Ground-Based Interceptor), capaci di intercettare missili balistici intercontinentali (ICBM, con gittata tra i 5500 e i 13000 km) e a raggio intermedio (IRBM, 3000-5500 km), e un X-band Radar in Repubblica Ceca, capace di acquisire e stimare la traiettoria degli obbiettivi da colpire.
UN’IDEA NUOVA - Il nuovo progetto consiste invece nel dispiegamento di unità navali con capacità antibalistica facenti parte del programma Aegis: queste navi (che operano anche nel Mar del Giappone in funzione anti-nordcoreana) saranno infatti dotate di intercettori Standard Missile 3, di cui sono in fase di sviluppo varie versioni. Il piano, come spiega il sito della Casa Bianca, si divide in quattro fasi: (1) dal 2011 verranno posizionate le navi Aegis, armate con gli attuali SM-3 Block IA capaci di colpire missili balistici a corta e media gittata (SRBM e MRBM, ovvero tra i 300 e i 3000 km), e i radar X-band AN/TPY-2 (di cui uno si trova già in Israele) ; (2) dal 2015 verrà fornito sia alle unità in mare sia (nota bene) a tre nuove basi a terra un nuovo aggiornamento dell’SM-3 (il Block IB) che permetterà di contrastare (in maniera ‘limitata’) anche gli IRBM, e verranno sviluppati radar e sensori per aumentare il raggio difensivo dello ‘scudo spaziale’; (3) dal 2018 diverrà operativo l’aggiornamento IIA (che è in fase di sviluppo in collaborazione col Giappone), con capacità anti-IRBM e (limitate) anti-ICBM; (4) dal 2020 verrà incluso nel sistema difensivo il Block IIB per contrastare meglio anche l’eventualità dei missili intercontinentali. Stando a un documento rilasciato dalla Aegis BMD (Ballistic Missile Defence) due mesi fa, potrebbero essere 6 le navi impiegate a difesa di Europa e Israele (pag.5): sul breve periodo non garantirebbero una copertura totale del continente europeo, ma sarebbero sufficienti a difendere i paesi Nato più vicini all’Iran mentre, nel frattempo, verrebbero sviluppati gli altri aggiornamenti e installate le basi terrestri al fine di aumentare l’area difesa dallo scudo (pag. 9, riguardo al raggio di azione navale).
…MA NON TROPPO - In realtà si parlava di questa possibilità già nel 2007, quando fu chiesto hall’allora Direttore della MDA (Missile Defence Agency), il Generale Obering, se il sistema Aegis potesse diventare una valida alternativa ai missili GBI. Obering rispose che gli SM-3 non erano in grado di contrastare ICBM (sarebbero state necessarie costose modifiche per poterlo fare) e che i sensori della Aegis non potevano fornire la stessa copertura del radar X-band destinato alla Repubblica Ceca. Obering riteneva inoltre che fossero necessarie almeno 10 navi per coprire il 40-60% d’Europa, da tenere in costante stato d’allerta: questo avrebbe richiesto “quattro rotazioni, per un totale di 40 navi dedicate alla difesa europea”. Ovviamente c’era chi non era d’accordo sul numero di navi (per esempio il Dr. J.Lewis), ma rimaneva la mancanza di difese contro i missili intercontinentali. La svolta si è avuta più recentemente, quando i servizi di intelligence americani hanno valutato che, mentre il programma iraniano sui missili a lungo raggio sta procedendo più lentamente del previsto, lo sviluppo di vettori a corto e medio raggio è la minaccia più concreta sul breve e medio termine. Visto che i GBI non sono in grado di colpire queste tipologie di missili balistici, e considerati i progressi degli ultimi anni nella difesa antimissilistica, gli Usa hanno optato per la scelta più logica. Sono quindi poco fondate la maggior parte delle critiche che alcuni esponenti del Partito Repubblicano (e non solo) hanno rivolto all’attuale amministrazione, accusandola di “appeasement” con la Russia e di rottura con gli alleati dell’Europa dell’Est. Sicuramente la possibilità di ridurre il gelo diplomatico tra Washington e Mosca sullo scudo anti-missile e, in cambio, di ottenere l’appoggio russo per eventuali sanzioni contro l’Iran (ma la Russia lo farà davvero ?) ha facilitato la scelta del nuovo sistema difensivo, ma ci sono state anche ragioni tecniche alla base di questa. A ben guardare, inoltre, il piano di Obama non sembra poi molto più favorevole alla Russia del precedente.
PROBLEMI DI INTERPRETAZIONE – Per esempio, non viene specificato il numero degli intercettori che verranno disposti sulle navi o sui siti a terra. Il Generale J.Cartwright sostiene che “una singola nave da guerra Aegis può trasportare un centinaio di SM-3“. In genere, un incrociatore ha 122 celle per il Vertical Launching System (VLS) usato dagli SM-3 e un cacciatorpediniere classe Arleight Burke ne ha almeno 90. Anche se sul medio periodo è improbabile che gli Usa usino appieno la capacità antibalistica di queste navi (basti pensare che il programma della MDA per il 2009-2010 prevede l’operatività di 21 navi Aegis BMD equipaggiate, in totale, con ‘solo’ 61 SM-3 e 70 SM-2), nulla vieta che possano aumentare progressivamente e sensibilmente le proprie scorte di intercettori. Cosa del resto inevitabile, visto che la minaccia dei missili a corto e medio raggio è ben più numericamente consistente di quella degli ICBM: nel 2008 la MDA ha stimato che nel mondo ci siano (esclusi gli arsenali di Nato, Cina, Russia e Stati Uniti) circa 5500 SRBM, 350 MRBM e meno di 40 ICBM/IRBM. Mentre il progetto precedente era stato studiato per affrontare non più di 5 obbiettivi, il nuovo potrebbe abbatterne decine o, a seconda del numero di intercettori, anche più di cento. Inoltre, nel caso in cui la realizzazione del Block IIB incontri problemi, o nel caso in cui l’intelligence si sia sbagliata sul programma missilistico iraniano, si potrà sempre ripiegare sui Ground-Based Interceptors che, nel frattempo, continueranno a essere sviluppati.



