La retata nella giungla e i trucchi mediatici di Sarkozy
30/09/2009 - Una settimana fa la retata sulle coste di Calais annunciata dall’ esecutivo francese. Oggi quasi tutti gli afgani arrestati sono stati rilasciati. “Abbiamo bisogno di un tetto e di protezione, chiediamo asilo, vogliamo la pace. La giungla è la nostra
Una settimana fa la retata sulle coste di Calais annunciata dall’ esecutivo francese. Oggi quasi tutti gli afgani arrestati sono stati rilasciati.
“Abbiamo bisogno di un tetto e di protezione, chiediamo asilo, vogliamo la
pace. La giungla è la nostra casa“. Con cartelli e striscioni in inglese e pastun 600-800 migranti in maggioranza afgani ( ma anche eritrei e iraniani ) avevano accolto l’arrivo della polizia francese che aveva dato inizio allo sgombero dell’ accampamento sulla dune di Calais. All’arrivo della CRS, alcuni erano riusciti a scappare, altri si erano limitati ad un “Inshallah“: “Non possiamo andare da nessun’ altra parte. A Calais la polizia ci prenderà comunque. La giungla è l’unico posto. Non abbiamo paura“, aveva detto Bilal, 18 anni. La chiamano “la giungla” e per molti immigrati irregolari rappresenta il sogno di raggiungere il Regno Unito, magari saltando su qualche tir in partenza dal porto di Calais, ma il Governo Sarkozy l’ aveva detto che quell’ accampamento di sans papier sarebbe stato smantellato. Detto, fatto. Una settimana fa era cominciata la retata e centinaia di poliziotti in assetto antisommossa avevano sgomberato gli immigrati, quasi tutti afgani, rimasti nel campo e distrutto la baraccopoli.
TUTTI LIBERI – “Erano stati presi all’ alba di mercoledì scorso e fatti salire sugli autobus per un viaggio verso i nuovi centri di detenzione verso sud, ma dopo nemmeno una settimana su 138 adulti trasferiti, 122 sono già stati liberati”. Così afferma la Cimade una delle associazioni che con alcune Ong aveva cercato, senza riuscirci, di impedire l’avanzata della polizia “Non c‘è stata violenza da parte di queste persone e c’erano anche fra i 40 e i 50 bambini”.”I giudici hanno considerato che le persone non avevano potuto esercitare pienamente i loro diritti, che una parte di essi erano minori e non potevano essere tenuti prigionieri. Molti tribunali amministrativi hanno motivato l’annullamento degli arresti con il fatto che non si era rispettato il diritto di domanda d’asilo. Così su ingiunzione del Guardasigilli i procuratori hanno fatto appello alle decisioni dei Giudici della libertà e della detenzione (JLD) e li hanno scarcerati”.
LA LEGGE DELLA GIUNGLA - Il ministro per l’ immigrazione Eric
Besson li aveva annunciati alla stampa i fermi nella zona del porto di Calais, ma già dall’ aprile scorso la Cimade aveva manifestato la sua opposizione al progetto del ministro sottolineando che un desiderio repressivo non può essere più importante della protezione umanitaria. “Per uscire dalla legge della giungla bisogna rimettere in piedi il sistema d’asilo europeo smettendola di negare il bisogno di protezione delle persone e prevedendo un meccanismo che permetta loro di chiedere asilo nel paese che hanno scelto dove hanno legami culturali o familiari come già permette il diritto europeo. Bisogna assicurargli un’accoglienza che sia conforme alla dignità delle persone e prevedere delle strutture di ospitalità aperte a tutti. Per uscire dalla legge della giungla bisogna uscire dallo stato di eccezione nel quale i migranti devono essere sistemati dal potere pubblico”.
DOVE SONO FINITI I MIGRANTI ? – Ma dove sono finiti gli afgani che sono già stati liberati ? Il punto l’hanno fatto in un’intervista l’ abate Jean-Pierre Boutoille, del collettivo di sostegno d’urgenza ai rifugiati e Damien Nantes della Cimade responsabile della difesa degli stranieri .
- Quanti migranti ci sono adesso senza un riparo a Calais ?
Jean-Pierre Boutoille : ci sono quelli che si spostano e quelli che si nascondono. Oggi alle ore 14 erano un centinaio a pranzo ( contro gli 800 del mese scorso ). Anche se i minori sono stati tenuti fuori. Sarebbe preferibile scolarizzarli. Un vero buco nell’ acqua questa storia.
-Dove dormono quelli che sono presenti ?
Jean-Pierre Boutoille : si disperdono, hanno paura dei controlli, vanno in campagna in piccoli gruppi da dieci persone per essere meno visibili. Vanno a Parigi, in Belgio, in Norvegia, ci restano un po’ di settimane, c’è una rotazione. A Calais alcuni dei volontari li informano su dove andare, ma restano prudenti. Ci sono le intercettazioni.
-Avete paura della Carta ?
Jean-Pierre Boutoille : non ci facciamo illusioni è quello che vuole lo Stato. L’ ultima volta siamo riusciti a fermarli perché la gente si è mobilitata, ma la prossima volta ?
Damien Nantes : è la nostra preoccupazione principale. La maggior parte degli ordini di espulsione sono stati firmati per l’ Afghanistan. La situazione di quel Paese la conosciamo tutti. Non c’è giorno in cui non si dimostra che non c’è sicurezza e che i talebani sono sempre più forti.
-I giudici hanno rilasciato la maggior parte dei migranti.
Damien Nantes : un raid non è mai accompagnato dal rispetto dei diritti individuali. Di 15 persone detenute a Rennes, 7 sono stati rilasciati dopo un esame per dimostrare che erano minorenni.
-E ora ?
Damien Nantes : le persone rilasciate sono di nuovo libere perché azioni di questo tipo sono inefficaci, ma quello che preoccupa sono le loro condizioni di salute. C’è un peggioramento drammatico. E tutte le associazioni sono concordi nell’ affermare che più la situazione diventa precaria più si rafforzano le condizioni dei contrabbandieri umani.
I MERCANTI DI UOMINI – Al posto della vecchia giungla ora c’è solo sabbia. Ma è proprio adesso che sono più isolati che i rifugiati diventano facili prede nelle mani dei trasportatori. Quando Besson aveva annunciato lo sgombero, i trafficanti furono i primi a scappare. Potrebbe essere comico se non fosse così grave. E se non si trattasse di esseri umani. Ma la Francia è divisa. C’è chi si complimenta per la bravata mediatica del Governo e chi vorrebbe conoscere i costi per i contribuenti di tutta questa inutile operazione. E c’è pure chi si interroga sul diritto d’asilo. Se sia giusto che la Francia debba offrire accoglienza, quando in altri Paesi si effettuano i respingimenti. “Era durissimo vivere nel campo di Calais, spesso avevamo fame e non dormivamo – ha raccontato oggi Sail Pardes, un quindicenne afghano – ma la cosa più importante è arrivare in Gran Bretagna. Io voglio andare a scuola e diventare una persona migliore”.













ma come, gli hanno esportato la democrazia e questi non vogliono tornare nel loro paese? ma insomma sono proprio degli irriconoscenti!
secondo Sarkozy ( e Maroni ) è meglio che diventano “persone migliori” in mezzo ai Taliban ( o facendosi torturare in qualche prigione libica )
Anche da questo emerge come la destra sa usare i “media” – e la tv in particolare – meglio della sinistra per la propria propaganda. Becera quanto si vuole ma per molte menti assai persuasiva.