Gabriele Muccino se la prende con la casta del cinema

26/06/2012 - Il regista: "Chi fa incassi è escluso"

Gabriele Muccino se la prende con la casta del cinema

Gabriele Muccino se la prende con la casta del cinema. E dice che i suoi film fanno troppo successo per essere apprezzati dai colleghi, i quali a quanto pare sarebbero abbagliati dagli incassi e invidiosi, tanto da non comprendere la sua arte. Il regista ne parla con il Corriere:

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C’è sempre la sensazione che in Italia non le si perdoni il successo, quasi un accanimento: ma perché?
«Non solo in Italia, L’ultimo bacio non fu preso a Cannes ma vinse al Sundance il premio del pubblico. I festival mi ritengono troppo commerciale per essere preso sul serio. Per i due con Will Smith fu la Columbia a non voler andare ai festival. Il fatto che io non sia mai stato invitato in giuria a Venezia (dove ho visto chiunque) è sintomatico nel dire che non sono simpatico. L’ho accettato, vado avanti con storie a modo mio. Ho avuto molte soddisfazioni. Meglio che il tuo film venga visto e ricordato, si può vincere a Cannes ed essere dimenticati il giorno dopo».
Esiste una casta del cinema?
«Esiste, è notorio, è visibile. Ci sono autori vecchi, e nuovi come Garrone e Sorrentino, che meritano quello che hanno; poi c’è una casta di registi polverosi che occupano militarmente il posto da sempre e si sentono investiti non si sa da chi del potere».
Ma lei ci vivrebbe in America?
«Non per tutta la vita. È faticosa, il regista lì è uno strumento, un impiegato che spesso deve consegnare un prodotto concepito dagli Studios; io ci vado per l’ambizione di fare film a Hollywood, ricordo con ammirazione Bertolucci e Leone con film di stampo americano ma girati in Europa. Mi manca l’Italia, il modo di pensare, anche i nostri difetti enormi, o la bellezza delle cose belle».

Peccato che Muccino non abbia avuto il coraggio di fare i nomi dei registi polverosi che occupano militarmente la scena. Ma bisogna capirlo: e se poi la casta gli brucia la macchina?

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