Quest’anno sono duecentocinquantanni che “the black stuff called the pint” (© Frank McCourt) prova ad affogare l’Irlanda. La Chiesa Cattolica ha fatto di tutto per umiliare, offendere, ed uccidere questo giovane paese fiero; invano. Ma non è detto che alla fine non ci riesca quell’ibrido tra petrolio e caffè inventato da Arthur Guinness nell’anno del signore 1759. Per tracciare la storia recente d’Irlanda alla vigilia del secondo referendum sul Trattato di Lisbona, in programma questo venerdì 2 Ottobre, è utile cominciare dal prezzo di una pinta di Guinness: nel centro di Dublin, all’ombra dello stabilimento originario di St. James’s Gate, the black stuff called the pint costa più che in qualsiasi altra capitale europea. Questo perché Dublin, uno tempo tarchiata e scalza, è diventata negli ultimi anni uno dei posti più esclusivi al mondo, dove ci vogliono stipendi a sei cifre per emanciparsi dalla working class.
Un regime fiscale da paradiso libertario, combinato ad una forza lavoro altamente scolarizzata ed english-speaking hanno contribuito, negli anni, a fare dell’Irlanda un hub economico intercontinentale, dove molte delle grandi multinazionali hanno aperto i propri headquarters europei (Apple, Microsoft, Google, Dell – per nominare solo alcune di quelle care al popolo internettiano). E’ scomparsa la disoccupazione, gli stipendi del privato si sono impennati trainando anche i contratti pubblici; il prezzo della vita, di conseguenza, s’é impennato. Mille euro mensili per il privilegio di un appartamentino di plastica umido che non ti dico con vista panoramica su accampamento knackers (gli zingari locali).
Poi, nel settembre dello scorso anno, ha ricominciato a piovere sull’Irlanda, anche se in realtà l’economia irlandese ha preceduto il resto del mondo in recessione, entrandoci ufficialmente già a fine Giugno 2008. E siccome l’Irlanda è, parliamoci chiaro, poco più che un buco di culo affacciato sull’atlantico, al governo irlandese non è stato possibile fronteggiare la recessione a forza di credito estero, cosi come hanno fatto i due fratelli maggiori, UK e US. E così polacchi e ucraini hanno ripreso la via di casa; la bolla edilizia è scoppiata; sono ritornate le file alle mense caritatevoli, così come quelle per il sussidio di disoccupazione (che è, tra parentesi, un affare: più di duecento euro a settimana!); ma il simbolo più evidente della fine della Celtic Tiger è stato evidentemente l’aumento delle tasse. Tra il 2008 ed il 2009, la mia busta paga si è alleggerita a cadenza mensile.
Così che le circostanze di questo secondo referendum sono totalmente diverse da quelle di quando, lo scorso anno, l’Irlanda scioccò l’Europa intera rifiutando il Trattato di Lisbona. La stessa Irlanda che si era arricchita a suon di finanziamenti comunitari, incredibilmente, sbatteva la porta – come il più ingrato dei figli viziati. L’elemento più interessante della vittoria del NO al primo referendum dello scorso anno è certamente il fatto che tutti i partiti mainstream appoggiavano il SI (FF, FG, e Labour): i paragoni sono difficili, ma immaginate, all’incirca, se in Italia vincesse il NO in un referendum per cui sia il governo che i due principali partiti di opposizione invitavano a votare SI. In Irlanda solo i terroristi dello Sinn Fein sostenevano il NO – eppure un movimento molto politico ma per niente parlamentare la spuntò. Lo stesso movimento ci sta riprovando questa volta, ma sembra abbastanza chiaro dai sondaggi che le differenti circostanze economiche favoriranno il SI, che dovrebbe imporsi con relativa facilità. La posta in palio è talmente alta – e i precedenti talmente scandalosi – che sarebbe inopportuno considerare la vittoria del SI cosa fatta; però il nodo politico più interessante legato a questo referendum non è tanto l’esito, ma il metodo.
Cioè un popolo fiero e sofferto – ottocento anni di dominio britannico (anche se loro dicono English), come chiunque abbia passato anche solo due ore in transito all’aeroporto di Dublin non può non sapere – che si ribella non solo all’establishment europeo, ma anche al proprio establishment parlamentare, in un momento di democrazia alta perché slegata da logiche politico-partitiche; e il mondo che fa? Arrangiatevi, il referendum deve passare a tutti i costi quindi vi faremo votare finché, alla fine, non lo approverete. C’é in questo una ironia di fondo che non può che dare ragione alle paure più recondite del contadino irlandese medio ed ignorante.
A sentire l’intellighenzia urbana ed illuminata – i miei amichetti delle università di Dublin, per capirci – il movimento del NO è stato abilissimo a sfruttare il fiero indipendentismo dell’irlandese medio per convincerlo – stoltà sua – che il Trattato di Lisbona avrebbe violato la sovranità irlandese: aborti forzati, leva obbligatoria – la propaganda non si è in effetti fatta mancare nessun colpo basso. Il voto per il NO è stato cioè testardo, antipolitico, e del tutto irrazionale; invece che libero. Eppure gli eventi sembrano aver confermato tali, stupide, paure. L’Europa se ne è in effetti fregata della volontà del popolo sovrano irlandese, così come se ne è fregato lo stesso governo irlandese. E così si rivota, in barba alla cosiddetta volontà popolare. Venerdì sera avremo finalmente la nuova Europa. Per la democrazia c’é tempo.






















Concordo in buona parte con questa – tralaltro splendida – analisi sullo 'tsunami verde'. Ma non sono così sicuro sugli esiti della votazione di oggi. Riconosco agli irlandesi la capacità di continuare a dire no, la testardaggine di opporsi a un testo che è il 97 virgola spiccioli identico a quello che hanno bocciato, la forza di porsi fieramente di traverso ancora una volta.
Certo un altro NO provocherebbe una serie di terremoti politici che non credo oggi nessuno voglia affrontare, ma l'agenda politica internazionale è molto lontana dal distillato di patata (illegale) che i contadini irlandesi si preparano in barba ai divieti.
Il punto che non capisco è che gran parte delle persone che esaltano come esempio di libertà la scelta dell' Irlanda di non aderire ad un trattato che in realtà non comporta cambiamenti sostanziali nelle istituzioni europee non accettano l'idea che se l'1% della popolazione europea rifiuta le istituzioni comunitarie deve essere liberissimo di uscirne, perchè libertà è anche responsabilità personale, la Banca centrale europea ha prestato oltre 120 miliardi di euro al sistema bancario irlandese, il 15% del totale dei prestiti della Bce, se gli irlandesi non lo capiscono meritano di tornare con le pezze al fondo dei pantaloni.
Agiungo quindi che la novità principale del trattato di Lisbona è la possibilità di USCIRE dalla comunità europea.
Un'analisi perfetta. L'Europa dei popoli è di là da vwenire, perchè da sempre i governi e le burocrazie preferiscono, appunto, quella degli establishment. Purtroppo, l'alternativa è sparire. Come era stato scritto, non molti giorni fa, sempre su queste pagine.
UN sorriso europeo
C.
Pietro,
Ho cercato di evitare l'esaltazione della scelta libera irlandese. Mi sembra che ad un certo punto la chiamo addirittura irrazionale; e, kantianamente, irrazionale e libero sono incompatibili. Quello che mi interessava sottolineare e' la scelta contro l'establishment politico nazionale: di nuovo, immaginati un referendum in italia in cui tutto l'establishment parlamentare sostiene il SI eppure il NO vince. Quel punto e', secondo me, molto interessante al di la del destino dell'Europa.
Essemme,
ho voluto sottovalutare le chance del NO solo per potermi concentrare sul 'significato' politico che piu' mi interessava; qui per tutti gli sviluppi:
http://www.irishtimes.com/indepth/lisbon2009/
Comicomix,
E in questo senso dovremmo pensarci a lungo prima di escludere un popolo tanto coraggioso; pero' certo ne hanno il diritto
Io spero fortemente che l'Irlanda voti NO.
Per due semplici motivi: primo perche' le condizioni per votare SI' non ci oggi come non c'erano nell'altro referendum di due anni fa. Se oggi in irlanda si vota è solo perche' esiste una lobby politica continentale che sta facendo una tremenda pressione sul governo irlandese. Non potendo bacchettare le mani dei Francesi che ricordiamolo pure loro hanno detto NO, se la prendono col l'elfo irlandese. Secondo motivo, questo trattato di Lisbona è stato scritto dalle multinazionali per le multinazionali. Con questo trattato nascerà un'industria militare bellica continentale che trasformerà l'economia europea in economia di guerra come quella americana. Oggi gli americani fanno una guerra ogni 15-20 anni per poter svuotare gli arsenali e rimettere in moto ciclicamente la produzione industriale di armi. Si vuole che l'Europa segua l'America su questa strada senza uscita. Inoltre questo trattato trasforma l'Europa in una federazione de facto, ma il parlamento europeo non ha tutti i poteri che avrebbe un parlamento nazionale per cui avremmo una federazione governata dai governi nazionali, una specie di oligarchia. Insomma questa unione europea è un terribile papocchio poco democratico, molto burocratico che non serve agli europei e non serve al mondo. Meglio rimescolare le carte e obbligare i governi a scrivere una vera costituzione che tenga conto del 21 secolo e degli esseri umani im primis anziche' delle corporation.
L'Europa funziona così: se si fa come dicono le elite la scelta è definitiva, se si va contro le loro aspettative le votazioni si susseguono. Non è democrazia, non è libertà, non è serietà, non è sovranità popolare: è semplicemente politica, né più né meno, come in qualsiasi altro posto del mondo. Il potere popolare non esiste, il potere è di chi prende decisioni, non di chi è invitato a scrivere una crocetta su un pezzo di carta per rispondere a domanda che non capisce su problemi che non conosce.
Nullo,
Concordo con te, non avrei neppure io indugiato sul fatto che il voto sia completamente in bilico, essendo espressione non tanto di una volontà politica ma neanche tecnicamente “popolare” nel senso a cui siamo abituati a darglielo.
E' piuttosto una decisione viscerale, per un corpo di cittadini abituato per secoli a dire cose diverse da quelle che pensa. Il NO, in questo senso viene davvero da molto lontano. E la “pancia” collide più che mai con quello che altri commentatori hanno definito “l'estabilishment di Bruxelles”.
La citazione Kantiana fatta da te nei commenti – oltre a elevare ulteriormente la stima che ho della tua penna e del tuo pensiero – trovo che sia quanto mai azzeccata. Al di là della testardaggine con cui poi la “politica” rispose e risponderebbe.
In questo senso – nel guado che si forma tra questa strana forma di disobbedienza civile e il dovere morale di lasciare le viscere fuori da una questione squisitamente politica – che sta tutta la meraviglia di questa nuova giornata di voto.
“un buco di culo affacciato sull'atlantico”. Non avrei saputo rendere meglio cosa è l'Irlanda.
La posso usare nelel covnersazioni o c'è il copyright?
Complimenti nullo: prima ci facevi entrare nelle scarpe del gaelico delle Islay e del disoccupato dei cantieri di Glasgow, ora ci porti a comprendere cosa si pensa nella Emerald Island. Quando qualcuno comprenderà che confronto a te gente come Rampini, Zucconi & Co. inviata stanziale in giro per il mondo, vale minus quam merdam, il Giornaletto avrà assolto la sua missione.
“Il buco di culo etc.”: qualche tempo fa e in altri contesti (ovviamente rugbistici) mi sovveniva che le lande celtiche (Irlanda, Galles, Scozia) sono posti talmente tanto sfigati, da aver fornito per centinaia di anni gran parte del materiale umano servito agli inglesi per popolare un Impero vasto un terzo delle terre emerse del Pianeta: non tutti sanno che il rapporto tra soli scozzesi e inglesi nella Compagnia delle Indie, solo per fare un esempio, era almeno di cinque a uno.
“Irrazionale e libero sono incompatibil”: beh, uno dei canti irlandesi nelle perenni sollevazioni anti inglesi era tipo: “'better to die than to live in this way”: cosa c'è di più irrazionale che desiderare di morire se non si è liberi? Un morto non è libero, o lo è del tutto ma non ne può godere benefici …
Cosa c'è all'opposto di più razionale e al contempo anti-identitario (perchè di questo si tratta) che affermare, all'italiana, “O de Franza o de Spagna, basta che se magna”? Mi sa che Kant aveva preso una kant-onata, o aveva una visione molto “tattica” della razionalità?
ciao, Abr
Premesso che gran parte degli irlandesi finiti a servire l'impero erano delinquenti che avevano la sola scielta tra la galera e l'arruolamento, e quindi non ci vedo un grande merito, la cosa che ABR trascura è il merito della questione, il trattato di Lisbona comporta delle differenze rispetto alla situazione attuale, ma nessuna di queste è una diminuizione della libertà.
Ci sono due spiegazioni possibili per la scelta degli irlandesi:
una è che non sapessero minimamente per cosa stavano votando ( l'impressione è che anche ABR non ne abbia la minima idea )
la seconda è che sapessero che il trattato di Lisbona comporta un minor potere di ricatto dei piccoli paesi, che come ha fatto l'Irlanda negli ultimi anni, potevano farsi pagare in aiuti e sovvenzioni ogni minima votazione che richiedesse il loro appoggio.
La libertà degli irlandesi somiglia molto alla libertà di chi difende un privilegio parassitario con le unghie e coi denti, ma chissà perchè se questo si chiama “sindacato” fa schifo a ABR mentre se si chiama salvare dal fallimento l'economia irlanedese drogata da sovvenzioni che non è più in grado di stare in piedi sulle proprie gambe bisogna far finta di niente.
I leghisti tanto cari a ABR parlano a vanvera di diritto alla secessione, quando poi un trattato decide di introdurlo si può benissimo considerarlo un attentato alla libertà, perchè questo comporta decisioni alla maggioranza del 65% invece che all'unanimità e un maggior potere decisionale del parlamento invece che della commissione europea in cui è più facile fare trattative sottobanco.
Se ABR ha qualche argomento meno trinariciuto e ideologico dei sui soliti lo esponga.