Esteri

Detenuto-hacker manda in tilt i computer del carcere

2 ottobre 2009

Fornire l’accesso libero al sistema informatico ad un condannato per truffe informatiche non è propriamente una buona idea.

In Italia ogni tanto ci giunge notizia che mafiosi sottoposti al regime di 41 bis dal carcere riescano a comunicare con l’esterno. All’estero sono lontani dai nostri fenomenali risultati ma comunque provano concretamente a seguirci sulla cattiva strada dando ai detenuti per reati gravi la possibilità di continuare a delinquere anche da dietro le sbarre. Riuscendoci pure. La notizia di un ultimo clamoroso episodio giunge dall’Inghilterra: l’inverosimile è successo nel carcere di Renby, vicino Retford, nel Nottinghamshire. Douglas Havard, 27enne, un detenuto che scontava una pena di sei anni per aver rubato sei milioni e mezzo di dollari attraverso frodi con carte di credito on-line, di recente è riuscito a bloccare niente di meno che i computer della prigione in cui è detenuto, paralizzando l’intero sistema informatico. Una vicenda paradossale, e senz’altro ancor più sorprendente se si considera che sono stati proprio gli agenti del carcere a consentire il libero accesso del detenuto ad un computer.

L’ ESPERTO - Come mai tanta ingenuità? Pare che in un disperato bisogno di una stazione tv interna, gli agenti abbiano deciso di non rivolgersi ad un esperto esterno e di incaricare più semplicemente “uno di casa”. E a chi, se non a Douglas, il delicato e complicato compito di programmare? Computer alla mano ha cominciato il suo lavoro. Ma, come sono soliti fare gli hacker condannati, lasciato solo, il ragazzo ha potuto fare tranquillamente il suo corso mettendo su un labirinto di password che ha intasato il sistema e lasciato fuori tutti gli altri: solo lui avrebbe potuto accedervi. Per i responsabili non ci sarebbe ora proprio nessuna attenuante, anche e soprattutto in virtù del fatto che non si tratterebbe del primo episodio di cattiva sorveglianza verificatosi tra quelle mura. Appena una settimana prima avevano già fatto pesantemente cilecca: un altro detenuto nella stessa prigione avrebbe messo le mani su una master key, sarebbe riuscito cioè ad ottenere un taglio di chiave capace di aprire tutte le porte.

IN ISOLAMENTO - L’hacker si trova ora segregato in cella di isolamento, affinché rifletta su quello che ha combinato, la stessa identica cosa che fanno ora, forse ancor più di Havard, i funzionari della prigione. Increduli si chiedono “come abbia mai potuto un detenuto condannato per un reato informatico in maniera aver accesso incontrollato alla banca dati del carcere”. “Ha messo in piedi un tale matrice elaborata di password che c’è stato bisogno di una ditta specializzata per far funzionare regolarmente il sistema”, fanno sapere. Qualcuno, invece, prova a minimizzare guardando il bicchiere mezzo pieno e sottolinea che, per fortuna, il detenuto “non ha avuto accesso alla documentazione di tutti gli altri prigionieri”. Ma da qualsiasi angolazione lo si guardi quanto accaduto lascia comunque parecchio perplessi ed ognuno che prova a giustificarsi sembra semplicemente arrampicarsi sugli specchi.

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